«È il governo a riempirsi la bocca con la lotta ai femminicidi e a ostacolare poi la risorsa di primo livello più importante per il contrasto alla violenza di genere». Così la pensa Monica Pasquino, presidente di Educare alle differenze, rete di associazioni che da oltre 10 anni lavora nelle scuole.
Ma perché la destra c’è l’ha tanto con l’educazione sessuo-affettiva?
«Perché ha paura della libertà. Vuole una scuola che imponga una sola morale, non una che crei una cittadinanza plurale. È la prima volta nella storia della scuola repubblicana che viene vietato un contenuto alla materna e alle elementari».
Perché è sbagliato il divieto?
«Perché è proprio quando ci si divide nei colori rosa e azzurro, quando si indicano mestieri di cura e mestieri di forza che vanno invece aperti immaginari, possibilità, smontati ruoli e pregiudizi. Con obiettivi adatti a quella età».
E perché non va bene il consenso informato alle secondarie?
«Anzitutto perché allarga le disuguaglianze invece di ridu…
«È il governo a riempirsi la bocca con la lotta ai femminicidi e a ostacolare poi la risorsa di primo livello più importante per il contrasto alla violenza di genere». Così la pensa Monica Pasquino, presidente di Educare alle differenze, rete di associazioni che da oltre 10 anni lavora nelle scuole.
Ma perché la destra c’è l’ha tanto con l’educazione sessuo-affettiva?
«Perché ha paura della libertà. Vuole una scuola che imponga una sola morale, non una che crei una cittadinanza plurale. È la prima volta nella storia della scuola repubblicana che viene vietato un contenuto alla materna e alle elementari».
Perché è sbagliato il divieto?
«Perché è proprio quando ci si divide nei colori rosa e azzurro, quando si indicano mestieri di cura e mestieri di forza che vanno invece aperti immaginari, possibilità, smontati ruoli e pregiudizi. Con obiettivi adatti a quella età».
E perché non va bene il consenso informato alle secondarie?
«Anzitutto perché allarga le disuguaglianze invece di ridurle: avremo figli di famiglie più aperte che beneficeranno dei progetti e studenti che vivono in contesti più fragili, vittime di tabù o di violenza in casa che ne saranno esclusi. Non è facile parlare di sessualità in famiglia. Dopo le attività in classe, in cui si pongono domande, si lavora sulle parole con cui ci si offende, sul modo in cui si giudica il proprio corpo e quello altrui, sui desideri e limiti, sugli amori tossici, la gelosia e il controllo, i genitori ci ringraziano. Ma c’è anche un’altra ragione di contrarietà».
Quale?
«Il ddl offende la libertà d’insegnamento e l’autorevolezza dei docenti e che scelgono in modo competente gli obiettivi educativi per rispondere ai bisogni della propria comunità».
L’Italia è tra i 7 Paesi europei senza una legge che obblighi all’educazione sessuale. I critici dicono che altrove però non sono calati i femminicidi.
«Il femminicidio è solo l’atto estremo. Nei paesi in cui si fa educazione sessuo-affettiva il gender gap e le malattie sessualmente trasmissibili sono minori mentre aumenta l’età dei primi rapporti sessuali».
Valditara dice: “Bastano i programmi scolastici ”. È così?
«No, non basta la biologia, la contraccezione. Come spiegano le linee guida dell’Oms serve un approccio globale all’educazione sessuo-affettiva che guardi alle relazioni e al consenso, una parola che Valditara non usa e che invece interroga e mette in crisi i rapporti di potere all’interno delle coppie. Anche la sua “educazione al rispetto” sembra più che altro una forma di galanteria. Valditara non riconosce l’aspetto sistemico della violenza di genere. Non è devianza individuale o raptus. Finché non si capisce, si continuerà solo a inasprire le pene».
La maggioranza e il governo agitano il tema del “gender”.
«Lo fanno per creare allarme sociale e intimorire genitori già spaventati perché le nuove generazioni vivono in un’epoca complessa, mostrano segni di malessere importanti. Ma quando c’è paura, c’è silenzio. E nel silenzio aumentano discriminazioni e violenza».