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“Troppi barbieri e parrucchieri”, arriva la sforbiciata della Lega

Presentata alla Camera una proposta di legge per una stretta alle abilitazioni
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Una foto con la lametta e schiuma, poi un video in cui ride sbarbato. Era luglio 2022 quando Matteo Salvini si fece la barba in onore di Silvio Berlusconi, che per fargli onorare una promessa gli fece trovare tutto il necessaire per una perfetta rasatura. “Mi sento bruttissimo”, confessò Salvini in un comizio da glabro a Domodossola, una rarità nella sua carriera. Tanto che non replicò più l’esperimento.

Ma non è per compiacere il suo leader “barbudo” che ora la Lega vuole dare un taglio netto alle abilitazioni da acconciatore, parrucchiere e barbiere. La proposta di legge depositata alla Camera per stabilire un tetto ai saloni di bellezza è piuttosto un tentativo di contrastare la “liberalizzazione indiscriminata” al fine di “tutelare la concorrenza leale, garantire l’equilibrio dell’offerta sul territorio e incentivare la qualità professionale e l’innovazione”. Motivazioni economiche insomma, più che di estetica politica.

Il testo, firmato dal capogruppo Riccardo Molinari e altri de…

Una foto con la lametta e schiuma, poi un video in cui ride sbarbato. Era luglio 2022 quando Matteo Salvini si fece la barba in onore di Silvio Berlusconi, che per fargli onorare una promessa gli fece trovare tutto il necessaire per una perfetta rasatura. “Mi sento bruttissimo”, confessò Salvini in un comizio da glabro a Domodossola, una rarità nella sua carriera. Tanto che non replicò più l’esperimento.

Ma non è per compiacere il suo leader “barbudo” che ora la Lega vuole dare un taglio netto alle abilitazioni da acconciatore, parrucchiere e barbiere. La proposta di legge depositata alla Camera per stabilire un tetto ai saloni di bellezza è piuttosto un tentativo di contrastare la “liberalizzazione indiscriminata” al fine di “tutelare la concorrenza leale, garantire l’equilibrio dell’offerta sul territorio e incentivare la qualità professionale e l’innovazione”. Motivazioni economiche insomma, più che di estetica politica.

Il testo, firmato dal capogruppo Riccardo Molinari e altri deputati del Carroccio, prevede così che il Ministero delle imprese e del Made in Italy stabilisca il limite massimo delle abilitazioni conseguibili in ciascun comune ogni anno, per i prossimi cinque, tenendo contro della densità degli esercizi commerciali attivi, della popolazione residente e del flusso turistico.

Prevista anche una commissione di vigilanza, “incaricata di monitorare l’andamento del mercato” del settore e sanzioni più dure, da 5mila a 50mila euro, per chi svolge il mestiere senza abilitazione.

La Lega vorrebbe dunque intervenire in un comparto che vede una distribuzione geografica maggiore delle attività nelle regioni settentrionali della penisola con il 46,4% del totale. Per il 27,2% i saloni sono nel Nord-Ovest, per il 19,2% nel Nord-Est. La Lombardia è la regione con la più alta densità di saloni con il 16,1% del totale (di cui il 5% in provincia di Milano).

Anche se, guardando la tendenza, i numeri non sono in crescita. Sono circa 90 mila i saloni di parrucchiere attivi in Italia nel 2025, un settore che ha risentito molto dell’impatto della pandemia. Nel 2022 le attività erano oltre 102 mila.

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