È atteso per oggi al Senato il quarto e ultimo via libera del Parlamento alla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati, istituendo due diversi Csm - composti da membri togati e laici estratti a sorteggio - e l'Alta corte disciplinare. Come prevede la Costituzione, le riforme costituzionali devono essere approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Poiché la separazione delle carriere, riforma voluta dal centrodestra, non ha incassato nella seconda votazione da ciascuna delle Camere la maggioranza di due terzi dei suoi componenti, si svolge il referendum quando, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi, recita l'articolo 138 della Costituzione. Ma come si procede? A definire l'iter e i passaggi…
È atteso per oggi al Senato il quarto e ultimo via libera del Parlamento alla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati, istituendo due diversi Csm - composti da membri togati e laici estratti a sorteggio - e l'Alta corte disciplinare. Come prevede la Costituzione, le riforme costituzionali devono essere approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Poiché la separazione delle carriere, riforma voluta dal centrodestra, non ha incassato nella seconda votazione da ciascuna delle Camere la maggioranza di due terzi dei suoi componenti, si svolge il referendum quando, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi, recita l'articolo 138 della Costituzione. Ma come si procede? A definire l'iter e i passaggi necessari è la legge n.352 del 25 maggio 1970. Che dispone: "La richiesta di referendum deve contenere l'indicazione della legge di revisione della Costituzione o della legge costituzionale che si intende sottoporre alla votazione popolare, e deve altresì citare la data della sua approvazione finale da parte delle Camere, la data e il numero della Gazzetta Ufficiale nella quale essa è stata pubblicata. La predetta richiesta deve pervenire alla cancelleria della Corte di cassazione entro tre mesi dalla pubblicazione".
Se si procede alla richiesta di referendum, l'ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione verifica che la richiesta di referendum sia conforme alle norme dell'articolo 138 della Costituzione e della legge. L'Ufficio centrale decide, con ordinanza, sulla legittimità della richiesta entro 30 giorni dalla sua presentazione. Esso contesta, entro lo stesso termine, ai presentatori le eventuali irregolarità. Se, in base alle deduzioni dei presentatori da depositarsi entro 5 giorni, l'Ufficio ritiene legittima la richiesta, la ammette. Entro lo stesso termine di 5 giorni, i presentatori possono dichiarare all'Ufficio che essi intendono sanare le irregolarità contestate, ma debbono provvedervi entro il termine massimo di venti giorni dalla data dell'ordinanza. Entro le successive 48 ore l'Ufficio centrale si pronuncia definitivamente sulla legittimità della richiesta.
Il referendum è indetto con decreto del presidente della Repubblica, su deliberazione del consiglio dei ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'ordinanza che lo abbia ammesso. La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il cinquantesimo ed il settantesimo giorno successivo alla emanazione del decreto di indizione. E' stato lo stesso Guardasigilli Nordio, ieri, a spiegare che il governo è orientato a far svolgere il referendum tra metà marzo e metà aprile del 2026.
Intanto il centrodestra scalda i motori tanto che ieri il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha affermato: "Noi saremo i primi a promuoverlo". Gli azzurri corrono e hanno già individuato i referenti dei comitati referendari per il sì: il deputato Enrico Costa e il senatore Pierantonio Zanettin. Per richiedere la consultazione popolare nel modo più veloce possibile, la maggioranza raccoglierà le firme di un quinto dei parlamentari di una Camera, ma non è escluso che - per rafforzare la campagna - successivamente si possano percorrere anche le altre strade: i banchetti per l'eventuale sottoscrizione da parte di cinquecentomila elettori o la richiesta di cinque consigli regionali. Ipotesi che, però, ancora devono passare al vaglio dei leader.
Le opposizioni non stanno a guardare e, mentre vanno avanti nella battaglia parlamentare, fanno sapere che - anche loro - raccoglieranno le firme per il referendum dando vita a "una grande mobilitazione" nazionale per il no. "Vogliono mettere sotto controllo la magistratura, siamo convinti che i no vinceranno", afferma il verde Angelo Bonelli.