MILANO – La carica è soprattutto simbolica, per vederne gli effetti pratici ci vorranno anni, se va bene. Ma per la Lega, nata indipendentista e oggi per metà nazionalista e per metà aggrappata ai vecchi ideali, serviva come il pane: poter dire di aver fatto partire l’autonomia. Ieri la firma in Veneto e Lombardia, oggi in Piemonte e Liguria, con Roberto Calderoli. «È la conclusione di un primo passaggio storico», dice Luca Zaia. Anche se i temi delle pre-intese sull’autonomia sono minori: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e la parte della sanità che riguarda il coordinamento della finanza pubblica.
E così alla firma a Palazzo Lombardia oltre a Calderoli e al presidente Attilio Fontana …
MILANO – La carica è soprattutto simbolica, per vederne gli effetti pratici ci vorranno anni, se va bene. Ma per la Lega, nata indipendentista e oggi per metà nazionalista e per metà aggrappata ai vecchi ideali, serviva come il pane: poter dire di aver fatto partire l’autonomia. Ieri la firma in Veneto e Lombardia, oggi in Piemonte e Liguria, con Roberto Calderoli. «È la conclusione di un primo passaggio storico», dice Luca Zaia. Anche se i temi delle pre-intese sull’autonomia sono minori: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e la parte della sanità che riguarda il coordinamento della finanza pubblica.
E così alla firma a Palazzo Lombardia oltre a Calderoli e al presidente Attilio Fontana — entrambi condividono l’impostazione originaria della lotta politica del Carroccio, poco incline alle sbandate a destra salviniane e vannacciane — arrivano i giovani lumbard del partito, il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri. La spilletta con l’Alberto da Giussano, immancabile, va per la maggiore. Alla fine, foto tutti insieme, con le bandiere della Regione Lombardia. Una volta si sarebbe osato il Sole delle Alpi, altri tempi, rimane la sostanza. Già, quale sostanza? «È fondamentale che si apra un pertugio sul tema dell’autonomia, da qui si può veramente avviare questo grande percorso per una rivoluzione amministrativa importante che possa davvero rilanciare questo Paese», ragiona a margine Romeo, che è anche capogruppo al Senato. Insomma, si parte con poco, con cose che i cittadini neanche si accorgeranno forse, ma è il principio che conta. Fontana ricorda con affetto Roberto Maroni, per tutti «Bobo», suo predecessore che insieme a Luca Zaia organizzò e promosse il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto nel 2017. Lì si voleva una cosa precisa però: che le due ricche regioni trattenessero più soldi sul territorio, diminuendo quelli che versano «a Roma» in un’ottica di solidarietà e unità nazionale.
A domanda se il risultato di ieri e oggi possa rappresentare il naturale esito di quella battaglia, Calderoli risponde parlando d’altro, Fontana fa la faccia come a dire, non mischiamo i piani. «È un passaggio storico di libertà, di modernità, di progresso e di innovazione», fa la ola a distanza Salvini. Il segretario è lui, naturale che il topolino partorito dalla montagna si trasformi in un leone.