Ad accendere lo scontro, a distanza di 24 ore, è di nuovo il presunto pedinamento di Sigfrido Ranucci operato dai Servizi su ordine del sottosegretario a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari. Stavolta, dopo l’Antimafia, sono i commissari della Vigilanza Rai a chiedere lumi su «un fatto che, se vero, sarebbe gravissimo». Il conduttore di Report, convocato all’indomani dell’attentato, prima chiede la secretazione dell’audizione, poi — incalzato da Fdi — sgancia il siluro: «A seguito dell’inchiesta che abbiamo trasmesso sul ruolo del padre della premier Meloni, a quanto mi risulta Fazzolari ha ispirato un’attivazione dei Servizi per capire chi fossero le mie fonti». E in aula scoppia la bagarre.
Paralizzata dal centrodestra finché non verrà ratificata l’elezione di Simona Agnes alla guida della Tv di Stato, la Bicamerale di controllo si è riunita per una volta a ranghi completi. Occasione subito colta dal capogruppo Pd Stefano Graziano per lanciare un appello alla maggioranza: smettete…
Ad accendere lo scontro, a distanza di 24 ore, è di nuovo il presunto pedinamento di Sigfrido Ranucci operato dai Servizi su ordine del sottosegretario a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari. Stavolta, dopo l’Antimafia, sono i commissari della Vigilanza Rai a chiedere lumi su «un fatto che, se vero, sarebbe gravissimo». Il conduttore di Report, convocato all’indomani dell’attentato, prima chiede la secretazione dell’audizione, poi — incalzato da Fdi — sgancia il siluro: «A seguito dell’inchiesta che abbiamo trasmesso sul ruolo del padre della premier Meloni, a quanto mi risulta Fazzolari ha ispirato un’attivazione dei Servizi per capire chi fossero le mie fonti». E in aula scoppia la bagarre.
Paralizzata dal centrodestra finché non verrà ratificata l’elezione di Simona Agnes alla guida della Tv di Stato, la Bicamerale di controllo si è riunita per una volta a ranghi completi. Occasione subito colta dal capogruppo Pd Stefano Graziano per lanciare un appello alla maggioranza: smettetela di boicottare i lavori. «Ci sono volute le bombe per vedervi qui», attacca De Cristofaro (Avs). Ma a dirlo è pure Ranucci: «Essendo sempre stato divisivo, sono contento di essere per una volta inclusivo».
Molti gli interventi. Con il centrosinistra a chiedere di non penalizzare l’unico programma d’inchiesta Rai, ripristinando puntate e budget, e il centrodestra a stigmatizzare il metodo Report, attento soprattutto al centrodestra, a partire dalla diffusione della telefonata fra l’ex ministro Sangiuliano e la moglie coinvolti nell’affaire Boccia. «Quell’audio era di interesse pubblico», protesta Ranucci. Per poi soffermarsi sul Garante della Privacy e le sue commistioni con una certa parte politica, ovvero FdI. Elencare le tante inchieste sul centrosinistra. E censurare il taglio «dolorosissimo» di risorse e puntate. Poi, però, alla domanda della renziana Boschi sul pedinamento, il conduttore chiede di secretare la risposta. Ma la meloniana Sara Kelaney si oppone, «già ieri in Antimafia fra lei e il senatore Scarpinato c’è stato un siparietto che sembrava concordato», chiedendo di parlare in chiaro, «in assoluta trasparenza perché non è vero e non c’è niente da nascondere». Ma Ranucci risponde solo a metà. Il resto solo a porte chiuse.