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Opposizioni in trincea: via alla raccolta firme poi la campagna unitaria

Regionali in Campania

 

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Il centrosinistra lavora a una strategia a tappe. L’ipotesi di un comitato unico che coinvolga anche il mondo dell’associazionismo
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ROMA – Dare massima proiezione esterna alla battaglia parlamentare contro «la cosiddetta riforma della giustizia, che non affronta né risolve uno solo dei problemi della giustizia». Ribattere punto per punto alla propaganda della destra che utilizzerà ogni strumento, a partire dalle tv Rai e Mediaset da tempo militarizzate, per far prevalere i sì al referendum confermativo. Lanciare una grande campagna di mobilitazione per spiegare la pericolosità della legge Meloni-Nordio che — con la scusa della separazione delle carriere, già realizzata dalla riforma Cartabia — manomette la Costituzione, indebolisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, stravolge l’equilibrio fra poteri dello Stato.

È una strategia a tappe quella studiata da…

ROMA – Dare massima proiezione esterna alla battaglia parlamentare contro «la cosiddetta riforma della giustizia, che non affronta né risolve uno solo dei problemi della giustizia». Ribattere punto per punto alla propaganda della destra che utilizzerà ogni strumento, a partire dalle tv Rai e Mediaset da tempo militarizzate, per far prevalere i sì al referendum confermativo. Lanciare una grande campagna di mobilitazione per spiegare la pericolosità della legge Meloni-Nordio che — con la scusa della separazione delle carriere, già realizzata dalla riforma Cartabia — manomette la Costituzione, indebolisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, stravolge l’equilibrio fra poteri dello Stato.

È una strategia a tappe quella studiata dal centrosinistra per arrivare alla bocciatura di una riforma che, per inferiorità numerica, non è stato possibile fermare in Parlamento. Iniziando dalla marcatura a uomo della maggioranza. E così, all’indomani del varo della riforma imposta dal governo, i gruppi Pd, M5s e Avs hanno inviato due lettere, identiche nel testo, al segretario generale della Camera e a quello del Senato per avviare la raccolta firme necessaria a chiedere la consultazione popolare. Come pure hanno fatto i colleghi del centrodestra.

Perché sia valida, servono le sottoscrizioni di un quinto dei parlamentari per ciascun ramo, ovvero 80 deputati e 41 senatori. Quindi, bisognerà aspettare il vaglio prima della Cassazione, poi della Consulta, cui spetta anche formulare il quesito referendario. E infine attendere che il presidente della Repubblica indica il voto. Una procedura che dovrebbe concludersi entro fine gennaio.

Nel frattempo, però, le opposizioni non resteranno con le mani in mano. Subito dopo quest’ultima tranche di regionali, la campagna anti-riforma comincerà a girare a pieno ritmo. Con la messa a punto, questa è l’idea che sta affiorando nelle conversazioni informali fra i leader progressisti, di un grande Comitato per il “No ai pieni poteri” che Giorgia Meloni si prenderà nella malaugurata ipotesi dovessero vincere i sì. Grande perché sarà largo. Ossia, non limitato alla politica. Bensì promosso insieme a una molteplicità di soggetti: società civile, reti civiche, sindacati, associazioni laiche e cattoliche, categorie professionali. Sulla scorta di quello costituito contro l’autonomia differenziata che allora coinvolse una marea di sigle: dalle Acli all’Arci, passando per Libera, Rete dei numeri pari, Forum per le diseguaglianze, Legambiente e tante altre.

Una carovana che tuttavia partirà non prima che le tre forze politiche avranno consultato i rispettivi organismi interni. Passaggio ineludibile, soprattutto per il Pd, dove l’ala riformista ha già fatto sapere alla segretaria Elly Schlein che non sarà possibile ripetere quanto accaduto con il referendum per abolire il Jobs Acts voluto dalla Cgil, il cui sostegno venne dichiarato senza discuterne in Direzione. Nel partito in ogni caso sono tutti contrari al ddl Nordio, ma c’è un gruppo di ex parlamentari che invece è a favore: tra questi Stefano Ceccanti, Enrico Morando, Giorgio Tonini, Goffredo Bettini. Dopodiché, la macchina si metterà in movimento.

Lo fa intendere Angelo Bonelli, co-leader di Avs: «Tutto ciò che aiuta la vittoria del No è da perseguire con caparbia determinazione». La posta è in gioco è altissima. Il primo a saperlo è Giuseppe Conte, tornato ieri ad attaccare una legge che «non migliorerà la giustizia per i cittadini e stravolge la Costituzione per mettere i pm sotto il tacco del governo di turno. Un atto di ritorsione del centrodestra», insiste il capo 5S, «che intende sbarazzarsi di quello che considera un intralcio», cioè «il potere giudiziario che indaga liberamente anche su politici e potenti.

Ricordando a Meloni, Salvini e Tajani che governare non significa fare tutto ciò che si vuole, violando il diritto nazionale e internazionale». Perciò bisogna unire le forze. «Per stimolare la discussione nel Paese», spiega il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia, «e intrecciare la campagna referendaria con chi, penso ai comitati che nasceranno, è pronto a mobilitarsi contro un disegno pericolosissimo, mirato a smantellare le nostre garanzie costituzionali».

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