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“Usate i femminicidi”: bufera su Valditara. Stupri, intesa Pd-FdI

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Protesta alla Camera, slitta il ddl sull’educazione sessuo-affettiva in classe. Telefonate Schlein-Meloni sul consenso libero e attuale
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ROMA – Alla fine di una giornata accesa dallo scontro durissimo alla Camera per le parole rivolte alle opposizioni dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, piombato a Montecitorio per difendere il ddl che esclude materne ed elementari dall’educazione sessuo-affettiva e impone il consenso dei genitori alle medie e alle superiori, arriva l’accordo bipartisan che rivoluziona il reato di violenza sessuale, introducendo il concetto di consenso. Un patto preparato nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein che più volte si sono sentite al telefono su un tema, quello della violenza di genere, sul quale hanno scelto di collaborare e intendono proseguire. Anche quando, come ieri, sulla stessa materia, tra maggioranza e opposizione è successo (quasi) di tutto.

ROMA – Alla fine di una giornata accesa dallo scontro durissimo alla Camera per le parole rivolte alle opposizioni dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, piombato a Montecitorio per difendere il ddl che esclude materne ed elementari dall’educazione sessuo-affettiva e impone il consenso dei genitori alle medie e alle superiori, arriva l’accordo bipartisan che rivoluziona il reato di violenza sessuale, introducendo il concetto di consenso. Un patto preparato nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein che più volte si sono sentite al telefono su un tema, quello della violenza di genere, sul quale hanno scelto di collaborare e intendono proseguire. Anche quando, come ieri, sulla stessa materia, tra maggioranza e opposizione è successo (quasi) di tutto.

Sono le 11.40 del mattino quando Valditara accende la miccia: «Sono indignato. Avete sfruttato un tema così delicato come quello dei femminicidi — urla ai banchi delle opposizioni — Avete detto che il ddl impedisce la lotta contro la violenza di genere, vergognatevi». Gli applausi della destra vengono sommersi dalle grida da sinistra. I deputati del Pd si alzano in piedi, Marco Grimaldi di Avs si avvia furioso verso il centro dell’emiciclo. Il dem Andrea Casu attacca: «Chieda scusa», la presidente d’Aula Anna Ascani si sgola: «Colleghi, zitti, seduti», Valditara sbatte i fogli sul tavolo. La Lega fa quadrato, il relatore del ddl Rossano Sasso difende il ministro ed elenca una serie di insulti che sarebbero piovuti dalle opposizioni: «Malati di mente», «problematici col sesso», «complici di femminicidio». Ma dalle parti di Forza Italia si capisce che l’intervento di Valditara è un autogol. Il capogruppo Paolo Barelli invita il ministro «a svelenire il clima». Il ministro ci prova, spiega che le sue affermazioni «non avevano un carattere personale, erano politiche, teniamo da parte il tema della violenza di genere che ci vede alleati», dice. Perché nel frattempo in commissione Giustizia si sta approvando all’unanimità l’emendamento sulla riforma del reato di violenza sessuale promosso da Carolina Varchi (Fdi) e Michela De Biase (Pd). «Un passo avanti importante per il codice penale italiano e un grande cambiamento culturale — spiega la dem — che prevede che il sesso senza consenso, liberamente espresso e revocabile in ogni momento, è stupro». Con pene da 6 a 12 anni.

Nessuna stretta di mano invece sull’altra partita, quella in Aula. Il ministro parla e se ne va: ha un appuntamento elettorale. Ma è una toccata e fuga che lascia il segno. «Si è creata una frattura profonda tra governo e Parlamento che non ci permette di andare avanti», replica dal Pd Simona Bonafè. Seguono a ruota decine di interventi: «Insulti inaccettabili» (Laura Boldrini, Pd)), «Valditara arrogante» (Andrea Quartini, M5s), «Offende i parlamentari» (Maria Elena Boschi, Iv). Le opposizioni compatte chiedono una capigruppo concessa solo a tarda sera che non serve a sanare la ferita. Lo scontro sfocia in un ostruzionismo a oltranza da parte delle opposizioni, che, non avendo ottenuto né la sospensione dell’esame del ddl, né il suo ritorno in commissione, intervengono in massa. «Volete mettere il bavaglio perché avete paura del sesso, ma lo facciamo tutti, io lo faccio e lo dico qui», s’infuoca la 5S Chiara Appendino.

In serata si decide per il ritorno in Aula, già stamattina, del provvedimento. La seduta dovrà chiudersi entro pranzo e ci sono ancora 20 emendamenti e ordini del giorno da discutere. Il voto dovrebbe slittare alla prossima settimana quando però il calendario impone l’approvazione del decreto Flussi, in scadenza, e la chiusura anticipata della Camera per il voto in Campania, Puglia e Veneto. Poi seguiranno le norme sul femminicidio e la legge sulla delegazione europea. C’è chi prospetta un rinvio a dicembre, quando bisognerà procedere con tempi contingentati.

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