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Almasri, ricorso alla Consulta: “Il ministero può essere escluso dagli iter per l’estradizione”

Il generale libico Almasri atterra a Tripoli il 21 gennaio 2025 (ansa)

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La Corte d’Appello si rivolge agli ermellini sulla norma che coinvolge il Guardasigilli per convalidare gli arresti
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È successo. Ma bisogna fare in modo che non possa più accadere. È l’intenzione della Corte d’appello di Roma che, dopo aver scarcerato il libico Almasri per una questione tecnica, ha sollevato davanti alla Corte costituzionale un dubbio di legittimità sulle norme che hanno recepito lo Statuto di Roma, con il quale è stata istituita la Cpi.

La questione è tecnica ma, come ha dimostrato proprio la vicenda del torturatore, dagli effetti pratici dirompenti: una volta arrestato a Torino, il fascicolo su Almasri è passato direttamente dalla procura generale alla Corte d’appello, senza il passaggio dal ministero della Giustizia previsto dalla norma. In questi mesi c’è stato un dibattito giuridico intenso: molti sono convinti che quel passaggio non fosse necessari…

È successo. Ma bisogna fare in modo che non possa più accadere. È l’intenzione della Corte d’appello di Roma che, dopo aver scarcerato il libico Almasri per una questione tecnica, ha sollevato davanti alla Corte costituzionale un dubbio di legittimità sulle norme che hanno recepito lo Statuto di Roma, con il quale è stata istituita la Cpi.

La questione è tecnica ma, come ha dimostrato proprio la vicenda del torturatore, dagli effetti pratici dirompenti: una volta arrestato a Torino, il fascicolo su Almasri è passato direttamente dalla procura generale alla Corte d’appello, senza il passaggio dal ministero della Giustizia previsto dalla norma. In questi mesi c’è stato un dibattito giuridico intenso: molti sono convinti che quel passaggio non fosse necessario. Ma la Corte, invece, così lo aveva inteso.

I giudici, consapevoli del rischio di scarcerare un uomo accusato di crimini contro l’umanità dall’Aia, nelle 48 ore tra il fermo e la decisione avevano cercato di mettere una toppa. Avevano contattato il ministero, segnalando il problema. E in via Arenula i tecnici avevano individuato una soluzione formale: un nuovo mandato di cattura, questa volta richiesto dal ministro. Era già pronto, ma è rimasto chiuso in un cassetto per decisione di Nordio. Da qui la scarcerazione, l’espulsione immediata e il rientro in Libia con un volo di Stato, a spese dei contribuenti italiani.

Nel frattempo, però, in Corte d’appello il procedimento è proseguito, seppure in modo formale, visto che l’imputato non c’è più e difficilmente tornerà mai in Italia. In questa sede – dopo un paio di udienze top secret a cui hanno partecipato anche membri della Cpi – la Corte ha deciso di sollevare la questione di costituzionalità, con un’ordinanza di remissione alla Consulta. I giudici si chiedono se davvero sia corretto il passaggio dal ministero, che – come dimostra questa vicenda – può assumere spigoli politici lontani dal diritto. O se, invece, non sia più corretto un passaggio diretto tra procura generale e Corte d’appello.

La questione non ha nulla a che vedere, evidentemente, con il filone “politico” che ha portato al rigetto della richiesta di autorizzazione a procedere per i tre ministri. Ma che comunque avrà una coda alla Corte costituzionale. Il Parlamento solleverà una questione di costituzionalità sulla scelta del tribunale dei ministri di non “scudare” la capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, indagata per false comunicazioni al pm. Sul caso, invece, della costituzionalità della norma che regolamenta i rapporti tra tribunale e Cpi, la Consulta dovrà valutare se discutere del caso: un passaggio non scontato, perché la questione per essere ammissibile deve essere rilevante ai fini della decisione. Qualora però la Consulta dovesse accogliere la richiesta, dichiarando incostituzionale la norma, il fascicolo si riaprirebbe. E il tribunale potrebbe ordinare l’arresto del criminale libico. L’ultima delle beffe.

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