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Caso Report, garante nel mirino. Negli uffici è caccia alla talpa

Sigfrido Ranucci nello studio del programma tv Report

 

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Riunione dei componenti dell’Authority. Anche un altro membro aveva chiesto lo stop alla puntata. Protesta delle opposizioni
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Roma – E adesso negli uffici del Garante è caccia alla talpa. Dopo la puntata di Report che ha scoperchiato conflitti di interesse e consulenze allegre, conditi da decisioni pilotate per colpire i nemici di Fratelli d’Italia, aiutare gli amici e insabbiare la richiesta di informazioni sulla villa con piscina da 18 vani e 433 metri quadri acquistata da Giorgia Meloni quando era già presidente del Consiglio, i quattro componenti dell’Authority — pressati dalle opposizioni affinché si dimettano in blocco — sono rimasti chiusi per ore in una stanza per cercare di capire chi abbia fornito ai giornalisti investigativi di Rai3 i documenti esibiti in trasmissione.

Una seduta fiume, ancorché informale, immersa in un clima di sospetti e sfiducia reciproca, tant’è che prima di blindarsi è stato chiesto a tutti di lasciare i telefonini fuori. Unica presenza esterna: l’ex segretario generale Fabio Mattei, da tempo traslocato alla Difesa, ma all’epoca responsabile dei concorsi interni finiti sotto …

Roma – E adesso negli uffici del Garante è caccia alla talpa. Dopo la puntata di Report che ha scoperchiato conflitti di interesse e consulenze allegre, conditi da decisioni pilotate per colpire i nemici di Fratelli d’Italia, aiutare gli amici e insabbiare la richiesta di informazioni sulla villa con piscina da 18 vani e 433 metri quadri acquistata da Giorgia Meloni quando era già presidente del Consiglio, i quattro componenti dell’Authority — pressati dalle opposizioni affinché si dimettano in blocco — sono rimasti chiusi per ore in una stanza per cercare di capire chi abbia fornito ai giornalisti investigativi di Rai3 i documenti esibiti in trasmissione.

Una seduta fiume, ancorché informale, immersa in un clima di sospetti e sfiducia reciproca, tant’è che prima di blindarsi è stato chiesto a tutti di lasciare i telefonini fuori. Unica presenza esterna: l’ex segretario generale Fabio Mattei, da tempo traslocato alla Difesa, ma all’epoca responsabile dei concorsi interni finiti sotto la lente del programma condotto da Sigfrido Ranucci.

Chiaro l’obiettivo: individuare chi ha fatto uscire dall’edificio di Piazza Venezia mail, chat e informazioni riservate. Che ora promettono ulteriori sorprese. Domenica prossima è infatti previsto il bis: un approfondimento sul funzionamento dell’ufficio, spese, stipendi e altri legami con la politica. Perché non c’è solo il caso di Agostino Ghiglia, andato con l’auto di servizio nella sede di FdI il giorno prima che la Privacy comminasse 150mila euro di multa a Report per la diffusione della telefonata fra l’ex ministro Sangiuliano e sua moglie. Ma un articolato sistema di “amichettismo” che coinvolgerebbe l’intero collegio, gettando ombre scure sull’imparzialità e l’indipendenza dell’Autorità per la protezione dei dati personali. Con un particolare inedito, che Repubblica è in grado di svelare: oltre alla diffida inviata da Ghiglia alla Rai per bloccare la puntata, un altro dei membri del Garante ha chiamato l’ad Giampaolo Rossi per sollecitare lo stop della messa in onda. Un tentativo di censura andato però a vuoto.

Un abuso, per il centrosinistra, deciso a non lasciare nulla di intentato. E così, mentre l’eurodeputato 5S Gaetano Pedullà annuncia un’interrogazione urgente a Strasburgo sulle «ripetute e sistematiche violazioni della libertà di stampa in Italia», chiedendo alla Ue di aprire «un’indagine per lesione dello stato di diritto, sulla falsariga di quanto fatto con Orbán», il Pd invoca il «passo indietro» di tutti i componenti della Privacy, essendo «venute meno la credibilità e l’autonomia dell’attuale governance, segnata da scelte condizionate da appartenenze politiche e assunte non nell’interesse generale, ma per accontentare amici o compagni di partito». Sulla stessa linea il Movimento: «Non è più accettabile che ci sia anche solo il dubbio che chi dovrebbe garantire la trasparenza e la tutela dei cittadini possa operare in un intreccio di relazioni politiche e interessi personali». E ancora: «Come fa Arianna Meloni a restare zitta? Anche oggi parlerà domani? Non sente il dovere di spiegare cosa si è detto nel suo incontro con Ghiglia nella sede di FdI?». Accusato, quest’ultimo, di «uso distorto e gravemente improprio di un’Autorità indipendente» quando ha provato a negare, «per motivi di privacy», la documentazione relativa alla villa di Giorgia Meloni, su cui le opposizioni avevano presentato un’interrogazione parlamentare.

Durissimo pure Carlo Calenda. «Le Authority sono tutte colonizzate dai partiti. Usiamo il sistema del sorteggio tra persone che hanno le giuste competenze», propone il segretario di Azione: «Al governo dico: ma possibile che dobbiate occupare ogni singolo posto? Non eravate l’Msi? Non eravate per l’onestà?». Sconfortato Nicola Fratoianni: «Ogni ora che passa diventa sempre più intollerabile il silenzio della maggioranza e del governo sulle gravi intromissioni e pressioni politiche che il Garante ha esercitato su Report», attacca il leader di Avs. «A questo punto l’Autorità va azzerata. Devono rassegnare tutti le dimissioni». Aspetta e spera. A destra gli amici si tutelano, non si sgomberano. Mai.

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