Di Biase: “Senza consenso è stupro, basta colpevolizzare le vittime. Una vittoria delle due leader”
di Serena RiformatoMichela Di Biase, deputata Pd, risponde al telefono con la voce un po’ emozionata. Insieme alla collega di FdI Carolina Varchi è la correlatrice della proposta di legge che riscrive il reato di violenza sessuale: la commissione Giustizia alla Camera ha appena liquidato il testo, da lunedì si va in aula. Grazie a un emendamento delle due relatrici – frutto di un accordo tra la segretaria Pd Elly Schlein e la premier Giorgia Meloni – da ieri contiene una piccola rivoluzione.
Sarà violenza sessuale senza “consenso libero e attuale”. Che cosa vuol dire?
“Libero è chiaro: non deve essere estorto. Attuale: deve durare durante tutto l’arco del rapporto sessuale: in qualsiasi momento una donna può cambiare idea. Non è esplicitato, ma varrà la definizione di consenso della Convenzione di Istanbul, al quale si rifanno tutte le sentenze della Corte di Cassazione. Con questa modifica, lo dirà anche la legge: senza consenso è stupro”.
Una consapevolezza sufficientemente diffusa?
“Modifichiamo il …
Michela Di Biase, deputata Pd, risponde al telefono con la voce un po’ emozionata. Insieme alla collega di FdI Carolina Varchi è la correlatrice della proposta di legge che riscrive il reato di violenza sessuale: la commissione Giustizia alla Camera ha appena liquidato il testo, da lunedì si va in aula. Grazie a un emendamento delle due relatrici – frutto di un accordo tra la segretaria Pd Elly Schlein e la premier Giorgia Meloni – da ieri contiene una piccola rivoluzione.
Sarà violenza sessuale senza “consenso libero e attuale”. Che cosa vuol dire?
“Libero è chiaro: non deve essere estorto. Attuale: deve durare durante tutto l’arco del rapporto sessuale: in qualsiasi momento una donna può cambiare idea. Non è esplicitato, ma varrà la definizione di consenso della Convenzione di Istanbul, al quale si rifanno tutte le sentenze della Corte di Cassazione. Con questa modifica, lo dirà anche la legge: senza consenso è stupro”.
Una consapevolezza sufficientemente diffusa?
“Modifichiamo il Codice penale, ma cerchiamo di cambiare il paradigma culturale. Non vogliamo assistere mai più a processi per violenza sessuale in cui la donna che denuncia viene colpevolizzata ulteriormente”.
Magari con domande shock.
"Si ricorda delle turiste di Firenze che avevano denunciato due carabinieri? Gli avvocati chiesero: ‘subisce il fascino della divisa?’. Non avranno più spazio queste insinuazioni oscene. L’unica domanda potrà essere: ma lei ha dato il suo consenso? Finalmente si adegua la normativa italiana a quella di tante altre nazioni”.
Com’è nato l’accordo tra Meloni e Schlein?
“Da anni sulla violenza di genere lavoriamo per la costruzione di intese bipartisan. È una grande vittoria, possibile grazie a due donne leader. La segreteria e la presidente del Consiglio, a capo dei due più grandi partiti del Paese, hanno deciso di dialogare su questi temi. Per il bene delle altre donne. Ed è così che continueremo a fare”.
Una versione precedente del testo parlava di “consenso espresso”, avvicinandosi di più al modello spagnolo della legge “solo sì è sì”. Ci sono stati dei dubbi?
“Naturalmente la norma è frutto di una sintesi, di un serrato lavoro di confronto tra le parti politiche. È una battaglia vinta, e ne sono molto soddisfatta. Abbiamo fatto un lungo ciclo di audizioni, tra professori ordinari, pubblici ministeri, giudici, avvocati, associazioni: tutti ci hanno detto quanto sia fondamentale questo cambiamento. E ci tengo a sottolineare anche l’importanza dell’attivismo: le grandi battaglie, lo sanno le nostre madri, sono sempre state condotte – e vinte – grazie all’unione tra le forze presenti in Parlamento e chi lavora agli stessi obiettivi là fuori”.
Mentre si metteva a punto l’intesa Pd-FdI sul consenso, in aula il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara accusava le opposizioni di strumentalizzare i femminicidi per attaccare la destra.
“Trovo assurdo l’intervento del ministro, a partire dal tono, inaccettabile per che ricopre il suo ruolo. È un terreno sul quale bisognerebbe abbandonare le ideologie. Ed è fondamentale partire proprio dai ragazzi. Noi abbiamo lavorato in maniera costruttiva, distanti dalle polemiche. Mi auguro che si faccia lo stesso con l’educazione sessuo-affettiva”.