Giustizia, Mastella: "Nordio cita il mio caso ma con la riforma non c'entra. Non dico come voterò”
di Serena RiformatoClemente Mastella, ex ministro della Giustizia e oggi sindaco di Benevento, sulla separazione delle carriere risponde da democristiano in purezza: “Ho deciso cosa voterò, certo, ma non ho intenzione di dirlo”.
Eppure il Guardasigilli Carlo Nordio l’ha citata come caso di scuola per promuovere la riforma: il governo Prodi, ha detto, cadde perché lei fu indagato per accuse rivelatesi infondate.
“Ringrazio Nordio, ma non so che attinenza abbia la mia storia con la separazione delle carriere. Io sono stato giudicato e riconosciuto innocente – ma lo ero già prima – dopo 11 anni. L’attesa è drammatica, un omicidio politico. Io mica sono mai tornato a fare il ministro. Questo è il problema: i tempi”.
Quindi cosa pensa di questa legge costituzionale nel complesso?
“Non mi appassiona, non affronta le difficoltà reali, la durata e l'organizzazione giudiziaria, che è ancora abbastanza arcaica in molti aspetti. L'unico punto forse apprezzabile, e però mi pare che sia un po' farraginoso, è ritocca…
Clemente Mastella, ex ministro della Giustizia e oggi sindaco di Benevento, sulla separazione delle carriere risponde da democristiano in purezza: “Ho deciso cosa voterò, certo, ma non ho intenzione di dirlo”.
Eppure il Guardasigilli Carlo Nordio l’ha citata come caso di scuola per promuovere la riforma: il governo Prodi, ha detto, cadde perché lei fu indagato per accuse rivelatesi infondate.
“Ringrazio Nordio, ma non so che attinenza abbia la mia storia con la separazione delle carriere. Io sono stato giudicato e riconosciuto innocente – ma lo ero già prima – dopo 11 anni. L’attesa è drammatica, un omicidio politico. Io mica sono mai tornato a fare il ministro. Questo è il problema: i tempi”.
Quindi cosa pensa di questa legge costituzionale nel complesso?
“Non mi appassiona, non affronta le difficoltà reali, la durata e l'organizzazione giudiziaria, che è ancora abbastanza arcaica in molti aspetti. L'unico punto forse apprezzabile, e però mi pare che sia un po' farraginoso, è ritoccare il modo con il quale vengono giudicati i magistrati, per smorzare questa sorta di impunità delle toghe pure quando sbagliano”.
Rispetto ai passaggi di carriera tra giudice e pm, lei da Guardasigilli riallargò le maglie dopo la stretta di Castelli.
“Sì, ma introdussi anche il limite di otto anni per il ruolo di procuratore capo. E questo, a suo tempo, mi ha creato tanta, tanta ostilità da parte di magistrati".
Ora non va più tanto di moda dimettersi per le inchieste, se guarda ai casi Santanchè e Delmastro. È cambiata la sensibilità?
“A quanto pare. Io avevo e ho una forte sensibilità istituzionale per la mia tradizione cattolico-democratica. Dopo aver annunciato le dimissioni, sono andato fino in fondo”.
Davvero non vuole dire come voterà al referendum confermativo?
“No, per ora rimango reticente”.
Il suo giudizio sulla riforma sembra abbastanza negativo. Perché questa reticenza?
“Sono stato anche ministro della Giustizia, si possono fare delle valutazioni, dei ragionamenti, ma ritengo giusto che il voto rimanga segreto”.
Non sarà che non vuole dare un dispiacere a Pd e M5S perché in Campania siete insieme alle prossime regionali?
“No, di quello non mi importa, ho sempre detto la mia in libertà. Quando ho dovuto esprimermi in controtendenza l'ho sempre fatto senza nessun problema”.
Il M5S voleva smantellare tutto e ora corre con lei, un veterano della politica. Non è ironico?
“Possiamo dirla così: porto i voti dei più anziani. E in questo Paese sono il doppio dei giovani”.
Ha definito Roberto Fico “il più democristiano dei Cinquestelle”. Cioè?
“Per me la Dc era compromesso, mitigare le asprezze, addolcire gli angoli, smussare quello che c’è da smussare”.
E Fico può farlo?
“Oggettivamente sì”.