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La cena per acquistare la sezione di Berlinguer: l’operazione di Schlein per salvare le sedi Pd

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In poche settimane sono stati raccolti i 50 mila euro necessari per l’acconto e ora prosegue il crowdfunding per pagare le rate del mutuo da 250 mila euro per lo storico luogo del Pci, ora circolo dem
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Davanti a un piatto con due olive ascolane e una crocchetta di patate, Laura Berlinguer, la figlia più piccola dell’allora segretario del Pci, ricorda quelle mattine elettorali in cui tutta la famiglia si recava in processione alla mitica sezione di Ponte Milvio: «Papà andava lì la mattina presto a “prendere le preferenze”, ossia l’indicazione di chi andava votato, dai dirigenti della sezione. Lo ricordo perché mamma lo accompagnava ed erano le uniche occasioni in cui andava insieme a lui al partito». In una sperduta pizzeria sulla Giustiniana, periferia nord di Roma, si celebra un evento significativo: grazie al crowdfunding, come si dice ora, ovvero all’antica pratica della “colletta fra i compagni”, i militanti Pd del quindicesimo municipio hanno salvato la storica sezione del partito comunista (ora circolo dem) di Ponte Milvio. Sono riusciti in poche settimane a raggranellare i 50 mila euro necessari per l’acconto e ora proseguono la raccolta per pagare le rate del mutuo da 250 mi…

Davanti a un piatto con due olive ascolane e una crocchetta di patate, Laura Berlinguer, la figlia più piccola dell’allora segretario del Pci, ricorda quelle mattine elettorali in cui tutta la famiglia si recava in processione alla mitica sezione di Ponte Milvio: «Papà andava lì la mattina presto a “prendere le preferenze”, ossia l’indicazione di chi andava votato, dai dirigenti della sezione. Lo ricordo perché mamma lo accompagnava ed erano le uniche occasioni in cui andava insieme a lui al partito». In una sperduta pizzeria sulla Giustiniana, periferia nord di Roma, si celebra un evento significativo: grazie al crowdfunding, come si dice ora, ovvero all’antica pratica della “colletta fra i compagni”, i militanti Pd del quindicesimo municipio hanno salvato la storica sezione del partito comunista (ora circolo dem) di Ponte Milvio. Sono riusciti in poche settimane a raggranellare i 50 mila euro necessari per l’acconto e ora proseguono la raccolta per pagare le rate del mutuo da 250 mila euro.

Un segno dei tempi in controtendenza rispetto a un’era di smobilitazione dei partiti di massa e delle loro strutture fisiche, di politica fatta sui social, ma è proprio questa la svolta che Elly Schlein vuole dare al Pd, una direzione ostinata e contraria di rinnovata presenza sul territorio. Ma ci arriveremo. Intanto però al tavolo hanno portato due tranci di pizza ed è arrivata l’altra sorella, Bianca Berlinguer, che allarga il ricordo al quartiere: «Noi ci andammo a vivere nel 1973 e bisogna immaginarlo molto diverso da oggi. Ponte Milvio era la zona popolare e comunista, mentre Vigna Stelluti e Vigna Clara erano proprio di destra, diciamo fasciste. Noi, a via Ronciglione, stavamo a metà, sul confine. In quegli anni di terrorismo, la nostra strada era presidiata dalla sicurezza del partito e talvolta finiva che i compagni venissero a rifugiarsi sotto casa perché inseguiti dai fasci di Vigna Clara». Anche Bianca conferma il rito mattutino delle elezioni a casa Berlinguer: «Il partito diceva sempre che bisognava andare ai seggi prestissimo, appena aprivano. Non sia mai che capitasse qualcosa, "magari uno muore e non riesce a votare”…la mentalità era quella».

La sezione di Ponte Milvio, come quella di via dei Giubbonari in centro, è uno dei topos simbolici sulla mappa della città, dove generazioni di comunisti sono cresciuti considerandola come una seconda – talvolta anche prima – casa. In questa serata di “riconquista” della sede, che rischiava di finire all’asta e diventare uno dei tanti locali della movida che infestano la zona, il tesoriere del Pd Michele Fina ci spiega come si è potuti arrivare a questa situazione: «Il Partito democratico nasce senza proprietà, nel senso che Ds e Margherita decisero di non conferire i loro immobili al nuovo partito. Persino la sede nazionale del Nazareno non è nostra ma siamo in affitto dai padri Scolopi. In tutta Italia nacquero così decine di associazioni e fondazioni che detenevano la proprietà delle sezioni, ma dopo 20 anni la situazione era totalmente fuori controllo, con un’infinità di problemi legali, debiti accumulati, affitti non pagati: Siamo arrivati a un passo da mettere all’asta l’intero patrimonio storico».

A quel punto, di fronte al baratro, lo scatto di reni, con il Nazareno che decide di aiutare le federazioni provinciali e la base che risponde all’appello con una mobilitazione dal basso e la raccolta fondi. Anche ieri sera, alla cena, c’è chi dà dieci euro, chi cento e chi mille. La situazione del bilancio nazionale si raddrizza di pari passo: quest’anno il Pd ha rotto la barriera dei 10 milioni di euro raccolti grazie al 2X1000, un record tra i partiti italiani, e dopo otto anni gli 88 dipendenti rimasti escono dalla cassa integrazione. Nel piccolo mondo di Ponte Milvio la situazione appare in risalita, come racconta il giovane segretario del circolo, Giovanni Andrea Cerrina: «Adesso siamo arrivati a 200 iscritti, negli ultimi due anni sono in crescita costante, anche sul lato giovanile. Non è stato facile all’inizio convincere tante persone a mettere mano al portafoglio, ma io ci ho creduto da subito perché conosco bene il nostro partito e non avevo dubbi che tutti ci avrebbero dato una mano».

Ci spostiamo in un altro tavolo dove i capelli sono tutti bianchi. Nel frattempo, nei piatti di plastica compostabile è stata servita una decente pasta alla Norma. Qualche bicchiere di birra lascia la briglia libera ai ricordi. Marco Durazzo ci tiene a far presente che «nella sezione c’era anche una cellula di operai della Fiat, che a Saxa Rubra all’epoca aveva una fabbrica. Amos Bigonzi, un operaio della catena di montaggio Fiat, fu uno dei segretari di sezione, che sapeva unire intellettuali e lavoratori a discutere insieme». E che discussioni, talvolta molto accese anche se nessuno rammenta scontri fisici. Ma alcuni passaggi furono certamente drammatici.

Il “senatore” della sezione e custode dei ricordi, che tutti ascoltano in religioso silenzio, è Giovanni Carapella, giovanissimo segretario di 23 anni quando tra gli iscritti c’era Enrico Berlinguer: «Nel 1969 ci fu la radiazione del gruppo del Manifesto, che da noi aveva molti aderenti, pensate che nel direttivo della sezione c’era la stessa Luciana Castellina. Fu brutta, ma mai come lo strappo da Mosca, con compagni e famiglie lacerate. Venne pure Giampaolo Pansa a seguire i nostri dibattiti. L’altro momento intenso fu la svolta della Bolognina e tenete presente, per capire, che in sezione il No alla scomparsa del Pci ebbe il 70 per cento».

Proprio in quei giorni turbolenti, quando il futuro del partito sembrava nero e senza speranza, con i partiti comunisti che finivano nella polvere, Carapella prese una decisione provvidenziale: «Portai in salvo a casa mia tutto l’archivio, foto e verbali compresi». Grazie anche a quell’atto solitario oggi tutti possono consultarlo e, oltre alle belle fotografie messe online sul sito della sezione, riemergono vecchi verbali polverosi che ci riportano a un partito bacchettone e rigidissimo nei suoi canoni morali. «Ho trovato un verbale di un direttivo – scherza un altro – in cui due compagni erano stati sospesi perché trovati a baciarsi».

Sono anni gloriosi, di grandi personalità che passano ore in sezione. A Ponte Milvio venne presentata la candidatura di Altiero Spinelli, c’è ancora una sua foto che arringa la piazza dove c’era (e c’è) una farmacia. Qui era iscritto un giovane comunista che farà strada, Giuliano Ferrara. Qui veniva spesso il leggendario Luigi Petroselli, primo sindaco comunista di Roma, che da segretario della federazione passava a presentare – a discutere – le liste per il Parlamento. «Una volta – prosegue Carapella – fece sfogare tutti per ore. Ci si accapigliò molto sulla candidatura della prima ballerina dell’Opera di Roma. Poi Petroselli chiuse il dibattito con queste parole: fate pure quello che vi pare, ma dovete votare tutti Mario Pochetti». Era un partito così, c’era il centralismo democratico.

Nel frattempo i camerieri sgombrano i tavoli ed è l’ora dei discorsi e dei ringraziamenti. Elly Schlein rivendica di aver indirizzato il Pd su una direzione nuova: «Voglio un partito che torni sempre di più in mezzo alle persone. Dobbiamo essere visti, non soltanto da quelli che già ci guardano ma anche da quelli che inciampano sulla nostra insistenza, che trovano la nostra porta aperta, notano l’insegna della nostra sezione, trovano qualcuno che gli allunga un volantino e magari lo aiuta nella sua difficoltà quotidiana».

Il paradosso è proprio questo, una segreteria guidata da una giovane donna, che non era nemmeno iscritta al Pd, e che ora punta all’antico «radicamento sul territorio». Il contrario del partito liquido, del comitato elettorale che vive solo sui social. «Forse – ipotizza il sindaco Gualtieri – serviva uscire dalla generazione dei dirigenti post-comunisti per vedere meglio le cose da una prospettiva più distante, per smetterla finalmente con le stupidaggini dell’antipolitica».

Ma alla fine, al di là della nostalgia, dell’amarcord, del Berlinguer ti voglio bene, serve a qualcosa riaprire queste sezioni? Ci va qualcuno? Lo chiediamo a chi, in teoria, è più distante sia anagraficamente sia culturalmente dal vecchio mondo antico: Guglielmo Masini, giovane veneto responsabile della comunicazione sui social del partito democratico. «Vale il discorso dei giornali di carta o dei libri, il digitale non li ha cancellati ma fanno parte di un ecosistema integrato. All’inizio dell’era digitale c’era l’illusione che la politica potesse a fare a meno delle interazioni umane, ma ormai vediamo tutti i limiti di questo approccio. Oltretutto i social sono in mano a miliardari che decidono loro cosa mostrare, con quale volume di voce. Aprire le sedi e frequentarle è una forma di resistenza a questo potere assoluto dell’algoritmo». E anche le battaglie cambiano, al passo con i tempi. «All’epoca – scherza Marco Durazzo – facevamo la battaglia per rivitalizzare Ponte Milvio, che era una zona morta. Adesso facciamo la guerra alla movida».

A proposito di interazioni umane, è arrivata al microfono Sabrina Borgioni, 17 anni (“e mezzo”, precisa lei), segretaria dei giovani dem del XV municipio. Racconta di aver iniziato a frequentare la sezione a 13 anni, «noi ci andiamo a studiare, ci andiamo a ridere, a crescere insieme. Io ci ho incontrato il mio migliore amico, che purtroppo è venuto a mancare. E ancora adesso, appeno varco la soglia della sezione, sento la sua energia intorno a me». Lo dice senza lacrime, ma i vecchi compagni si commuovono lo stesso ascoltandola. Forse le sezioni chiuderanno un giorno, forse Sabrina non farà in tempo a passare il testimone a qualcuno a cui ricordare i tempi di Elly Schlein. Ma, come dice quel film, quel giorno non è oggi.

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