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Scontro sull’invio di armi a Kiev. Salvini frena, Crosetto lo gela

(reuters)

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Il vicepremier: “Non vorrei che i nostri soldi andassero ai corrotti”. Il ministro della Difesa: “Non giudico un Paese per due disonesti”
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ROMA – Anche se al Copasir ancora nessuno è stato avvisato, il governo ha annunciato ieri di essere pronto a varare, «ad ore», il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Ma la Lega già si mette di traverso, soffia sulle inchieste per corruzione che hanno coinvolto pezzi dell’amministrazione di Volodymyr Zelensky. L’obiettivo del Carroccio è far passare un messaggio: basta mandare armi a Kiev. Stavolta a esporsi direttamente è il vicepremier Matteo Salvini. Con una sortita ruvida, a margine di un evento a Napoli, conferma un’insofferenza già raccontata in questi giorni da Repubblica, con la notizia dell’annullamento della visita negli Usa del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Un cambio d’agenda causato proprio dalle proteste del capo leghista (e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti) circa l’acquisto di armi americane tramite il programma Purl. E dai dubbi su questa opzione della stessa Giorgia Meloni.

ROMA – Anche se al Copasir ancora nessuno è stato avvisato, il governo ha annunciato ieri di essere pronto a varare, «ad ore», il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Ma la Lega già si mette di traverso, soffia sulle inchieste per corruzione che hanno coinvolto pezzi dell’amministrazione di Volodymyr Zelensky. L’obiettivo del Carroccio è far passare un messaggio: basta mandare armi a Kiev. Stavolta a esporsi direttamente è il vicepremier Matteo Salvini. Con una sortita ruvida, a margine di un evento a Napoli, conferma un’insofferenza già raccontata in questi giorni da Repubblica, con la notizia dell’annullamento della visita negli Usa del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Un cambio d’agenda causato proprio dalle proteste del capo leghista (e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti) circa l’acquisto di armi americane tramite il programma Purl. E dai dubbi su questa opzione della stessa Giorgia Meloni.

Salvini ora fa intendere di non voler spedire più munizioni alla resistenza di Zelensky, a prescindere dal paese di fabbricazione. «Stanno emergendo gli scandali, coinvolgono il governo ucraino - è la tesi del leghista - quindi non vorrei che con i soldi di lavoratori e pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione». Per rafforzare il concetto, il segretario del Carroccio è ancora più esplicito: «Non penso che l’invio di altre armi risolverà il problema, pensare che mandare armi a Kiev significa che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo, quanto meno».

Non la pensa così il ministro degli Esteri e segretario di FI, Antonio Tajani, che in mattinata, in contemporanea con Salvini, annunciava invece «un nuovo pacchetto nelle prossime ore». Per il titolare della Farnesina la linea non cambia: «Continueremo a sostenere l’Ucraina». Anche se sulle armi di produzione americana, quelle più richieste da Kiev, nemmeno l’azzurro si espone.

La replica più severa a Salvini è però di Crosetto, impegnato a Berlino nel vertice della Difesa del formato E5 (Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito). «Capisco le preoccupazioni di Salvini ma non giudico un Paese per due corrotti, esattamente come gli americani sbarcati in Sicilia non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia». A Crosetto tocca ricordare che sono i civili «a subire il 93% degli attacchi russi». Mentre la Germania prepara aiuti da 500 milioni di euro, per supportare l’Ucraina nel suo quarto inverno di guerra, Crosetto garantisce da Roma «aiuti consistenti».

La Lega però non molla la presa. La battaglia pare solo all’inizio, con l’inchiesta per corruzione a Kiev a fare da miccia. La vicesegretaria Silvia Sardone rincara la dose: «Il governo italiano deve interrogarsi seriamente sui finanziamenti a Kiev».

L’opposizione naturalmente ha gioco facile a rimarcare le bizze a destra. Per il dem Piero De Luca «su Kiev, politica estera ed economia il governo è allo sbando». A dirla tutta però il M5S sembra avere una posizione molto simile a quella del Carroccio, sul sostegno all’Ucraina. Gli stellati parlano di una «Meloni bellicista», convinti al pari dei leghisti che «la soluzione non è inviare altre armi».

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