ROMA – «Se in due anni e mezzo il Pd è cresciuto, significa che siamo sulla strada giusta». Igor Taruffi, capo dell’Organizzazione nonché braccio destro e sinistro di Schlein respinge le critiche di padri nobili e correnti.
Nei sindaci progressisti convocati a Bologna nel weekend Schlein ha trovato la sponda che cercava per rafforzare la sua leadership nel Pd?
«Da luglio, con Stefano Lorusso e Matteo Lepore, stavamo lavorando all’organizzazione di questo evento, che abbiamo deciso di agganciare all’assemblea dell’Anci. Prescinde da quanto è successo nelle ultime settimane ed è stato molto importante per discutere proposte e metodo di lavoro che dimostrano come l’alternativa alla destra nei territori esiste già».
A proposito delle ultime settimane: la segretaria è sotto assedio delle correnti?
«Tutti leggiamo i giornali e seguiamo il dibattito in corso: non credo ci sia un assedio. Non sarebbe suffragato dai fatti. Quando Schlein ha assunto la guida, il Pd era al 14% nei sondaggi e lei lo ha portato al 24% delle Europee, recuperando un milione di voti su Fratelli d’Italia».
Addirittura?
«Certo. Alle Politiche FdI ha preso circa 7,5 milioni di voti e noi 5,3. Alle Europee FdI ha preso 6,7 milioni di voti e noi 5,7. Abbiamo strappato alla destra tre capoluoghi di regione su sei. E anche due regioni. Il conto finale si farà tra una settimana, ma partivano da 9 a 4 per loro e probabilmente finiremo 7 a 6. Tre anni fa non c’era una coalizione manco per sbaglio, oggi ce n’è una che si presenta compatta ovunque. Non scorgo elementi per affrontare criticamente il nostro lavoro».
Però le critiche ci sono: per Prodi e Gentiloni l’alternativa non si vede, il Pd è poco riformista e troppo sbilanciato a sinistra.
«Alle parole di Prodi noi prestiamo sempre massima attenzione e i suoi suggerimenti sono preziosi. Però, a un certo punto qualcuno mi dovrà spiegare come fa a essere in difficoltà un partito che sta recuperando voti. Che ha aumentato i tesserati: da 180mila a 200mila. E anche il 2 per mille: oggi 628mila persone hanno scelto il Pd, non ci sono paragoni con nessun’altra forza politica, ed è in prevalenza gente con redditi medio-bassi. Mi pare un riconoscimento del lavoro fatto fin qui, da parte di quel pezzo di società che intendiamo rappresentare. Segnali di una fiducia crescente».
Quindi la linea Schlein è giusta?
«Ci sono i risultati e c’è una coalizione che prima non esisteva. Bisogna insistere, continuare ad allargare per recuperare quel 2-3% che ci separa dal centrodestra».
A sinistra avete fatto il pieno, non si dovrebbe guardare al centro?
«Bisogna innanzitutto riportare al voto chi non ci va più. Dopodiché tutto quello che allarga e aiuta a rendere più solido il centrosinistra è il benvenuto. Ma, sempre stando ai numeri: alle Europee il Pd è cresciuto, ma è cresciuta anche Avs. Vuol dire che i voti al Pd non sono arrivati solo da sinistra».
L’area riformista non la pensa così, vi preoccupa la sua “rinascita”?
«I rapporti con loro, in questi anni, sono sempre stati all’insegna di una gestione unitaria del partito che non si è volatilizzata».
Se si riferisce a Stefano Bonaccini, è passato con voi in maggioranza. Non serve un chiarimento?
«Direi che c’è qualcuno che si è chiamato fuori dalla gestione unitaria. Dopo le elezioni regionali, ci sarà il tempo e il modo di discuterne nelle sedi deputate».
Anticiperete il congresso?
«Vedremo».
Fra due settimane nascerà il correntone delle aree che hanno sostenuto Schlein alle primarie: è un commissariamento?
«Figuriamoci. È un appuntamento di tutta la maggioranza che sarà chiuso dalla segretaria. Non è ostile anzi, lo ha chiesto lei».
E a che cosa serve?
«Il confronto fa sempre bene».
Alle politiche ci sarà una coalizione di centrosinistra?
«Una coalizione ampia e in grado di battere la destra, sul modello di quella vincente nelle città e nelle regioni. È la ragione per cui Meloni vuol cambiare la legge elettorale».
La cambierà insieme al Pd o voi siete contrari?
«Vedremo che proposta faranno, ma io non credo che si debba cambiare».
E sulla scelta del candidato premier come farete?
«Troveremo una soluzione. Alle elezioni andremo uniti, l’errore di dividerci il centrosinistra non lo farà mai più».