Cassano: “Dalla riforma della giustizia nessun miglioramento. Le priorità sono altre”
di Conchita SanninoMargherita Cassano, ex prima presidente della Cassazione. Riforma approvata, la maggioranza ha vinto. Ai cittadini ora si può dire cosa devono aspettarsi, se passasse anche al referendum confermativo?
«Direi che la separazione delle carriere ha un valore puramente simbolico. E rischia di creare nei cittadini delle aspettative che andranno deluse. La riforma non si occupa del funzionamento della giustizia, di rendere più rapidi i processi o di come meglio organizzare gli uffici. Si occupa solo dello status dei magistrati».
Ma rischia o no di ridurre la loro indipendenza?
«Va detto che l’allontanamento della cultura del pm da quella del giudice accentuerà la dimensione investigativa del primo, con una conseguente limitazione delle garanzi…
Margherita Cassano, ex prima presidente della Cassazione. Riforma approvata, la maggioranza ha vinto. Ai cittadini ora si può dire cosa devono aspettarsi, se passasse anche al referendum confermativo?
«Direi che la separazione delle carriere ha un valore puramente simbolico. E rischia di creare nei cittadini delle aspettative che andranno deluse. La riforma non si occupa del funzionamento della giustizia, di rendere più rapidi i processi o di come meglio organizzare gli uffici. Si occupa solo dello status dei magistrati».
Ma rischia o no di ridurre la loro indipendenza?
«Va detto che l’allontanamento della cultura del pm da quella del giudice accentuerà la dimensione investigativa del primo, con una conseguente limitazione delle garanzie per il cittadino».
È per questo che, negli effetti, riguarda i cittadini più che le toghe?
«Perché quelle garanzie richiedono indagini che non muovano da tesi precostituite, e si fondino sulla ricerca di elementi anche favorevoli all’accusato, in coerenza con la presunzione di non colpevolezza, e con il rispetto della dignità di ogni persona. Insomma: noi abbiamo bisogno di pubblici ministeri che siano sempre più giudici, mi passi il paradosso, e non più accusatori».
Ma invocare pm che siano più giudici non è il contrario dell’assunto da cui muove la riforma?
«Esattamente. Non caso, già nel 1999, il legislatore aveva previsto che prima di accedere alle funzioni di pm, il magistrato dovesse esercitare quelle di giudice, proprio per meglio tutelare i diritti fondamentali della persona».
Tutta la magistratura associata ha bocciato senza appello la riforma: inefficace, sgangherata, pericolosa, accentratrice. E lei?
«Lascerei perdere. Un aggettivo secco rischia di esasperare i toni di un dibattito pubblico che deve invece ritrovare equilibrio e pacatezza».
E l’Anm, deve partecipare al dibattito pubblico?
«La magistratura ha tutto il diritto di partecipare al dibattito, e di fornire le doverose informazioni tecniche che servono al cittadino per orientarsi. Dico anche che deve stare molto attenta a non trasformarsi in un soggetto politico e a tenersi al di sopra da questa contrapposizione politica, molto tesa, che non giova alla tenuta democratica».
Attacchi che le è toccato stigmatizzare. Dopo le parole della premier su una sentenza delle Sezioni unite, lei scrisse: “Gli insulti sono inaccettabili”. Clima che rischia di peggiorare?
«Io penso che non solo in Italia, nel nostro ordinamento, ma nel mondo si stia manifestando un’insofferenza al principio di legalità e al rispetto delle prerogative e dei ruoli riservati a ciascun organo. Si tratta di una questione molto delicata, di pesi e contrappesi da preservare. Si deve riscoprire il significato più profondo del rispetto delle regole, a cominciare da quelle costituzionali».
Per la prima volta nella storia della Repubblica, una legge di revisione costituzionale non assorbe una sola modifica o un solo emendamento, nei vari passaggi parlamentare. “Protervia”, come dice la sinistra? O lealtà della destra al “programma”?
«Registro solo che c’è una questione di metodo su cui riflettere. Quando si decide di modificare la Costituzione sarebbe auspicabile che prima si esaminassero i nodi tecnici e si risolvessero. Ricordiamoci che quelle norme hanno un valore sovraordinato, contengono regole e princìpi che devono durare nel tempo, e quindi bene sarebbe stato affrontare, nel dibattito parlamentare, le criticità che pure erano state prospettate dai giuristi. Aver ignorato questo passaggio può avere dei prezzi».
Quali?
«Da un lato si rischia di dare meno solidità e chiarezza a questa riforma; dall’altro, essa può determinare una modifica costituzionale lacunosa e incompleta».
Di fronte a una legge scritta male, non si dilata il potere del magistrato, che poi deve interpretarla?
«Certo, può accadere questo: che a fronte di incertezze, si amplifichi quel ruolo dell’interprete di cui, spesso, ci si lamenta».
La giustizia, visto dalla prima donna che ha guidato il Palazzaccio, di cosa ha bisogno?
«Della stabilità del quadro normativo, innanzitutto. Perché il continuo mutamento delle leggi incide anche sulla durata e sulla coerenza delle risposte giudiziarie. Poi, la magistratura ha un urgente bisogno che sia varato un piano di assunzione di amministrativi, della stabilizzazione degli addetti all’Ufficio del processo, con risorse e stanziamenti adeguati».
Non c’è bisogno di altre riforme, insomma?
«No. Anzi, preoccupa che il ministro Nordio abbia appena annunciato l’ennesima riforma della prescrizione. Perché questo stravolgerebbe l’intera organizzazione giudiziaria e renderebbe davvero problematico il conseguimento degli obiettivi fissati sul Pnrr».