Le 12,45 di ieri. Sergio Mattarella sta tornando da Lucca, dove la scuola di Alti studi ha conferito la laurea honoris causa a Sabino Cassese, è quindi in volo quando legge sulle agenzie che il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, gli chiede di smentire la prima pagina de La Verità, che titola Il piano del Quirinale per fermare la Meloni. Quale piano? Il Quirinale, reagisce immediatamente con una nota durissima nei confronti dell’esponente meloniano. È la rivelazione di un’insofferenza della destra nei confronti del presidente della Repubblica, un guanto di sfida pubblicamente esibito. Un inedito. Ma cosa c’è dietro?
I fatti. La Verità, con due articoli — un editoriale del suo direttore, Maurizio Belpietro, e un pezzo di cronaca a firma Ignazio Mangrano — sostiene di avere ascoltato una conversazione al ristorante di Francesco Saverio Garofani, il consigliere per la difesa di Mattarella, nella quale ha affermato che Meloni rischia di rivincere le prossime ele…
Le 12,45 di ieri. Sergio Mattarella sta tornando da Lucca, dove la scuola di Alti studi ha conferito la laurea honoris causa a Sabino Cassese, è quindi in volo quando legge sulle agenzie che il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, gli chiede di smentire la prima pagina de La Verità, che titola Il piano del Quirinale per fermare la Meloni. Quale piano? Il Quirinale, reagisce immediatamente con una nota durissima nei confronti dell’esponente meloniano. È la rivelazione di un’insofferenza della destra nei confronti del presidente della Repubblica, un guanto di sfida pubblicamente esibito. Un inedito. Ma cosa c’è dietro?
I fatti. La Verità, con due articoli — un editoriale del suo direttore, Maurizio Belpietro, e un pezzo di cronaca a firma Ignazio Mangrano — sostiene di avere ascoltato una conversazione al ristorante di Francesco Saverio Garofani, il consigliere per la difesa di Mattarella, nella quale ha affermato che Meloni rischia di rivincere le prossime elezioni nel 2027, e di prendersi quindi il Quirinale nel 2029. Soprattutto si lamenta della scarsa forza del Pd, si augura «un intervento ancora più incisivo di Prodi», e conclude: «Speriamo che cambi qualcosa prima delle possibili elezioni, io credo nella provvidenza. Basterebbe una grande lista civica nazionale». Considerazioni conviviali che nel titolo a pagina tre diventano: «Così il Colle proverà a fermare la Meloni».
A fine mattinata Bignami, fedelissimo di Meloni, detta alle agenzie: «Confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio in ossequio al rispetto che si deve per l’importante ruolo ricoperto dovendone diversamente dedurne la fondatezza». Al Quirinale sono colpiti dalla richiesta, ma anche dal tono. Ruvido. Spiccio. Mattarella ha informato la sua presidenza alla più rigorosa adesione alla Costituzione, il contrario del presidente manovriero, non uno che ispira liste civiche anti-destra. Decide perciò di intervenire subito, tanto che le agenzie pubblicano la sua replica appena ventisei minuti dopo quella di Bignami: «Al Quirinale si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo».
La Verità, fanno notare al Colle, da anni attacca Mattarella. Ma quelle cinque righe sono per Bignami. Il caso è politico. E non riguarda Garofani. Il bersaglio è Mattarella. Sono le 15. Il presidente nel frattempo è rientrato al Quirinale. Lo descrivono stupefatto, colpito. Ma dove sarebbe il golpe?, trapela da lassù. Non c’è nessuna connessione logica tra quanto scritto da Belpietro — Il piano del Quirinale per fermare Meloni — e quanto si legge nel secondo articolo che riporta i virgolettati di Garofani, è il ragionamento che viene fatto. Chi lo conosce bene, dice: «Sergio non è tipo che si fa intimorire». Come spiegare però quanto accaduto? L’altra sera la sua linea filo Kiev, d’accordo con Crosetto, è passata al Consiglio supremo di difesa. E Garofani sedeva a quel tavolo. Per tutto l’anno ha difeso la democrazia. In tre discorsi, a Marsiglia, a Lubiana, e domenica a Berlino, è stato draconiano contro le seduzioni degli autocrati. È un’autorità morale, ascoltata all’estero. Il politico più anziano che mette in guardia sui rischi del futuro. E la sua popolarità è alta nel Paese. Si spiega così l’attacco della destra?
Bignami, interpellato dai cronisti a Montecitorio, prova a smorzare: «Non ci permettiamo minimamente di chiedere smentite, nessuno ha chiesto al Colle interventi, però rimane la domanda al consigliere». Un’ora dopo l’Ansa sente Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il braccio destro della premier. «Né FdI tanto meno Palazzo Chigi hanno mai dubitato della lealtà istituzionale del presidente Mattarella con il quale il governo ha sempre interloquito con totale spirito di collaborazione. Bignami ha semplicemente fatto notare che sarebbe stata opportuna una smentita del consigliere Garofani per le affermazioni a lui attribuite». Arriva una cupa sera. Si capirà presto se è stata una parentesi o se i rapporti tra la destra e Mattarella sono entrati in una fase nuova, e drammatica.