«Io penso che le parole di La Russa dicano molto».
Dottor Gherardo Colombo, il presidente del Senato che dubita della loro stessa riforma, “Ma ne valeva la pena”, l’ha colpita?
«Direi. Credo che sarebbe stato opportuno approfondire gli aspetti della legge in sede parlamentare, attraverso un dibattito vero, articolato. E penso che l’iter di approvazione della legge mostri con chiarezza quanto l’autonomia del parlamento nei confronti del governo sia sempre più affievolita. Per questo dico che lo scetticismo della seconda carica dello Stato merita riflessioni profonde».
Gherardo Colombo, ex pm di Mani Pulite, ha lasciato la magistratura ormai da 20 anni. Oggi è presidente di Garzanti, impegnato per i diritti delle persone detenute e delle fasce fragili. Ma non ha smesso di ragionare su Costituzione e giustizia.
Proviamo a parlare a chi non è giurista. Cosa c’è di sbagliato in questa riforma? Come la definisce?
«Se proprio la vogliamo definire in tre parole, per me è strumentale, accentra…
«Io penso che le parole di La Russa dicano molto».
Dottor Gherardo Colombo, il presidente del Senato che dubita della loro stessa riforma, “Ma ne valeva la pena”, l’ha colpita?
«Direi. Credo che sarebbe stato opportuno approfondire gli aspetti della legge in sede parlamentare, attraverso un dibattito vero, articolato. E penso che l’iter di approvazione della legge mostri con chiarezza quanto l’autonomia del parlamento nei confronti del governo sia sempre più affievolita. Per questo dico che lo scetticismo della seconda carica dello Stato merita riflessioni profonde».
Gherardo Colombo, ex pm di Mani Pulite, ha lasciato la magistratura ormai da 20 anni. Oggi è presidente di Garzanti, impegnato per i diritti delle persone detenute e delle fasce fragili. Ma non ha smesso di ragionare su Costituzione e giustizia.
Proviamo a parlare a chi non è giurista. Cosa c’è di sbagliato in questa riforma? Come la definisce?
«Se proprio la vogliamo definire in tre parole, per me è strumentale, accentratrice e pericolosa»
Perfino pericolosa?
«Mi spiego. È strumentale, perché lo scopo vero è diverso da quello dichiarato. È accentratrice, perché tende, proprio come la riforma sul premierato, a gerarchizzare il potere. Infine, poiché è indirizzata a limitare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura – e sto dicendo di tutte le toghe, non solo dei pm, ma pure dei giudici – diventa anche pericolosa: perché mina le condizioni essenziali per la tutela dei diritti di tutti noi. Affinché noi possiamo essere tutti “uguali davanti alla legge”, e non discriminati».
Sta dicendo che la riforma tocca gli interessi dei cittadini, e non dei magistrati? Quindi condivide lo slogan dell’Anm per il referendum: “Giusto dire no”?
«Certo. I cittadini costituiscono il fulcro di questo no alla riforma : perché sono i loro diritti che sarebbero meno tutelati dall’invadenza del potere. E perché l’equilibrio delle funzioni di governo e giudiziarie è parte della democrazia».
Eppure oggi il centrodestra festeggerà platealmente in piazza l’ultimo sì, prima del referendum. Che effetto le fa?
«Mi sembra normale che il centrodestra gioisca, ha ottenuto quel che voleva. Ma se guardo nella prospettiva del sistema costituzionale, sono molto preoccupato...».
Per quale motivo?
«Perché la Costituzione è di tutti, parte dall’assunto che nessuno può rimanere escluso, e le sue modifiche non possono essere di parte, fatte senza dar spazio alle voci di chi rappresenta le minoranze, e a quelle della comunità scientifica, in questo caso i costituzionalisti».
Se anche La Russa ha riconosciuto che la separazione delle magistrature di fatto già esiste, esaminiamo altri aspetti. Perché boccia anche la creazione di due Csm?
«Perché istituire un Csm separato per i pm trasforma la natura dell’organo, che è anche di garanzia: ricordiamoci che il pm deve cercare anche le prove a favore dell’imputato, lo dice la legge, e lo può fare soltanto se condivide la cultura del giudice. Quindi, il doppio Csm rafforza, anziché limitare, i loro poteri».
Almeno il sorteggio servirà a scardinare il peso delle correnti, come sostiene la maggioranza?
«No. Il sistema elettorale deprime la competenza della parte togata dei due Csm, e la subordina a quella della parte eletta dal Parlamento, senza incidere sulle storture delle correnti: perché affidarsi alla sorte non impedisce che gli eletti per sorteggio, dopo, si aggreghino in seguito alla loro elezione, secondo quegli “schemi correntizi” che hanno fatto scandalo qualche anno fa».
Sul terreno del sì é appena scesa Marina Berlusconi: che imputa ai pm “30 anni di vita avvelenati e devastati da calunnie,false accuse” per il padre. Lei che fu attaccato da Berlusconi, e che da pm aveva già incontrato il nome dell’ex premier nell’inchiesta sulla P2, pensa che il Paese sia ostaggio di questo passato?
«Se posso, preferirei evitare le personalizzazioni. Se vogliamo fare un discorso di carattere generale, occorrerebbe risalire di molto nel tempo, arrivare perlomeno al “porto delle nebbie”, per cercare di parlare obiettivamente dei rapporti tra politica e magistratura».
La magistratura non poteva collaborare da subito per limitare i danni? Offrendo proposte alternative?
«L’Anm si è sempre resa disponibile a dare il suo contributo, sia con la presidenza Santalucia, sia ora con Parodi. Ma a me pare si sia rifiutato anche il contributo del mondo accademico, in una logica davvero singolare. Che è quella che interpreta la democrazia in questo senso: una volta vinte le elezioni, si comanda e basta».
Però ci sono state cadute anche dei magistrati. Da quali errori, dovrebbero imparare?
«Tanta gente, in questo Paese, ha problemi con la Costituzione. Succede, magari senza rendersene conto, che qualcuno anteponga il proprio interesse personale, o un interesse di parte, a quello generale. Succede anche nella magistratura, è successo addirittura di trovare (rari) magistrati corrotti. Sarebbe necessario creare anticorpi a livello culturale. Ai magistrati è richiesto, in particolare, di essere indipendenti in primo luogo da se stessi. Aspetto sul quale la riforma, a mio parere, incide zero».
Il ministro Nordio dice: “Se vince il no, le Procure continueranno a condizionare la politica”.
«Sì. Solo se per condizionamento della politica si intende l’applicazione della legge anche nei confronti di chi ha potere, di chi svolge attività politica come nei confronti di chiunque altro, allora sì».
Lei parteciperà ai dibattiti per il no? Anche nei palazzi di giustizia dove Nordio e gli avvocati non vorrebbero?
«Siccome credo che la riforma danneggi i cittadini, credo anche che sia importante farglielo sapere. Parteciperò, se invitato, anche nei palazzi di giustizia. Non credo che sia impedito di fare altrettanto anche a chi sostiene la riforma. Personalmente mi piacerebbe che nei dibattiti si sentissero le voci di entrambi».
Intanto molti cittadini si chiedono: perché i magistrati che sbagliano non pagano?
«Intendiamoci però sulla parola: sbagliare. Credo condividiamo che non stiamo parlando di ciò che fisiologicamente è rimediabile attraverso i tre gradi di giudizio. Il rischio di un’interpretazione inesatta di fatti, di dichiarazioni e norme è elevato: e per questo noi abbiamo anche l’appello, poi l’ultimo vaglio, di legittimità, in Cassazione. Se parliamo invece dei casi di dolo o di colpa grave l'ordinamento prevede gli strumenti civili, penali e disciplinari per rispondere alle trasgressioni. E in ogni caso non credo che la soluzione al problema, che qualche volta oggettivamente esiste, consista nella cosiddetta separazione delle carriere».