Schlein: “Riforma della giustizia serve a chi ha potere”. Anm lancia comitato per il no
di Conchita Sannino“Usciamo dalle secche dello scontro ideologico, o del conflitto grossolano. I magistrati hanno qualcuno nel mirino? No, nessuno, tantomeno una maggioranza politica. I magistrati vogliono comunicare, spiegare perché questa riforma è sbagliata? Sì, perché altrimenti creerà ulteriori danni?”. Due presidenti, un comitato, e l’ambizione di vincere una corsa tutta in saluta.
Eccolo al via, il giorno dopo l’approvazione definitiva al Senato della riforma della giustizia, il gruppo di lavoro creato ad hoc nell’associazione nazionale magistrati. Intitolato “A difesa della Costituzione”, messo in cantiere già a dicembre scorso, battezzato ufficialmente 50 giorni fa, il comitato guidato dal giudice Antonio Diella debutta con la sorpresa del neo “presidente onorario”, il professore ed avvocato Enrico Grosso - che ha anticipato a Repubblica le motivazioni che l’hanno spinto ad accettare il ruolo. Sarà l’alfiere ‘laico’ che dall’enclave delle toghe ha il compito di essere trait d’union tra la socie…
“Usciamo dalle secche dello scontro ideologico, o del conflitto grossolano. I magistrati hanno qualcuno nel mirino? No, nessuno, tantomeno una maggioranza politica. I magistrati vogliono comunicare, spiegare perché questa riforma è sbagliata? Sì, perché altrimenti creerà ulteriori danni?”. Due presidenti, un comitato, e l’ambizione di vincere una corsa tutta in saluta.
Eccolo al via, il giorno dopo l’approvazione definitiva al Senato della riforma della giustizia, il gruppo di lavoro creato ad hoc nell’associazione nazionale magistrati. Intitolato “A difesa della Costituzione”, messo in cantiere già a dicembre scorso, battezzato ufficialmente 50 giorni fa, il comitato guidato dal giudice Antonio Diella debutta con la sorpresa del neo “presidente onorario”, il professore ed avvocato Enrico Grosso - che ha anticipato a Repubblica le motivazioni che l’hanno spinto ad accettare il ruolo. Sarà l’alfiere ‘laico’ che dall’enclave delle toghe ha il compito di essere trait d’union tra la società civile e le ragioni del no al ddl di revisione costituzionale.
“La prima cosa che vorremmo spiegare ai cittadini - ha sottolineato il professor Grosso - è che bisogna sventare una mistificazione. Questa riforma non é sulla separazione, ma è sulla delegittimazione e l’indebolimento del Consiglio superiore. Non é stata fatta per separare le carriere dei pm da quelle dei giudici , che ormai sono già lontane tra loro, ma solo per puntare all’autonomia e indipendenza della magistratura, di cui il Csm è presidio fondamentale”.
Un comitato aperto al confronto. Grosso si dice disponibile a confronti, pubblici e televisivi, con esponenti del comitato del sì. “Con ministro o Meloni? Perché no, se fossero disponibili. Ma non aspettatevi duelli con la politica”, puntualizza il professore. “Anzi: da costituzionalista posso dire questo protagonismo del governo è fuorviante. Ed è un fuor d’opera che un testo del governo arrivi blindato fino alla quarta lettura. I ddl che modificano la Costituzione storicamente partivano da una proposta dei parlamentari, proprio perché si doveva cercare la maggiore convergenza possibile”.
Dal giudice Diella, analoga avvertenza: “Abbiamo costituito un soggetto autonomo, un comitato nato su sollecitazione dei magistrati ma che non é delle toghe, è aperto a tutti, avvocati, professori e cittadini. Per questo andremo molto sui territori”. Com’è noto, non possono farne parte né partiti, né esponenti politici di ieri o di oggi. “Gli inviti a non schierarci, a non andare a rimorchio, li abbiamo superati già all'atto della costituzione di questo Comitato”, sottolinea Diella.
Il day after l’approvazione del ddl costituzionale, i gruppi parlamentari di Pd, M5S e Avs hanno inviato due lettere, identiche nel testo, al segretario generale della Camera e a quello del Senato per avviare la raccolta firme per la richiesta di referendum popolare sulla separazione delle carriere. Che non “migliora l'efficienza della giustizia italiana, non aumenta l'organico, non stabilizza i precari della giustizia, non velocizza i processi, è una riforma che serve a chi ha già il potere – ha commentato per la segretaria del Pd Elly Schlein – Se chiediamo agli italiani come questa riforma migliora le loro vite, la risposta è 'nulla', anzi, se chiediamo - ha continuato la leader dem - al ministro Nordio come questa riforma migliora il funzionamento della giustizia in Italia, ad esempio rendendo più veloci i processi, lui stesso ammette che non ha nulla a che fare con l'efficienza della giustizia. E allora a chi serve? Serve a questo governo, come ha chiarito la presidente Giorgia Meloni, ad avere le mani libere e a ritenersi al di sopra della legge. Vogliono le mani libere, questo è il punto".