L’idea di un progetto stampella non gli piace. Più Uno, la cordata di Ernesto Maria Ruffini e dei suoi 300 riuniti al Salone delle colonne all’Eur, aspira ad essere la nuova linfa del centrosinistra capace di riequilibrare su posizioni non radicali e non movimentiste il fronte che si candida a superare l’alleanza guidata da Giorgia Meloni.
L’ex direttore dell’Agenzia delle entrate chiede «le primarie, ma non del campo largo», che boccia senza appello, piuttosto di una nuova coalizione di centrosinistra che abbia come modello L’Ulivo di Romano Prodi, «un progetto — ricorda — che è stato capace di superare le appartenenze tradizionali per restituire un orizzonte comune». Ed ecco che, con un gesto scenografico, prende il cellulare, lo punta verso il pubblico, scatta una foto e dice: «Mi permetterete di mandarla al professore per ringraziarlo per l’interesse con cui segue il nostro percorso». Quindi Ruffini, che nei prossimi mesi continuerà a lavorare per essere pronto alla sfida, propone…
L’idea di un progetto stampella non gli piace. Più Uno, la cordata di Ernesto Maria Ruffini e dei suoi 300 riuniti al Salone delle colonne all’Eur, aspira ad essere la nuova linfa del centrosinistra capace di riequilibrare su posizioni non radicali e non movimentiste il fronte che si candida a superare l’alleanza guidata da Giorgia Meloni.
L’ex direttore dell’Agenzia delle entrate chiede «le primarie, ma non del campo largo», che boccia senza appello, piuttosto di una nuova coalizione di centrosinistra che abbia come modello L’Ulivo di Romano Prodi, «un progetto — ricorda — che è stato capace di superare le appartenenze tradizionali per restituire un orizzonte comune». Ed ecco che, con un gesto scenografico, prende il cellulare, lo punta verso il pubblico, scatta una foto e dice: «Mi permetterete di mandarla al professore per ringraziarlo per l’interesse con cui segue il nostro percorso». Quindi Ruffini, che nei prossimi mesi continuerà a lavorare per essere pronto alla sfida, propone «un’idea del tutto diversa e distante» da quella che Pd, M5S, Avs e Iv stanno provando a costruire, «perché al di fuori di questi confini, c’è il “campo aperto” dove ci sono le persone che non vanno più a votare e vanno rimotivate». In questo contesto, il giudizio sul Pd è duro: «Sembra voler coltivare una vocazione minoritaria. Il gruppo dirigente di un partito non può ispirare la nascita di un altro partito che diventa servente e strumentale». Il riferimento è a Casa riformista e alla rete di Alessandro Onorato.
Tra i primi ad arrivare, in questo salone circolare tra le colonne di marmo, è il democristiano di lungo corso, Bruno Tabacci. Non ha dubbi: «In una nuova coalizione di centrosinistra Ruffini è in grado di competere alle primarie».
In platea tanta società civile, amministratori locali, il presidente delle Acli Franco Manfredonia, qualche riformista dem romano («ma sono in incognito») e una grande rappresentanza del mondo cattolico e della vecchia Dc. C’è il demitiano Giuseppe Sangiorgi, che dal palco ricorda come, negli ultimi anni, siano «stati fatti tanti tentativi di aggregazione, ma non ci siamo riusciti». Più Uno «può essere un grande terreno di incontri». Oltre agli esponenti storici del cattolicesimo democratico, come anche Silvia Costa ora iscritta al Pd, spicca la presenza della generazione Margherita: Renzo Lusetti e Vincenzo Spadafora. Quest’ultimo, poi approdato a M5S, è convinto che «non ci salverà nessun leader, se dietro non c’è un progetto».
Ruffini risponde: «Rivediamoci in primavera. Se saremo capaci di diventare molti di più potremo decidere dove portare questo progetto di cambiamento e di governo del Paese e per l’Europa». I partecipanti lasciano la sala sulle note di “Todo Cambia” di Mercedes Sosa, scelta come colonna sonora di questo percorso che appare, anche agli occhi dei presenti, molto ambizioso