“Una lavoratrice attaccata in maniera poco dignitosa!”. Di più: “Una lavoratrice discriminata!”. Anzi: “Una lavoratrice oggetto di una campagna diffamatoria!”. In una saletta di un famoso hotel di fianco alla Camera dei deputati, il sindacato di destra Ugl alza le barricate in difesa della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, che il moderatore Massimo Maria Morosini chiama incautamente “maestra”. Se lo sentisse l’interessata. Ma l’interessata non c’è: “Ora è a Buenos Aires, sono sempre stata in contatto con lei in queste settimane per ricostruire la vicenda”, racconta Ada Fichera, direttrice di Pagine Libere, la rivista bimestrale legata a Ugl, e prima ancora, “manifesto identitario” dell’antenata Cisnal, il sindacato del Movimento Sociale Italiano. “Non è video-collegata perché questa storia non riguarda solo lei, è il primo caso ma ne possono seguire altri”. Il caso di una lavoratrice “abbandonata dai sindacati nel momento di maggiore bisogno”. Vittima di un "eccessivo accaniment…
“Una lavoratrice attaccata in maniera poco dignitosa!”. Di più: “Una lavoratrice discriminata!”. Anzi: “Una lavoratrice oggetto di una campagna diffamatoria!”. In una saletta di un famoso hotel di fianco alla Camera dei deputati, il sindacato di destra Ugl alza le barricate in difesa della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, che il moderatore Massimo Maria Morosini chiama incautamente “maestra”. Se lo sentisse l’interessata. Ma l’interessata non c’è: “Ora è a Buenos Aires, sono sempre stata in contatto con lei in queste settimane per ricostruire la vicenda”, racconta Ada Fichera, direttrice di Pagine Libere, la rivista bimestrale legata a Ugl, e prima ancora, “manifesto identitario” dell’antenata Cisnal, il sindacato del Movimento Sociale Italiano. “Non è video-collegata perché questa storia non riguarda solo lei, è il primo caso ma ne possono seguire altri”. Il caso di una lavoratrice “abbandonata dai sindacati nel momento di maggiore bisogno”. Vittima di un "eccessivo accanimento" motivato da “prese di posizione ideologiche”, fa eco Giuseppe Mosa, consulente legale della sigla.
Nella saletta, una ventina di persone, perlopiù iscritti alla sigla e pochi giornalisti, non c’è Venezi, no, e non c’è nemmeno nessun politico: “È stata una nostra scelta, la questione è sindacale”, spiega Fichera.
Nella contro-narrazione di Ugl è carta straccia il comunicato con il quale l’orchestra della Fenice ha contestato la nomina di Venezi perché “il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo”. Ma se “ha anche scritto quattro libri divulgativi”, chiosa Mosa. “Orchestrali e maestranze devono suonare, non scioperare per dire che qualcosa non funziona”, si sgola Francesco Paolo Capone, segretario del sindacato. Le rimostranze di professori e professoresse di musica di comprovata esperienza sono irrilevanti: “L’unico che può valutare è il pubblico! Potevano criticarla dopo averla fatta suonare”.
Non solo, argomenta Claudio Rascel, responsabile di Ugl Creativi, “se facciamo decidere gli orchestrali, a chi altro dobbiamo chiedere l’autorizzazione? Ai fonici, ai tecnici, alle maschere in sala?”. Qua si rischia grosso: “La morte dell’arte! La morte di un mondo!”, scandisce il produttore. Sipario.