Referendum, social e porta a porta, campagna Anm in cerca di volti noti: da Carofiglio a Gassmann
di Giuliano FoschiniQuando, domenica, al comitato del No hanno letto su Repubblica le parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri – «I magistrati devono spiegare per bene ai cittadini, non in giuridichese, ma con parole comprensibili per i non addetti ai lavori, che questa riforma danneggia solo loro» – si sono convinti che la strada presa fosse quella giusta: parlare chiaro, parlare semplice. Era uno dei punti cardine che il comitato si è dato, insieme con l’Anm, in questo primo tratto di campagna referendaria. Pochi concetti, ma ben stabiliti: primo, questo referendum non deve avere alcuna connotazione politica. Nel senso che non deve essere un voto destra contro sinistra, cittadini contro Meloni. Ma dovrà essere vissuto e raccontato «per quello che è», ragiona uno dei vertici dell’associazione: e cioè il tentativo del Parlamento, o meglio della maggioranza di governo, di «stravolgere la Costituzione». «Sottoporre il pubblico ministero al potere del governo».
Quando, domenica, al comitato del No hanno letto su Repubblica le parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri – «I magistrati devono spiegare per bene ai cittadini, non in giuridichese, ma con parole comprensibili per i non addetti ai lavori, che questa riforma danneggia solo loro» – si sono convinti che la strada presa fosse quella giusta: parlare chiaro, parlare semplice. Era uno dei punti cardine che il comitato si è dato, insieme con l’Anm, in questo primo tratto di campagna referendaria. Pochi concetti, ma ben stabiliti: primo, questo referendum non deve avere alcuna connotazione politica. Nel senso che non deve essere un voto destra contro sinistra, cittadini contro Meloni. Ma dovrà essere vissuto e raccontato «per quello che è», ragiona uno dei vertici dell’associazione: e cioè il tentativo del Parlamento, o meglio della maggioranza di governo, di «stravolgere la Costituzione». «Sottoporre il pubblico ministero al potere del governo».
Per una riforma che non serve a nessuno, «se non alla politica»: non ai cittadini, visto che «i problemi della giustizia sono altri: tempi, mancanza di personale», non certo «la separazione delle carriere o il doppio Consiglio superiore della magistratura». Non serve ai magistrati che, qualora fosse approvata, non perderebbero alcun privilegio. «Qui – si sono detti nelle riunioni di queste ore – non c’è nessuna casta che si sta proteggendo, ma soltanto donne e uomini di diritto che stanno proteggendo la Costituzione».
È questo che i magistrati dovranno raccontare nei prossimi mesi. Per questo hanno chiesto aiuto a professionisti del settore, tra i più brillanti da anni in Italia: i comunicatori di Proforma (hanno seguito le campagne di Bertinotti, Vendola, Renzi, Letta, Decaro, solo per ricordare le ultime), con i quali stanno mettendo a punto un piano di comunicazione.
È stata commissionata una serie di sondaggi alla società di Giovanni Diamanti e si è deciso che bisogna lavorare su chi abitualmente va a votare: i giovani e gli over 65. Da qui la scelta di campagne social (per i primi) e di un lavoro porta a porta per i secondi. Si cercano, tra i magistrati ma anche tra i giuristi – avvocati, professori universitari – volti che sappiano usare parole precise ma non tecniche per spiegare perché bisogna dire «no» alla riforma. Non piace la parola «testimonial», ma circolano i nomi di diverse figure. Gratteri sarà sicuramente uno dei volti della campagna. Si stanno testando altri magistrati, anche molto giovani. Ci sono poi alcuni ex: Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo.
Sono stati fatti nomi di personaggi dello spettacolo da coinvolgere, «in nome della democrazia» e senza alcuna bandiera politica: Edoardo Bennato e Sabina Guzzanti erano stati invitati all’assemblea dell’Anm. Ma in alcune riunioni si sono fatti i nomi di Serena Brancale, Fiorella Mannoia. O dei magistrati e poliziotti televisivi: il «commissario Montalbano» Luca Zingaretti, «la poliziotta Lolita Lobosco» Luisa Ranieri, «la pm Imma Tataranni» Vanessa Scalera, o Alessandro Gassmann, che sta per andare in prima serata su Rai con l’avvocato Guerrieri. In fondo la comunicazione funziona così: anche quello che è finto può sembrare vero.