Fico: “Il governo vuole pieni poteri e mani libere dai controlli. Tagliati miliardi al Sud”
di Annalisa CuzzocreaIl candidato alla presidenza della Regione Campania Roberto Fico
Roberto Fico entra in un bar sul lungomare, vicino al palazzo della Regione. La sua voce è a tratti interrotta dalle urla dei bambini che si rincorrono su una stradina pedonale. Napoli - in uno dei suoi giorni chiari - si fa beffe dell’autunno. Il candidato del centrosinistra ha appena finito di ripetere il suo appello: «Bisogna andare tutti a votare. I cittadini devono ricominciare a credere nella capacità trasformativa della politica».
La sua campagna per le Regionali coincide con l’approvazione in Parlamento della riforma della Giustizia. Le tornano in mente le battaglie fondative del Movimento 5 stelle?
«Una delle ragioni per cui sono entrato in politica è stato l’attacco alla divisione dei poteri, sempre arrivato dalla destra. Ogni volta che per il governo qualcosa non va bene in un’aula giudiziaria, si prende di mira la magistratura. Hanno rispolverato il progetto di stampo berlusconiano di separazione delle carriere, che a detta di tutti non ha alcun senso, solo per tenere mag…
Roberto Fico entra in un bar sul lungomare, vicino al palazzo della Regione. La sua voce è a tratti interrotta dalle urla dei bambini che si rincorrono su una stradina pedonale. Napoli - in uno dei suoi giorni chiari - si fa beffe dell’autunno. Il candidato del centrosinistra ha appena finito di ripetere il suo appello: «Bisogna andare tutti a votare. I cittadini devono ricominciare a credere nella capacità trasformativa della politica».
La sua campagna per le Regionali coincide con l’approvazione in Parlamento della riforma della Giustizia. Le tornano in mente le battaglie fondative del Movimento 5 stelle?
«Una delle ragioni per cui sono entrato in politica è stato l’attacco alla divisione dei poteri, sempre arrivato dalla destra. Ogni volta che per il governo qualcosa non va bene in un’aula giudiziaria, si prende di mira la magistratura. Hanno rispolverato il progetto di stampo berlusconiano di separazione delle carriere, che a detta di tutti non ha alcun senso, solo per tenere maggiormente assoggettato il potere giudiziario a quello esecutivo. Un’idea di Paese in cui ci sono meno controlli, il governo ha le mani libere e un premier solo al comando ha i pieni poteri».
Secondo il sottosegretario Alfredo Mantovano i pieni poteri li ha la magistratura.
«Sono parole che fanno parte di una continua delegittimazione dei giudici utile a far passare una riforma antistorica. Certo che ci sono stati degli errori, dei comportamenti sbagliati di singole persone. Ma questa legge risponde ad altre logiche: serve al governo, non al Paese».
Il centrosinistra deve dar vita a un comitato unico per il referendum?
«Deve lavorare insieme contro questa pericolosa modifica della Costituzione. Ragioneremo sul modo migliore per farlo».
Meloni attacca la Corte dei Conti per la bocciatura del progetto del ponte sullo Stretto e dice che i giudici sono contro la modernizzazione del Paese.
«Il Paese avanza se si rispettano le regole, le procedure ambientali, la giustizia amministrativa. Questo modo di comunicare serve a buttarla in caciara, e non entrare nel merito».
Che idea di Sud ha questo governo?
«L’idea contenuta nell’Autonomia differenziata di Calderoli, che non avrebbe affossato solo il Sud, ma tutto il Paese. Un progetto per ora accantonato su cui dobbiamo restare vigili. La stessa idea che hanno sulle aree interne, secondo loro destinate allo spopolamento».
E secondo lei?
«Se si portano servizi pubblici, scuole, trasporti, ci sono luoghi che possono prendere nuova vita e attrarre persone che si muoverebbero volentieri dalle aree più congestionate».
Il suo avversario, Edmondo Cirielli, promette molti investimenti sul futuro della Campania.
«Peccato che negli ultimi tre anni e mezzo abbiano tagliato tre miliardi e mezzo dal fondo perequativo infrastrutturale, facendoci perdere capacità di spesa su reti idriche, ospedali, viabilità, infrastrutture. E che nell’ultima legge di Bilancio abbiano definanziato la decontribuzione Sud. Quanto ai trasporti, su cui Cirielli va in giro facendo promesse, hanno tolto 15 milioni di euro alla linea 10 della metropolitana di Napoli: quella che dovrebbe collegare Piazza Carlo III con Afragola, e quindi con i treni della nuova alta velocità Napoli-Bari».
Non starà facendo una campagna troppo poco aggressiva, senza rispondere agli insulti?
«Una scelta ben precisa: ho ricevuto molti insulti, ma penso che un certo modo di scontrarsi allontani le persone dalla politica. Ed è proprio quello che dobbiamo evitare. Se perdo tempo per rispondere alle stupidaggini, ne ho meno da dedicare ai cittadini. Credo nei quattro slogan che abbiamo scelto: ogni persona conta, ogni territorio conta, ogni diritto conta, ogni impresa conta».
Come risponde a chi dice che non ha alcuna esperienza amministrativa?
«Ho fondato un movimento politico, sono stato in Parlamento dieci anni, sono stato presidente della Vigilanza Rai facendo più di una battaglia, poi presidente della Camera partecipando alla nascita di tre governi, gestendo l’emergenza Covid, garantendo la continuità legislativa. So bene come funziona la macchina dello Stato, ne conosco tutte le ramificazioni, e non accetto lezioni dalla destra né da nessuno. Finiti i dieci anni in Parlamento, avrei potuto ricandidarmi, ma ho preferito lavorare da attivista e tornare sul territorio. I cittadini riconoscono questa coerenza. Che non lo facciano alcuni politici, non mi sorprende».
La stretta di mano con Vincenzo De Luca è arrivata solo pochi giorni fa. Si aspettava un comportamento più leale da parte del presidente uscente?
«Sono una persona che sa fare squadra, nell’interesse dei punti programmatici che abbiamo scelto. Ma sono soprattutto alla guida di una coalizione ampia da persona libera, senza lacci o lacciuoli».
Significa che non si farà eteroguidare?
«Ovviamente non è mai esistita questa possibilità».
Ha accettato che in alcune liste della coalizione ci fossero indagati, persone sotto processo e anche il figlio di Luigi Cesaro. Come mai?
«La sola idea del codice etico ha fatto uscire dal centrosinistra una rete di persone, ora in Forza Italia, con cui non volevo avere nulla a che fare. Restano pochi casi isolati che ho vagliato uno per uno e che avranno il loro iter giudiziario. Quanto ad Armando Cesaro non ha pendenze legali, è il segretario di Casa riformista».
Mastella l’ha definita il più democristiano dei 5 stelle. Un complimento?
«Se per lui significa che considero la mediazione un atto politico importante quando si fa nell’interesse comune, ha ragione. Quando si tratta di scelte, però, le mie sono nettissime».
Sente su di sé la responsabilità di non far fallire il campo largo, com’è avvenuto in Calabria e nelle Marche?
«Sento la responsabilità di guidare bene una Regione popolosa con tante attività importanti, ma anche molta marginalità sociale e un numero troppo elevato di diseguaglianze. E poi sì, anche quella di guidare una coalizione che deve realizzare obiettivi utili per la Campania e per dar vita a un’alternativa credibile alla destra».
I progetti a cui tiene di più?
«Rafforzare subito tutti i servizi che si occupano di salute mentale, autismo e disabilità perché lo Stato sia al fianco dei cittadini. E poi, la totale balneabilità di tutta la Regione. Sono stati fatti grandi passi avanti, ne faremo ancora con la spiaggia pubblica che andrà da Castellamare a San Giovanni a Teduccio. Gratuita per tutti i cittadini».
È preoccupato del calo di consensi dei 5 stelle?
«Lottiamo sempre, siamo rimasti noi stessi, ci confrontiamo. Il rapporto con gli altri partiti, che a volte qualcuno contesta, ha portato – per fare solo due esempi – alla legge sugli Ecoreati, che non esisteva in questo Paese, e agli investimenti del Pnrr che stanno tenendo in piedi la nostra economia, nonostante Meloni all’epoca non abbia sostenuto il Next Generation Eu. Non ho dubbi che sia la strada giusta».