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Riforma della giustizia. Giudici o pm, due percorsi e due Csm: così cambia la giustizia

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Dopo il via libera in Senato, ecco le principali novità del ddl costituzionale
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Dopo quattro letture parlamentari è arrivato il via libera al ddl costituzionale sulla giustizia. La principale novità riguarda la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente. Anche il Csm viene sdoppiato e viene introdotta l’Alta corte per i casi disciplinari delle toghe. Per l’entrata in vigore, però, serve il referendum.

Le magistrature. Iter formativi distinti, la scelta si fa dall’inizio

Il disegno di legge “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” modifica alcuni articoli della Costituzione e prevede due distinte carriere per i magistrati che dovranno scegliere tra giudice (magistrato giudicante) o pubblico ministero (magistrato requirente).

Questa scelta, da fare all’inizio della carriera, …

Dopo quattro letture parlamentari è arrivato il via libera al ddl costituzionale sulla giustizia. La principale novità riguarda la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente. Anche il Csm viene sdoppiato e viene introdotta l’Alta corte per i casi disciplinari delle toghe. Per l’entrata in vigore, però, serve il referendum.

Le magistrature. Iter formativi distinti, la scelta si fa dall’inizio

Il disegno di legge “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” modifica alcuni articoli della Costituzione e prevede due distinte carriere per i magistrati che dovranno scegliere tra giudice (magistrato giudicante) o pubblico ministero (magistrato requirente).

Questa scelta, da fare all’inizio della carriera, impedirà il passaggio tra le due funzioni nel corso del tempo. Oggi invece tutti i magistrati seguono lo stesso percorso formativo e nei primi dieci anni di carriera possono cambiare funzione una volta, passando dal ruolo giudicante a quello requirente o viceversa. Se una volta celebrato il referendum la riforma entrerà in vigore, i percorsi di formazione e reclutamento saranno differenziati fin dall’inizio per garantire una netta separazione delle due funzioni.

I sostenitori della riforma ritengono che ciò garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, mentre i critici avvertono che potrebbe aumentare l’influenza della politica sulla magistratura.

La disciplina. Un’Alta corte per sanzionare gli errori dei magistrati

Per sanzionare gli errori dei magistrati arriva l’Alta Corte disciplinare, compito che con l’ordinamento attuale spetta al Consiglio superiore della magistratura.

Sarà composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica; tre estratti a sorte da un elenco di giuristi che il Parlamento in seduta comune ha scelto attraverso il voto; sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con 20 anni di attività e con esperienze in Cassazione; tre sorteggiati tra i magistrati requirenti con vent’anni di attività e esperienza in Cassazione.

I togati sono quindi la maggioranza, ma l’Alta Corte elegge il presidente tra i giudici nominati dal presidente della Repubblica o tra quelli estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune. Durano in carica 4 anni e l’incarico non è rinnovabile.

Secondo i sostenitori della riforma, l’obiettivo è rendere più snello e autonomo il sistema di giustizia interna, senza il passaggio finale davanti alla Suprema Corte.

Il funzionamento. Le sentenze sulle toghe non saranno impugnabili

Le sentenze pronunciate dall’Alta Corte non saranno impugnabili. Le decisioni potranno essere ricorse solo davanti alla stessa Corte, che giudicherà in secondo grado con una composizione diversa da quella del primo. Le sentenze non saranno dunque impugnabili in Cassazione, in deroga a quanto stabilito dall’articolo 111 della Costituzione. Una legge ordinaria disciplinerà nel dettaglio gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi, il procedimento e il funzionamento dell’Alta Corte. L’obiettivo è rendere più snello e autonomo il sistema di giustizia interna, senza il passaggio finale davanti alla Suprema Corte.

La legge ordinaria avrà il compito di determinare gli illeciti disciplinari, le relative sanzioni, la composizione dei collegi e le forme del procedimento disciplinare, nonché di dettare le norme necessarie ad assicurare il funzionamento dell’Alta Corte, in modo che nel collegio siano rappresentati i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti.

Il referendum. Consultazione popolare nella primavera del 2026

La riforma della giustizia non ha incassato, nella seconda votazione da parte di ciascuna delle Camere, la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. Di conseguenza sarà necessario un referendum confermativo, che deve essere richiesto entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Sarà necessario raccogliere le firme di un quinto dei membri di una Camera o di cinquecentomila elettori la richiesta di cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi, come recita l’articolo 138 della Costituzione. Non è previsto il quorum per essere valido. Lo stesso ministro della Giustizia, Carlo, Nordio ha spiegato che il governo è orientato a far svolgere il referendum tra metà marzo e metà aprile del 2026. Dopo l’eventuale entrata in vigore della riforma, il Parlamento dovrà approvare entro un anno altre norme per adeguare il sistema giudiziario alla riforma, tra cui le regole specifiche per il funzionamento dei due nuovi Consigli superiori della magistratura.

La campagna. Parte la rincorsa per la raccolta firme

Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati si sono mobilitati per raccogliere le firme tra i parlamentari e depositare la richiesta di referendum confermativo sulla riforma della giustizia. A sinistra il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza verdi e sinistra si stanno coordinando per decidere la strategia.

Il refrain «niente fretta» viene ripetuto nel Pd così come nel M5S alla domanda se si raccoglieranno le firme per la richiesta di referendum confermativo.

Quanto alla nascita dei comitati del centrosinistra nessuna strada è preclusa. Potrebbe esserci un’iniziativa del campo largo o un comitato referendario più simile a quello che è stato protagonista del no all’Autonomia differenziata.

Oggi invece, nella sede dell’Associazione nazionale magistrati, sarà presentato il Comitato a difesa della Costituzione per il No. All’evento partecipa anche il presidente onorario del comitato, rappresentato da uno studioso costituzionalista, e il presidente esecutivo, Antonio Diella.

I Consigli superiori. Componenti estratti a sorte e diminuiscono i poteri

Ci saranno anche due Consigli superiori della magistratura, che perdono i poteri disciplinari oggi affidati ad una Sezione speciale dell’attuale Csm. Essi avranno competenze per quanto riguarda le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati. La presidenza di entrambi gli organi è attribuita al Capo dello Stato, mentre sono membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante e del Consiglio superiore della magistratura requirente, rispettivamente, il primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti di ciascuno dei Consigli superiori sono estratti a sorte, per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune e, per i restanti due terzi, rispettivamente, tra magistrati giudicanti e requirenti. Si prevede, inoltre, che i vicepresidenti di ciascuno degli organi siano eletti fra i componenti sorteggiati dall’elenco compilato dal Parlamento.

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