Articolo 6 del codice di comportamento del Garante: «Il dipendente si adopera per prevenire situazioni di conflitti di interesse. Si astiene dal partecipare ad attività o decisioni che determinano il conflitto». Gira attorno a questa norma gran parte del caso politico che si è alzato, dopo le denunce di Report e gli articoli di questo e altri giornali, attorno al Garante della privacy: i quattro membri del collegio hanno davvero sempre rispettato la norma sul conflitto di interessi? O invece – in quella rete di relazioni, fedeltà politiche e amicizie d’affari – in diverse occasioni hanno violato quei principi?
Al centro del dibattito c’è Agostino Ghiglia, ex dirigente del Fronte della gioventù, oggi in quota Fratelli d’Italia. Da garante dei dati personali, appare piuttosto garante dei dati del suo partito. Come testimonia più di un episodio. La pietra dello scandalo è la multa da 150 mila euro a Report per la pubblicazione dell’audio tra l’ex ministro Sangiuliano e la moglie. Il gior…
Articolo 6 del codice di comportamento del Garante: «Il dipendente si adopera per prevenire situazioni di conflitti di interesse. Si astiene dal partecipare ad attività o decisioni che determinano il conflitto». Gira attorno a questa norma gran parte del caso politico che si è alzato, dopo le denunce di Report e gli articoli di questo e altri giornali, attorno al Garante della privacy: i quattro membri del collegio hanno davvero sempre rispettato la norma sul conflitto di interessi? O invece – in quella rete di relazioni, fedeltà politiche e amicizie d’affari – in diverse occasioni hanno violato quei principi?
Al centro del dibattito c’è Agostino Ghiglia, ex dirigente del Fronte della gioventù, oggi in quota Fratelli d’Italia. Da garante dei dati personali, appare piuttosto garante dei dati del suo partito. Come testimonia più di un episodio. La pietra dello scandalo è la multa da 150 mila euro a Report per la pubblicazione dell’audio tra l’ex ministro Sangiuliano e la moglie. Il giorno prima della delibera, Ghiglia viene ripreso mentre entra in via della Scrofa, quartier generale di FdI, per incontrare Arianna Meloni. Agli uffici scrive: «Domani vado da Arianna». Perché quel vertice con Arianna? «Un incontro casuale» dirà lui, in una versione che non torna con i messaggi che aveva inviato. Ancora, giugno 2024: il servizio di Fanpage sui giovani di Fratelli d’Italia. Cori fascisti, saluti romani, un evento politico. Gli uffici del Garante pensano a un’archiviazione. Ma Ghiglia si oppone, definisce il raduno «luogo privato» e chiede la sanzione ai giornalisti. A sostenerlo c’è la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni, giurista e accademica nominata in quota Lega. È lei, nel Collegio, a bilanciare la maggioranza: insieme formano l’asse politico dell’Autorità.
Cerrina Feroni, professoressa fiorentina, in poco tempo è diventata regina dei salotti romani. Cerca e trova sponde dentro FdI, sogna un posto alla Consulta. È lei durante il Covid a diventare alfiera dei provvedimenti cari ai no vax. Lei a tenere alta la bandiera anche dopo (c’è il caso di un obbligo vaccinale in Puglia), ancora lei a partecipare a manifestazioni di quei movimenti. È lei a offrire a uno dei suoi ministri di riferimento, Matteo Salvini, il parere al decreto anti Uber, per la gioia della lobby dei tassisti. Decreto poi annullato dal Tar del Lazio per gravi omissioni in tema di privacy: gli autisti di Uber sarebbero stati costretti a schedare i passeggeri. E ancora: Asl di Torino. In un’intercettazione, la cugina di Ghiglia, dirigente sanitaria, parla della «multa da 5.000 euro» che «ci farà mio cugino Ago». Il provvedimento ci sarà. E Ghiglia non si astiene. Oppure: in Parlamento, i parlamentari di Iv Boschi e Bonifazi chiedono conto dei lavori di ristrutturazione della casa di Giorgia Meloni. Ghiglia si muove, solorte. Chiede «con urgenza» agli uffici se «qualcosa si può coprire» in nome della privacy. Infine: Fratelli di Chat, il libro del giornalista del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini sulle chat interne di FdI. Alla vigilia dell’uscita, Ghiglia scrive agli uffici: «Mi serve un approfondimento serio». Coinvolge anche Cristiana Luciani, dirigente e moglie del deputato di FdI Luca Sbardella. Dopo sei giorni – un record rispetto ai venti mesi medi dei procedimenti analoghi – l’editore riceve un ammonimento. Segue il caso in prima persona Fabio Mattei, allora segretario generale del Garante, che secondo Report avrebbe però aiutato a redigere il ricorso contro il libro al ministero della Difesa. Ministero dove qualche settimana dopo andrà a lavorare.
Ma Ghiglia e Cerrina non sono i soli nel mirino. Con l’ufficio travolto anche dal tema delle spese (tra viaggi in business e parrucchiere e cene di lusso in note spese), c’è il caso di Guido Scorza, avvocato indicato dal M5S: era socio dello studio legale E-Lex, specializzato in diritto dell’informatica e privacy. Scorza ha partecipato a deliberazioni su soggetti assistiti in passato dal suo studio. Ha detto a Repubblica di aver interrotto ogni rapporto con lo studio, dove però lavora sua moglie, prima dell’incarico. E di essersi astenuto quando sapeva che erano loro a difendere alcuni clienti. «Ma in alcuni casi ho saputo solo dopo aver deciso», ha ammesso parlando però di decisioni all’unanimità e quindi di un voto non cruciale. In caso di parità vale doppio il voto del presidente, il professor Pasquale Stanzione, scelto nel 2020 su indicazione del Pd. Stanzione è maestro accademico degli avvocati di Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura che ha insegnato nel corso di giornalismo dell’Università di Salerno diretto da Stanzione. Ciò nonostante, Stanzione non ha ritenuto di astenersi sul caso Sangiuliano. Così come – ha spiegato a Report – non vede niente di strano ad avere come consigliere giuridico Giovanni Sciancalepore, nominato due giorni dopo aver presieduto la commissione che aveva promosso la nipote dello stesso presidente.