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D’Alema tra l’Ulivo e Mamdani: “Sì al manifesto delle opposizioni”

Massimo D’Alema

 (ansa)

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L’ex premier alla Camera con il segretario Cgil Landini e i vertici del Nazareno: “Si vince o si perde tutti insieme”
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Traccia la rotta. Il campo largo deve muoversi compatto nella sfida di arrivare al governo e con un manifesto-programma. Massimo D’Alema torna alla Camera da direttore editoriale della rivista Italianieuropei. Nella sala Berlinguer del Pd, in compagnia della segretaria Elly Schlein e del leader della Cgil, Maurizio Landini, l’ex presidente del Consiglio presenta il terzo numero dell’anno dedicato alla realtà del lavoro oggi. Presenti anche Cecilia Guerra della segreteria dem e l’ex commissario europeo del Lavoro, il lussemburghese Nicolas Schmit.

Subito una battuta da parte di chi questi luoghi li ha frequentati a lungo: «Venire qui a Montecitorio è prestigioso, ma scomodo. Documenti, controlli...». Come a voler mettere in chiaro una certa distanza, concetto che ribadisce poco dopo quando ricorda che è fuori dai giochi: «A me sembra dannoso che le persone che non hanno responsabilità si mettano a dare direttive. A me — sottolinea D’Alema — interessa fornire delle idee. Faccio un lavor…

Traccia la rotta. Il campo largo deve muoversi compatto nella sfida di arrivare al governo e con un manifesto-programma. Massimo D’Alema torna alla Camera da direttore editoriale della rivista Italianieuropei. Nella sala Berlinguer del Pd, in compagnia della segretaria Elly Schlein e del leader della Cgil, Maurizio Landini, l’ex presidente del Consiglio presenta il terzo numero dell’anno dedicato alla realtà del lavoro oggi. Presenti anche Cecilia Guerra della segreteria dem e l’ex commissario europeo del Lavoro, il lussemburghese Nicolas Schmit.

Subito una battuta da parte di chi questi luoghi li ha frequentati a lungo: «Venire qui a Montecitorio è prestigioso, ma scomodo. Documenti, controlli...». Come a voler mettere in chiaro una certa distanza, concetto che ribadisce poco dopo quando ricorda che è fuori dai giochi: «A me sembra dannoso che le persone che non hanno responsabilità si mettano a dare direttive. A me — sottolinea D’Alema — interessa fornire delle idee. Faccio un lavoro, il mio lavoro non è di essere un leader politico. Sono fuori».

E quindi ecco le sue idee, chiare e precise. L’ex presidente dei Ds, per la rivista, ha recensito il libro di Emanuele Felice, Manifesto per un’altra economia e un’altra politica. Da qui lancia l’idea di «un manifesto-programma dell’opposizione», che «è fondamentale. Secondo me è una questione molto interessante».

Rivendica poi le politiche economiche dell’Ulivo di Romano Prodi. Cita Mamdani, il nuovo sindaco di New York. Ma soprattutto invita il centrosinistra ad allargarsi il più possibile. «È importante che riprenda questo dialogo tra politica, sindacato e cultura», dice due giorni dopo l’incontro tra Schlein e Landini sulla manovra. Ma non manca di puntualizzare: «Vorrei dire ai leader che c’è una parte del mondo della cultura che è pronto a dare un contributo e che bisognerebbe chiamarla più spesso a dialogare». Ma non basta che a farlo sia il leader di un solo partito, bensì «tutto il campo largo. Questa discussione sarebbe bello farla tutti insieme. Perché in fondo la logica del sistema elettorale è che si vince o si perde tutti insieme. L’egemonia di partito dentro una logica di coalizione ha un valore relativo».

Il momento potrebbe essere quello giusto, secondo D’Alema, perché «la destra rappresenta un modello, che se non si rinnova profondamente, è destinato al declino». E Schlein non può che essere d’accordo: «Non è vero che non c’è l’alternativa. “Non c’è alternativa” è lo slogan più di destra che possiamo immaginare. L’alternativa c’è sempre, il compito della sinistra è costruirla».

Si vedrà alle prossime elezioni, e almeno sulla carta bisognerà aspettare un anno e mezzo. Invece la Roma di Gasperini vincerà lo scudetto in questo campionato? Alla domanda il lider maximo volta le spalle per imboccare rapidamente l’uscita, poi si gira, fa una smorfia e compie il più classico dei gesti scaramantici. Sulla squadra del cuore meglio non sbilanciarsi.

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