Agostino Ghiglia, membro del collegio del Garante della privacy, ha avuto un contatto diretto con Gennaro Sangiuliano dopo la sua denuncia sul caso Boccia: fu l’ex ministro, ha raccontato ieri Report, a inoltrargli con un messaggio la prima delle denunce. Ed è stato Ghiglia a sollecitare l’istruttoria con gli uffici.
Ma Ghiglia non è l’unico componente dell’Autorità ad aver avuto punti di contatto con Sangiuliano. Il presidente, Pasquale Stanzione, conosce molto bene gli avvocati dell’esponente di Fratelli d’Italia: accanto a Sangiuliano, al ministero, come consulente giuridico, ha lavorato Salvatore Sica, uno degli allievi di Stanzione nella scuola “della privacy” di Salerno, con cui ha anche firmato alcune pubblicazioni accademiche. Salvatore condivide lo studio ed è fratello di Silverio, avvocato di Sangiuliano in questa vicenda.
Anche la vicepresidente dell’Autorità, Ginevra Cerrina Feroni, ordinaria di diritto costituzionale a Firenze, conosce bene l’ex ministro della Cultura. A …
Agostino Ghiglia, membro del collegio del Garante della privacy, ha avuto un contatto diretto con Gennaro Sangiuliano dopo la sua denuncia sul caso Boccia: fu l’ex ministro, ha raccontato ieri Report, a inoltrargli con un messaggio la prima delle denunce. Ed è stato Ghiglia a sollecitare l’istruttoria con gli uffici.
Ma Ghiglia non è l’unico componente dell’Autorità ad aver avuto punti di contatto con Sangiuliano. Il presidente, Pasquale Stanzione, conosce molto bene gli avvocati dell’esponente di Fratelli d’Italia: accanto a Sangiuliano, al ministero, come consulente giuridico, ha lavorato Salvatore Sica, uno degli allievi di Stanzione nella scuola “della privacy” di Salerno, con cui ha anche firmato alcune pubblicazioni accademiche. Salvatore condivide lo studio ed è fratello di Silverio, avvocato di Sangiuliano in questa vicenda.
Anche la vicepresidente dell’Autorità, Ginevra Cerrina Feroni, ordinaria di diritto costituzionale a Firenze, conosce bene l’ex ministro della Cultura. A gennaio di quest’anno, proprio mentre gli esposti erano sul tavolo del Garante — dunque anche sul suo — è stata a Firenze per presentare il libro di Sangiuliano. Con tanto di foto di rito. Tutti intrecci che, però, non hanno spinto nessuno a immaginare una possibile incompatibilità nel giudizio dei vertici dell’Autorità. «Follia» dice l’avvocato Silverio Sica. «Aver fondato una scuola, come Stanzione, non può essere una colpa. E io comunque non lo vedo da un decennio».
L’affaire Report-Garante è diventato, nelle ultime ore, il principale terreno di scontro politico. Ieri le opposizioni — Pd, M5S e Avs — dopo le rivelazioni sui messaggi tra Sangiuliano e Ghiglia, hanno chiesto che il commissario dell’Autorità venga audito in commissione, affinché possa chiarire quanto accaduto. Cosa è successo, presidente? Davvero ha parlato con l’ex ministro quando ha presentato la denuncia? «È vero, Sangiuliano mi ha scritto per inoltrarmi il ricorso che aveva già presentato al Garante. Ma non c’è stata alcuna corsia preferenziale, né tantomeno ho fatto pressioni. Se l’avessi fatto, sarei davvero uno sfigato, visto che la decisione è arrivata dopo più di un anno…», dice Ghiglia a Repubblica. Non nasconde nemmeno la sua storia politica: «Che io abbia un passato di militanza è un fatto noto. Sono stato parlamentare per due legislature, assessore regionale, dirigente di Fratelli d’Italia. Conosco Gennaro Sangiuliano».
L’esposto che l’ex ministro gli aveva inviato non è quello che ha portato alla condanna di Report, ma uno precedente, formulato non appena era scoppiato il caso Boccia. Quello degli audio è del 2 dicembre, subito dopo la puntata di Report: ecco perché, spiega Ghiglia, si tratta di due vicende diverse. Ma la questione, secondo quanto ha potuto ricostruire Repubblica, è più complessa. È vero che i due esposti sono stati presentati in momenti diversi. Ma è anche vero che se ne discute insieme, ad aprile: gli uffici propongono un’archiviazione, cosa che accade per il primo, ma non per il secondo, partendo dal presupposto che Federica Corsini, la moglie dell’ex ministro, non è un personaggio pubblico. Il 23 ottobre arriva poi la sentenza, durissima: la più severa mai emessa nei confronti di un organo di stampa. Votata a maggioranza, con almeno un voto contrario.
«Il voto — dice ancora Ghiglia a Repubblica — è stato assolutamente indipendente. Non ho effettuato alcuna pressione. E i tempi sono stati nella norma». «Ghiglia ha chiesto una procedura d’urgenza» dice però Sigfrido Ranucci, annunciando la puntata della prossima domenica. Agli atti ci sono i messaggi inviati alla capa della sua segreteria, Cristiana Luciani, moglie di Luca Sbardella, deputato di FdI in commissione di Vigilanza Rai — la stessa in cui oggi le opposizioni vogliono ora ascoltare il componente dell’Authority. «Luciani — conclude Ghiglia — è una bravissima funzionaria dell’Autorità, dove lavora da ben prima del mio arrivo. Io la conosco da sempre e le ho chiesto di aiutarmi. E comunque non ho mai fatto pressioni. Ho chiesto soltanto ai miei uffici di capire lo stato dell’arte, anche perché il provvedimento rischiava di scadere. Sono tutte cose che posso facilmente documentare».