Due volte deputato, appena eletto segretario regionale del Pd campano per volontà del padre governatore e della segretaria nazionale, Piero De Luca è una sorta di Zelig della politica: capace di adattarsi a qualunque avversità e di uscirne indenne.
Onorevole, quanto è stato difficile in Campania allearvi coi 5S, da sempre all’opposizione del Pd?
«È stato fatto un lavoro serio e responsabile che ha portato tutte le forze di opposizione al governo a condividere un programma per guidare la seconda regione d’Italia, mettendo da parte divergenze e diffidenze del passato nell’interesse dei cittadini. Abbiamo condiviso l’esigenza di non disperdere l’importante patrimonio costruito in questi anni e di rilanciare un progetto per la regione ponendoci anche nuovi obiettivi. Un pezzo del cantiere nazionale per l’alternativa alla destra passa da qui».
Se fosse dipeso da lei, avrebbe scelto Fico come candidato?
«Con l’intero gruppo dirigente del Pd abbiamo deciso di sostenere la sua candidatura. Un…
Due volte deputato, appena eletto segretario regionale del Pd campano per volontà del padre governatore e della segretaria nazionale, Piero De Luca è una sorta di Zelig della politica: capace di adattarsi a qualunque avversità e di uscirne indenne.
Onorevole, quanto è stato difficile in Campania allearvi coi 5S, da sempre all’opposizione del Pd?
«È stato fatto un lavoro serio e responsabile che ha portato tutte le forze di opposizione al governo a condividere un programma per guidare la seconda regione d’Italia, mettendo da parte divergenze e diffidenze del passato nell’interesse dei cittadini. Abbiamo condiviso l’esigenza di non disperdere l’importante patrimonio costruito in questi anni e di rilanciare un progetto per la regione ponendoci anche nuovi obiettivi. Un pezzo del cantiere nazionale per l’alternativa alla destra passa da qui».
Se fosse dipeso da lei, avrebbe scelto Fico come candidato?
«Con l’intero gruppo dirigente del Pd abbiamo deciso di sostenere la sua candidatura. Una prova di maturità che ha scongiurato spaccature e compattato la coalizione per evitare di riconsegnare la Regione a una destra che l’aveva condotta allo sfascio. Una scelta che ci dà forza per contrastare la propaganda di un governo che a parole dice di voler aiutare il Sud, ma nella pratica lo attacca ogni giorno e lo affossa. Hanno approvato l’autonomia differenziata, poi smontata dalla Consulta. E hanno tagliato miliardi su infrastrutture, incentivi alle assunzioni, fondi di coesione».
Suo padre, Vincenzo De Luca, ha sempre contestato Fico: nel segreto dell’urna pensa che lo voterà?
«Ma certo, insieme a noi ha messo al servizio della coalizione il bagaglio di concretezza, esperienza e risultati ottenuti in questi anni in cui, ricordo, la sanità è uscita dal commissariamento, la piaga dei rifiuti è stata sanata, è stato assicurato il trasporto gratuito agli studenti, lo psicologo di base e tanto altro per famiglie e imprese. Ora tocca al successore consolidare e rilanciare il lavoro fatto sin qui».
Conte è affidabile? Con il M5S serve un’alleanza strutturale?
«Si sta rivelando un alleato serio con cui dialogare per stringere accordi di governo nei territori che, per la prima volta, sono larghi e omogenei in tutte le Regioni: da qui dobbiamo ripartire per inaugurare, dopo il voto, un cantiere programmatico progressista per l’Italia. Con il Pd baricentro e guida di un processo che porti a costruire un’agenda di governo credibile per il Paese, capace di offrire risposte ai problemi che toccano la carne viva delle persone: quelle che la destra, concentrata sulla propaganda, non ha saputo dare».
Ma a lei non dispiace essere stato eletto segretario regionale in virtù di un patto fra suo padre e Schlein?
«C’è stata un’intesa frutto di una prova di responsabilità del Pd, che ha scelto di far ripartire la nostra comunità in Campania dopo anni di commissariamento. Su questa base, come accaduto altrove, si è arrivati a un congresso unitario che ha individuato la leadership del partito locale in una figura che ha una sua storia politica».
La Russa dice che la prossima riforma sarà sulla legge elettorale: il Pd è pronto a trattare con la destra?
«Noi sin dall’inizio abbiamo dato disponibilità a discutere le regole del gioco in modo condiviso, a patto però di evitare rischi per la tenuta degli equilibri costituzionali, a iniziare da quella sul premierato. Se c’è una volontà vera di confrontarsi ci siamo, ma senza illusioni: finora il governo è andato avanti a strappi e forzature, prima sull’autonomia e da ultimo sulla giustizia, una riforma contro i magistrati. Il Parlamento è stato esautorato e le opposizioni addirittura paragonate ad Hamas. C’è poco da fidarsi».
L’eventuale indicazione del candidato premier non sarebbe un problema per il centrosinistra?
«A oggi non c’è nulla sulla legge elettorale. Se dovesse cambiare, ne discuteremo in coalizione e il candidato lo si potrebbe individuare anche con le primarie. Noi dobbiamo innanzitutto parlare al Paese reale, elaborando una proposta di governo su cui Meloni ha fallito — liste d’attesa, salari, crescita, sicurezza, scuola, casa — e non passerei mesi a dibattere su questioni tecniche».
Non tocca dunque a Schlein?
«Con la legge attua penso che, come avviene a destra, il leader del primo partito del centrosinistra potrebbe aspirare a ricevere l’incarico per formare il governo».