VENEZIA – Palazzo Balbi, piano nobile, a pochi passi dal balcone dove Napoleone si affacciò per assistere alla regata storica. Specchi, stucchi, leoni alati ovunque, vetrate sul canal Grande. Luca Zaia non ci sta a mollare la poltrona di presidente del Veneto senza aver prima lasciato il segno sull’autonomia differenziata. E dunque eccoci qua, evento studiato a pochi giorni dal voto, con il ministro Roberto Calderoli arrivato apposta da Roma, per firmare la “pre-intesa” per assegnare alla regione quattro materie su cui non è prevista la salvaguardia dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni. “Faccio presente – dice Calderoli – il fatto storico che per la prima volta è lo Stato che va nelle regioni interessate, non le “chiama” a Roma per la firma”. Così, dopo Venezia, in giornata andrà a Milano, poi Torino e Genova per altrettante firme su questi patti - meri “accordi politico-elettorali” per l’opposizione – che dovrebbero spianare la strada all’autonomia differenziata.
VENEZIA – Palazzo Balbi, piano nobile, a pochi passi dal balcone dove Napoleone si affacciò per assistere alla regata storica. Specchi, stucchi, leoni alati ovunque, vetrate sul canal Grande. Luca Zaia non ci sta a mollare la poltrona di presidente del Veneto senza aver prima lasciato il segno sull’autonomia differenziata. E dunque eccoci qua, evento studiato a pochi giorni dal voto, con il ministro Roberto Calderoli arrivato apposta da Roma, per firmare la “pre-intesa” per assegnare alla regione quattro materie su cui non è prevista la salvaguardia dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni. “Faccio presente – dice Calderoli – il fatto storico che per la prima volta è lo Stato che va nelle regioni interessate, non le “chiama” a Roma per la firma”. Così, dopo Venezia, in giornata andrà a Milano, poi Torino e Genova per altrettante firme su questi patti - meri “accordi politico-elettorali” per l’opposizione – che dovrebbero spianare la strada all’autonomia differenziata.
Il più contento è naturalmente Zaia, che ci vede il compimento di un lavoro decennale: “È una storia che parte nel 2017, con il voto sul referendum a cui parteciparono due milioni e 328 mila veneti, ma la legge referendaria la approvammo già nel 2014, solo che fu impugnata dal governo di allora”. L’aggettivo “storico” si spreca nella conferenza stampa, e il governatore uscente ci tiene a precisare che “quella di oggi non è una firmetta tanto per fare, ma viene approvata la bozza da cui inizierà l’iter per il trasferimento delle materie”. E quali sono queste quattro materie? Lo spiega Calderoli: protezione civile, con la possibilità di emettere “ordinanze regionali anche in deroga alle norme nazionali”, professioni, “con la facoltà di creare albi regionali per tutte le professioni che non hanno già un ordine”, “previdenza complementare e integrativa” e “tutela della salute”. Un ultimo punto che poi è il più importante. Perché consentirà alle regionali firmatarie di farsi una sanità su misura, fuori dai paletti nazionali. “Potremmo pagare meglio i nostri medici – spiega ad esempio Zaia – per convincerli a lavorare da noi. A stare prudenti, potremmo usare un “tesoretto” di almeno 300 milioni di euro di residui non spesi su edilizia, remunerazioni, spesa farmaceutica”.
È proprio quello che temono le regioni del Sud, preoccupate che l’attuale divario si allarghi ancora di più incentivando quel turismo sanitario che porterà i pazienti a migrare al Nord per curarsi. Una battaglia di cui si è fatto paladino un alleato della Lega come il governatore della Calabria, Mario Occhiuto, Forza Italia. Calderoli ci tiene quindi a rivelare di averne discusso con Occhiuto – dopo aver ottenuto da Giorgia Meloni il via libera alle intese – in una lunga telefonata avvenuta ieri. L’avrà convinto? Per il forzista solo parole al miele. “Sta facendo un ottimo lavoro come commissario alla sanità in Calabria. Queste intese vengono giudicate male solo perché non sono state lette, sono sicuro che dopo la pubblicazione anche altri governatori vorranno firmarle. Possono funzionare anche al centro e al sud”.
E a chi lo accusa di aver compiuto un blitz a cinque giorni dal voto, il ministro risponde: “Mi viene da ridere. Premesso che per me il giorno giusto per andare avanti sull’autonomia è sempre…ieri, ricordo che casualmente il governo Gentiloni firmò le pre-intese a quattro giorni dalle scorse Politiche. Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ultimo dettaglio, per la cerimonia Zaia ci tiene a usare una vecchia Bic: “È la penna con cui firmai l’indizione del referendum sull’autonomia, porta fortuna”.