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Spunta un omonimo nell’inchiesta su Cuffaro: su Russo di FI partono gli sfottò alla Camera

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Risulta indagato Paolo Emilio, ma non è il deputato forzista
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Brutti scherzi dell’omonimia. La procura di Palermo, come è noto, ha chiesto martedì gli arresti domiciliari per 18 persone - tra cui l'ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro – con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione. Tra gli indagati anche il catanese Paolo Emilio Russo, 62 anni, ex dirigente responsabile per la prevenzione della corruzione dell'Asp di Siracusa. Ma, nel centrodestra, c’è un altro Paolo Emilio Russo, nemmeno cinquantenne e soprattutto comasco, deputato di Forza Italia. Ma, si sa, sui social le notizie corrono veloci e senza filtri, e oltretutto il Russo forzista ha anche la sventura di essere stato eletto in Sicilia. Per cui per 24 ore ha dovuto rispondere a messaggi di persone che chiedevano lumi sull’inchiesta, precisando di non essere lui l’indagato.

Il fatto è che, nel piccolo acquario di Montecitorio, dove nulla resta impunito, Russo è stato immancabilmente messo in mezzo dai colleghi. Capitando in un capannello di dep…

Brutti scherzi dell’omonimia. La procura di Palermo, come è noto, ha chiesto martedì gli arresti domiciliari per 18 persone - tra cui l'ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro – con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione. Tra gli indagati anche il catanese Paolo Emilio Russo, 62 anni, ex dirigente responsabile per la prevenzione della corruzione dell'Asp di Siracusa. Ma, nel centrodestra, c’è un altro Paolo Emilio Russo, nemmeno cinquantenne e soprattutto comasco, deputato di Forza Italia. Ma, si sa, sui social le notizie corrono veloci e senza filtri, e oltretutto il Russo forzista ha anche la sventura di essere stato eletto in Sicilia. Per cui per 24 ore ha dovuto rispondere a messaggi di persone che chiedevano lumi sull’inchiesta, precisando di non essere lui l’indagato.

Il fatto è che, nel piccolo acquario di Montecitorio, dove nulla resta impunito, Russo è stato immancabilmente messo in mezzo dai colleghi. Capitando in un capannello di deputati del Pd, in diversi lo hanno circondato con pacche sulle spalle esprimendogli “solidarietà” per le accuse della procura di Palermo. “Ormai siamo garantisti”, lo sfotteva il dem Enzo Amendola, “se vuoi facciamo uscire una nota per mostrarti vicinanza”. Un altro pd, Nico Stumpo, gli preannunciava invece “un intervento di solidarietà in aula a fine seduta”. Una presa in giro a cui Russo, che si è fatto una fama di gentilezza e moderazione fin dall’inizio della legislatura, si è sottoposto senza scomporsi, con il sorriso. “Lo conosco da quando era uno dei nostri nella sinistra giovanile”, ricordava con affetto Amendola ai colleghi dopo che Russo si era allontanato dal gruppetto. Figlio di un esponente della sinistra lombarda, cronista parlamentare a Libero e al Foglio, Russo è poi diventato capo della comunicazione di Silvio Berlusconi. Tanto da accompagnare il Cavaliere, unico del cerchio ristretto, a via della Scrofa per il famoso faccia a faccia con Giorgia Meloni che portò alla formazione del governo.

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