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Ponte, dopo lo stop della Corte dei conti Palazzo Chigi si prende il dossier

PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA RENDERING PROGETTO PROGETTI 

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La presidenza del Consiglio seguirà direttamente la pratica facendo da “tutore” ai burocrati del ministero delle Infrastrutture. Salvini irritato con gli uffici del Mit: “Costretto più volte a riparare errori”
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Non sarà proprio una avocazione con un atto formale, per non creare turbolenze politiche e un danno di immagine al governo. Ma da adesso Palazzo Chigi seguirà con molta attenzione, per non dire che avrà l’ultima parola su tutto, il dossier del Ponte sullo Stretto. Tradotto: il ministero delle Infrastrutture, nella sua parte tecnica e burocratica, non avrà più la delega in totale autonomia ad occuparsi dell’argomento, come fatto fin da oggi e con risultati che, sussurrano da Chigi, non sono stati ritenuti al momento soddisfacenti anche alla luce della bocciatura da parte della Corte dei conti della delibera Cipess che impegna 13,5 miliardi di euro per l’opera: con conseguente smacco di immagine per l’amministrazione, e il governo, ma soprattutto con il rischio che siano insormontabili i rilievi dei magistrati contabili che saranno resi noti a breve.

Non sarà proprio una avocazione con un atto formale, per non creare turbolenze politiche e un danno di immagine al governo. Ma da adesso Palazzo Chigi seguirà con molta attenzione, per non dire che avrà l’ultima parola su tutto, il dossier del Ponte sullo Stretto. Tradotto: il ministero delle Infrastrutture, nella sua parte tecnica e burocratica, non avrà più la delega in totale autonomia ad occuparsi dell’argomento, come fatto fin da oggi e con risultati che, sussurrano da Chigi, non sono stati ritenuti al momento soddisfacenti anche alla luce della bocciatura da parte della Corte dei conti della delibera Cipess che impegna 13,5 miliardi di euro per l’opera: con conseguente smacco di immagine per l’amministrazione, e il governo, ma soprattutto con il rischio che siano insormontabili i rilievi dei magistrati contabili che saranno resi noti a breve.

La strada sembra segnata, come già avvenuto, tra l’altro, sul tema immigrazione. La notizia, comunque, e gli umori pessimi tra i tecnici di Palazzo Chigi sulla gestione del dossier Ponte sono arrivati nei corridoi del ministero delle Infrastrutture e anche allo stesso ministro Matteo Salvini, che a sua volta sarebbe a dir poco irritato con la sua macchina burocratica.

Una macchina che ultimamente ha commesso più di un passo falso costringendolo a intervenire per metterci una toppa. I malumori di Salvini e dei suoi fedelissimi sarebbero diffusi sulla struttura, perché «più volte siamo stati costretti a intervenire pubblicamente per errori commessi all’interno del ministero», dicono fronte Lega, citando alcuni burocrati di vertice che si sarebbero un po’ disinteressati di alcuni dossier oppure, in alcuni casi, avrebbero voluto strafare facendo invece tutto in proprio e commettendo pasticci. E sempre fronte Mit-Carroccio si citano vari esempi. Come la norma del nuovo codice della strada sulle sanzioni in caso di uso di droghe leggere: articolo di difficile applicazione per come è stato preparato perché non esclude chi le utilizza per terapie; oppure il regolamento sugli autovelox e, ancora, la comunicazione che tagliava risorse alle province poi smentita dal ministro.

Ecco, di fronte a uno scenario di commissariamento, o comunque “supervisione“ degli atti del Ponte da parte di Palazzo Chigi, oggi Salvini ha difficoltà a battere i pugni sul tavolo per dire che invece il ministero Infrastrutture ha fatto tutte le cose a dovere.

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