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Privacy, bufera sull’authority: per l’opposizione va azzerata. Meloni: “Nomine vostre”

(ansa)

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I componenti della giunta intenzionati a restare. Sì di Donzelli allo scioglimento. Mollicone (FdI) contro Report: “Giornalismo militante e macchina del fango”
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Chissà cosa ne penserà da lassù Stefano Rodotà. Agli inizi (1997-2005) il Garante della privacy era lui. Dopo la nuova puntata di Report, che continua a smascherare i rapporti di Agostino Ghiglia — uno dei quattro eletti dal Parlamento nell’authority sui dati personali — e Fratelli d’Italia, riesplode fragorosa la questione dei conflitti interessi in Italia.

Elly Schlein, la segretaria del Pd, ha chiesto l’azzeramento dell’intero consiglio: «Sta emergendo un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione dell’Autorità Garante per la Privacy che rende necessario un segnale forte di discontinuità. Penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio». È quanto pensano anche Cinquestelle e Avs. Sigfrido Ranucci ha messo d’accordo l’intera opposizione.

I giornalisti alle 13,30 intercettano la pre…

Chissà cosa ne penserà da lassù Stefano Rodotà. Agli inizi (1997-2005) il Garante della privacy era lui. Dopo la nuova puntata di Report, che continua a smascherare i rapporti di Agostino Ghiglia — uno dei quattro eletti dal Parlamento nell’authority sui dati personali — e Fratelli d’Italia, riesplode fragorosa la questione dei conflitti interessi in Italia.

Elly Schlein, la segretaria del Pd, ha chiesto l’azzeramento dell’intero consiglio: «Sta emergendo un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione dell’Autorità Garante per la Privacy che rende necessario un segnale forte di discontinuità. Penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio». È quanto pensano anche Cinquestelle e Avs. Sigfrido Ranucci ha messo d’accordo l’intera opposizione.

I giornalisti alle 13,30 intercettano la premier Giorgia Meloni a Fiumicino. Sta per salire sull’aereo che la porterà a Bari per la campagna elettorale per la Puglia. Cosa ne pensa della richieste delle sinistre? Risponde beffarda: «Pd e Cinquestelle allora potevano scegliere meglio, ora non se la possono prendere con me». L’attuale collegio è infatti entrato in carica nel 2020, ai tempi del governo giallorosso, e ha ancora due anni di mandato davanti. Poi ci tiene a precisare che non è materia governativa: «L’autorità è eletta dal Parlamento, non abbiamo competenza sulla possibilità di azzerare. È una decisione che casomai spetta al collegio. Il presidente è in quota Pd, dire che sia pressato da un governo di centrodestra mi pare ridicolo».

«Parole figlie dell’ipocrisia» l’attacca nel pomeriggio in aula alla Camera, Giuseppe Conte. «Le istituzioni di garanzia non possono diventare succursali di partito o di Colle Oppio. Meloni dichiara di non avere competenza sull’azzeramento. Quanta ipocrisia. C’era competenza quando si scambiava i messaggini con Ghiglia».

Più tardi Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, precisa la linea: «La nostra coerenza resta la stessa di sempre: favorevoli, con grande slancio e giubilo, allo scioglimento di qualsiasi ente o autorità nominata dalla sinistra. Ma la vera domanda è un’altra: ci sono altre colpe per la privacy da espiare, oltre a quella di aver avuto l’ardire di sanzionare l’intoccabile Report? Chi tocca Report subisce il metodo Report, fatto di pedinamenti, controlli ossessivi e macchina del fango».

Ora l’inchiesta del programma di Raitre, nelle puntate del 2 e 9 novembre, nasce da una circostanza che però riguarda Ghiglia, che il giorno prima della multa inflitta dal Garante sul caso Sangiuliano a Sigfrido Ranucci e alla sua redazione era passato per via della Scrofa, la sede nazionale di FdI. Infatti Ranucci ieri è intervenuto: «Nel collegio del Garante ci sono anche uno della Lega e uno di Fratelli d’Italia, anzi l’unico organico a Fratelli d’Italia è proprio Ghiglia mi pare, ex Fronte della Gioventù, candidato dal 2013 al 2019. Detto questo, la frase della premier è corretta dal punto di vista istituzionale: spetta a loro dimettersi». Il Pd ha comunque presentato al Senato un’interrogazione in cui chiede: «Cosa fa il governo per garantire che il lavoro dell’Authority venga svolto nell’interesse della collettività?».

Nel frattempo a Montecitorio si discute la mozione unitaria delle opposizioni sulla libertà di stampa per impegnare il governo ad adottare iniziative come la direttiva Ue contro le querele temerarie. «Riporteremo in Parlamento la nostra proposta di legge sul conflitto di interesse, per estirpare la malapianta di una politica opaca e clientelare», annuncia Conte. Schlein: «Concordo. È necessario regolare i conflitti di interesse».

Ma è il presidente FdI della commissione Cultura, Federico Mollicone, a tornare alla carica di Report: «Rinnovo sincera solidarietà a Ranucci, ma questo non ci impedisce di criticare il format che vuole impedire al centrodestra di governare e di nominare secondo la legge persone che riteniamo meritevoli. Presenteremo una mozione di maggioranza a tutela del buon giornalismo, della vera imparzialità e del vero pluralismo». E ancora: «Quello di Report e di altre testate che si oppongono a questo governo non è giornalismo d’inchiesta o non lo è sempre, nella stragrande maggioranza delle volte, è giornalismo militante, che stalkerizza e accusa in modo scorretto, fuorviante, falso, unicamente esponenti di maggioranza e tecnici nominati dall’esecutivo».

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