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“Noi leali, Zelensky chiarisca”, Salvini sente Meloni e frena sull’Ucraina

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Prima minaccia il no a nuovi invii di armi, poi smorza. Ma i suoi: basta aiuti. Tajani: pm italiani per supportare Kiev
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«Giorgia, noi poniamo solo domande». A quattrocchi, a margine del comizio di Napoli, l’altro ieri sera Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno parlato dell’Ucraina. Il vicepremier leghista aveva appena lanciato la sua crociata sulla corruzione a Kiev, motivo per cui, a suo dire, toccherebbe pensarci bene prima di spedire altre armi alla resistenza di Volodymyr Zelensky. Resistenza che la premier vuole continuare a sostenere, pur «preoccupata» dai risvolti delle inchieste sul Paese al fronte, alimentate dalla propaganda di Mosca. «Se è solo disinformazione — la tesi ripetuta in privato dal segretario del Carroccio — il nostro sostegno non mancherà. Altrimenti qualche interrogativo è giusto porselo, no?».

A quel faccia a faccia, in cui si è inserito pure il leader di FI Antonio Tajani, sono seguiti messaggini via Whatsapp tra la premier e il suo vice lumbard. Ai piani alti di FdI chiedono all’alleato di rispettare gli impegni internazionali e di osservare il programma elettorale della coa…

«Giorgia, noi poniamo solo domande». A quattrocchi, a margine del comizio di Napoli, l’altro ieri sera Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno parlato dell’Ucraina. Il vicepremier leghista aveva appena lanciato la sua crociata sulla corruzione a Kiev, motivo per cui, a suo dire, toccherebbe pensarci bene prima di spedire altre armi alla resistenza di Volodymyr Zelensky. Resistenza che la premier vuole continuare a sostenere, pur «preoccupata» dai risvolti delle inchieste sul Paese al fronte, alimentate dalla propaganda di Mosca. «Se è solo disinformazione — la tesi ripetuta in privato dal segretario del Carroccio — il nostro sostegno non mancherà. Altrimenti qualche interrogativo è giusto porselo, no?».

A quel faccia a faccia, in cui si è inserito pure il leader di FI Antonio Tajani, sono seguiti messaggini via Whatsapp tra la premier e il suo vice lumbard. Ai piani alti di FdI chiedono all’alleato di rispettare gli impegni internazionali e di osservare il programma elettorale della coalizione, che al punto uno prevedeva proprio il «sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione russa». Salvini però ancora ieri mattina confermava i suoi dubbi, mettendo in forse il sostegno della Lega al decreto “cornice” che a gennaio dovrebbe confermare per tutto l’anno prossimo gli aiuti a Kiev: «Se lo scandalo vicino a Zelensky si allarga, una riflessione va fatta. Il voto in Parlamento nel 2026? Ne parleremo l’anno prossimo». E ancora: «Se parte degli aiuti finisce in conti in Svizzera e gabinetti d’oro è sconcertante». A sera però il Carroccio ammorbidisce la linea: dai vertici ricordano di avere «sempre confermato lealtà alla maggioranza e solidarietà a un popolo aggredito». Però è «doveroso pretendere chiarezza assoluta» sulle vicende di corruzione.

Una parziale frenata, almeno nei toni. Anche se un pezzo di partito scalpita. Il senatore Claudio Borghi già mette a verbale, via tweet: «Non voterò il rinnovo dell’autorizzazione all’invio di armi in Ucraina». Roberto Vannacci, che ha i galloni di vicesegretario nazionale, sposa la stessa linea. Accusa addirittura il presidente ucraino di essere coinvolto direttamente nell’affaire tangentizio. «Zelensky usa gli aiuti finanziari di Ue e Italia per alimentare la corruzione. Basta dare soldi all’Ucraina».

Le tensioni in maggioranza ormai sono scoperte. Al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, tocca ancora una volta ripetere che il sostegno a Kiev non verrà meno. «I corrotti? Sono ovunque, bene hanno fatto le autorità ucraine a farli dimettere, noi sosteniamo un popolo, condivido il pensiero del ministro Crosetto». Il titolare della Farnesina prospetta anche una missione italiana per aiutare le autorità ucraine nelle inchieste: «Siamo pronti a fornire tutto il nostro saper fare, sia magistratura sia guardia di finanza, per combattere la corruzione, l’abbiamo fatto in Albania e lo stiamo facendo in Montenegro». Lo stesso schema si potrebbe applicare a Kiev. Intanto è pronto il dodicesimo pacchetto di aiuti. «Abbiamo informato il Copasir», l’annuncio di Tajani. Dal comitato parlamentare per la sicurezza, che per legge deve vagliare il testo, ieri pomeriggio smentivano contatti. Ma è questione di ore. E di Kiev si parlerà di certo al Quirinale domani, quando si riunirà il Consiglio supremo di difesa sotto la presidenza di Sergio Mattarella.

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