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L’opposizione attacca la riforma della giustizia, Schlein: “Serve a Meloni per avere mani libere”

(ansa)

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Dibattito acceso in Aula. Ora la campagna referendaria per affossarla nelle urne, quando in primavera i cittadini saranno chiamati a esprimersi
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“No ai pieni poteri”. Il cartello sventolato dalle opposizioni nell’aula del Senato, dopo l’approvazione definitiva del ddl Nordio, si trasforma nello slogan con cui il Pd affronterà la campagna referendaria per bocciare la riforma della giustizia proposta dall’esecutivo.

L’affondo di Schlein

È Elly Schlein a spiegarne il senso, durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Madama: “Ieri, con quel violento attacco alla Corte dei Conti, Giorgia Meloni ha chiarito l'obiettivo di questa riforma: serve a lei e al suo governo per avere le mani libere e per ritenersi al di sopra delle leggi e della Costituzione. Serve per avere una giustizia su misura". Non ha alcun dubbio la segretaria del Pd: “La destra insegue il modello delle democrazie illiberali alla Orbàn”. Una denuncia che trova riscontro nei fatti: “Questa riforma non tocca alcuno dei nodi cruciali della giustizia come ha ammesso lo stesso Nordio”, insiste Schlein. “Non fa nulla sulla lunghezza dei processi, non fa nulla sulla c…

“No ai pieni poteri”. Il cartello sventolato dalle opposizioni nell’aula del Senato, dopo l’approvazione definitiva del ddl Nordio, si trasforma nello slogan con cui il Pd affronterà la campagna referendaria per bocciare la riforma della giustizia proposta dall’esecutivo.

L’affondo di Schlein

È Elly Schlein a spiegarne il senso, durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Madama: “Ieri, con quel violento attacco alla Corte dei Conti, Giorgia Meloni ha chiarito l'obiettivo di questa riforma: serve a lei e al suo governo per avere le mani libere e per ritenersi al di sopra delle leggi e della Costituzione. Serve per avere una giustizia su misura". Non ha alcun dubbio la segretaria del Pd: “La destra insegue il modello delle democrazie illiberali alla Orbàn”. Una denuncia che trova riscontro nei fatti: “Questa riforma non tocca alcuno dei nodi cruciali della giustizia come ha ammesso lo stesso Nordio”, insiste Schlein. “Non fa nulla sulla lunghezza dei processi, non fa nulla sulla carenza di personale, non fa nulla sul ricorso a misure alternative alla detenzione e nulla sul sovraffollamento delle carceri – elenca -. E non è neanche la separazione delle carriere perché c'è già". Introdotta con la legge Cartabia che ha abbattuto il numero dei magistrati che cambiano funzione da pm a giudice e viceversa. "Ogni anno ci sono 20 magistrati su 9000 che fanno il passaggio”, precisa la segretaria dem. “Cambiamo la Costituzione per questi 20? L'obiettivo è un altro: indebolire l'indipendenza della magistratura e far si che sia assoggettata al potere del governo".

Non è solo una questione di merito. Anche il metodo va censurato: è difatti “la prima volta nella storia della Repubblica” che il testo di una riforma costituzionale esce dal Parlamento nello stesso modo in cui è entrato. Immutato perché blindato dal governo che non ha consentito neppure alla maggioranza di modificarlo. "Non hanno voluto toccare nemmeno gli aspetti di dettaglio”, prosegue Schlein. “Noi eravamo contrari al sorteggio, ma avevamo proposto che almeno si tenesse conto della parità di genere. Anche quell'emendamento è stato bocciato". Chiaro dunque il disegno: “La riforma serve, a chi ha il potere, di scegliersi i propri giudici. Ma così la legge non è più uguale per tutti e chi ci rimette sono i cittadini". E a risentirne è pure lo Stato di diritto perché “la democrazia non è un assegno in bianco per cinque anni a chi ha preso un voto in più alle elezioni, ma un principio secondo cui a ogni potere va posto un limite che risiede nell’equilibrio di pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione".

Il malumore del M5S

Poco prima che Schlein arrivasse in Senato, Giuseppe Conte si appalesa fuori da Palazzo Madama per commentare il voto appena concluso.

Meloni attacca l'indipendenza dei poteri? ''Credo sia un obiettivo politico quello di sottrarsi a qualsiasi controllo della magistratura”, chiosa il capo del M5S: ”C'è anche il progetto costituzionale del premierato: rivendicano dei pieni poteri e sono insofferenti a lacci, laccioli e controlli. Come dimostrano anche gli scontri con la Corte di giustizia europea e con la Corte penale internazionale, ogni volta misurano la loro incapacità oltre che la loro arroganza''. Stessi concetti poi ribaditi dalla segretaria del Pd. Ma allora perché non fare una iniziativa comune di tutte le opposizioni contro la riforma? Lo spiega Stefano Patuanelli, di scorta al presidente del movimento: “Ieri stavamo preparando un comunicato congiunto quando, nel tardo pomeriggio, non è arrivata notizia che il Pd avrebbe fatto una sua conferenza stampa. E così alle 18,40 il comunicato congiunto delle opposizioni è diventato il comunicato di Patuanelli e Ricciardi”, i due capigruppo grillini. Scintille che fanno il paio con le manifestazioni separate organizzate dai partiti della maggioranza.

Avs attacca e Calenda si sfila

Critica anche Avs, schierata per il no al ddl Nordio che “non risponde a nessuno dei problemi che affliggono la giustizia in Italia”, attaccano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. “Il suo unico obiettivo è quello di minare e indebolire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura per sottoporla al controllo politico del governo”. Come proverebbe anche la reazione di Meloni e Salvini “alla decisione della Corte dei Conti di dichiarare illegittima la delibera sul ponte sullo stretto”. Parlano di “svolta autoritaria” i rossi-verdi, chiamando alla mobilitazione “nella società”. Pronti insieme a Pd e M5S a raccogliere “le firme tra i parlamentari per promuovere il referendum e cancellare con il voto popolare questa controriforma”. Si sfila invece Carlo Calenda che ha votato a favore in aula, confermando il suo percorso di avvicinamento alla maggioranza di centrodestra.

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