ROMA – Una fotografia di dieci anni fa. Un busto di Benito Mussolini. Una didascalia demenziale: «Stiamo lavorando con nonno Benito per creare il nostro angolo di relax». Due amiche che sorridono, divertite. Una è la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo. «Ho fatto una stronzata», ha ammesso lei, imbarazzatissima, guardando lo scatto davanti alle telecamere di Report, che stasera trasmetterà la fotografia in un servizio di Giorgio Mottola dedicato proprio alla deputata di Fratelli d’Italia.
La presidente dell’Antimafia Colosimo posa con il busto di Mussolini: l’anticipazione di Report
Da sempre, infatti, Colosimo è sotto i riflettori per la sua vicinanza con la destra post-fascista che, però, in questi anni ha sempre rinnegato. Nella foto con il busto di Mussolini accanto a lei c’è Pamela Perricciolo, manager dell’agenzia Aicos che gestisce…
ROMA – Una fotografia di dieci anni fa. Un busto di Benito Mussolini. Una didascalia demenziale: «Stiamo lavorando con nonno Benito per creare il nostro angolo di relax». Due amiche che sorridono, divertite. Una è la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo. «Ho fatto una stronzata», ha ammesso lei, imbarazzatissima, guardando lo scatto davanti alle telecamere di Report, che stasera trasmetterà la fotografia in un servizio di Giorgio Mottola dedicato proprio alla deputata di Fratelli d’Italia.
La presidente dell’Antimafia Colosimo posa con il busto di Mussolini: l’anticipazione di Report
Da sempre, infatti, Colosimo è sotto i riflettori per la sua vicinanza con la destra post-fascista che, però, in questi anni ha sempre rinnegato. Nella foto con il busto di Mussolini accanto a lei c’è Pamela Perricciolo, manager dell’agenzia Aicos che gestisce personaggi televisivi. E regina del trash nota per il caso di Pamela Prati e del finto matrimonio con Mark Caltagirone. L’immagine è stata scattata quando la dirigente di FdI era nel pieno della sua carriera politica: era stata candidata al Parlamento, veniva da una legislatura da consigliera regionale. E non è il primo inciampo di questo tipo. Era stata travolta da un video girato nella sezione dell’ex Msi alla Garbatella, dove dietro la Colosimo giganteggiava un murales dedicato a Corneliu Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro, il gruppo terroristico fascista nato negli anni ’30 in Romania.
Poco dopo spuntò una foto della deputata accanto a Luigi Ciavardini, ex terrorista dei Nar condannato in via definitiva per la strage di Bologna. La pubblicazione di quella foto scatenò la reazione dei familiari delle vittime delle stragi, che contestarono la sua nomina alla guida della Commissione. «Per noi fu determinante — ricorda Paolo Bolognesi, presidente onorario dell’associazione delle vittime della strage di Bologna —. Non volevamo avere nulla a che fare con una persona che si faceva fotografare con Ciavardini».
Colosimo, allora, spiegò di aver conosciuto Ciavardini in occasione di iniziative legate al reinserimento dei detenuti. «Mi dispiace che quella foto sia stata letta come un’adesione alle sue idee, non è così», dice oggi. Ma Report ricorda come, negli stessi anni, alcuni dirigenti di Fratelli d’Italia — tra cui la sottosegretaria Paola Frassinetti e il deputato Federico Mollicone — avessero sostenuto pubblicamente tesi alternative alla verità giudiziaria sulla strage di Bologna, attribuendo la bomba a piste ormai smentite dai tribunali. E come nel 2009 la stessa Giorgia Meloni, allora leader di Azione Giovani, avesse firmato una lettera per chiedere la revisione del processo.
Nell’intervista a Report, Colosimo prende le distanze da ogni forma di revisionismo: «C’è una sentenza, punto. Non abbiamo nulla a che fare con episodi che condanniamo e condanneremo». La presidente della Commissione prende anche le distanze da suo zio, Paolo Colosimo, avvocato penalista condannato in via definitiva per la truffa da due miliardi di euro messa in piedi dal faccendiere Gennaro Mokbel, in collegamento con l’‘ndrangheta e con ambienti dell’estrema destra romana. Colosimo ha sempre sostenuto di aver interrotto ogni rapporto con lo zio dopo l’arresto, nel 2010. Ma Report mostra documenti che sembrano smentire questa versione. Nel 2014, la parlamentare avrebbe fatto da tramite tra l’agenzia Aicos e lo studio legale Colosimo, guidato proprio dallo zio. In una mail mostrata da Mottola, la deputata invia una lettera legale firmata dal cugino Francesco, figlio di Paolo. «Non ho mai fatto da intermediaria, avrò solo girato una mail. Io non ho mai incontrato mio zio», replica la presidente dell’Antimafia. Che, riguardo al disegno di legge firmato da alcuni parlamentari di maggioranza che prevede l’obbligo di astensione per i membri della Commissione con possibili conflitti di interesse — la norma “anti Scarpinato e De Raho”, denunciano le opposizioni — dice: «Se la Commissione dovesse trattare vicende connesse a mio zio, mi asterrei».