L’ultimo rilievo è stato su San Francesco. Con il presidente Sergio Mattarella che scrive ai presidenti delle Camere per sottolineare il diverso regime riservato a Santa Caterina da Siena, che continuerà a essere festa l’8 ottobre, ma non nazionale come stabilito da legge apposita. E perlomeno era una critica rivolta all’intero Parlamento.
Perché invece, prima dell’ultima frizione con la destra all’attacco sul caso La Verità-Garofani, questi tre anni sono stati ricchi di contrasti sull’asse Palazzo Chigi – Quirinale. Con, spesso, la compagine governativa guidata da Giorgia Meloni a forzare, e il Colle a frenare.
Solo negli ultimi mesi del 2025 vanno ricordate: la norma di Salvini che voleva far saltare i controlli antimafia per il ponte sullo Stretto (parte del decreto bloccato), il decreto Sport (criticato l’abuso dello strumento legislativo), la Legge Morandi che addirittura “non era in linea con i principi e le norme della Costituzione” (il testo discriminava i figli nati fuori dal…
L’ultimo rilievo è stato su San Francesco. Con il presidente Sergio Mattarella che scrive ai presidenti delle Camere per sottolineare il diverso regime riservato a Santa Caterina da Siena, che continuerà a essere festa l’8 ottobre, ma non nazionale come stabilito da legge apposita. E perlomeno era una critica rivolta all’intero Parlamento.
Perché invece, prima dell’ultima frizione con la destra all’attacco sul caso La Verità-Garofani, questi tre anni sono stati ricchi di contrasti sull’asse Palazzo Chigi – Quirinale. Con, spesso, la compagine governativa guidata da Giorgia Meloni a forzare, e il Colle a frenare.
Solo negli ultimi mesi del 2025 vanno ricordate: la norma di Salvini che voleva far saltare i controlli antimafia per il ponte sullo Stretto (parte del decreto bloccato), il decreto Sport (criticato l’abuso dello strumento legislativo), la Legge Morandi che addirittura “non era in linea con i principi e le norme della Costituzione” (il testo discriminava i figli nati fuori dal matrimonio e le vittime di crolli che riguardano edifici, non infrastrutture).
E tensioni non erano mancate nel biennio precedente, culminate nell'estate 2024 con la richiesta di dimissioni di Mattarella da parte del leghista Borghi dopo le parole alla festa del 2 giugno sulla “sovranità europea”.
Il picco di un conflitto a bassa intensità che va avanti dall’insediamento del governo Meloni, autunno 2022: balneari, carne sintetica, decretazione d'urgenza, premierato, scontro con la Francia sui migranti, la strage di Cutro, le manganellate agli studenti, fascismo e antifascismo.
Le cose partono subito con il piede sbagliato.
Nel novembre 2022 Mattarella interviene per ricomporre con Macron una lite furibonda tra il ministro Piantedosi e l’omologo agli Interni francese Darmanin sulla gestione dei migranti sulla Ocean Viking. La telefonata all’Eliseo non fu apprezzata dai vertici di FdI. Commento di La Russa: «Credo che l’opera del presidente Mattarella sia sempre utile, ma credo anche che la fermezza del nostro governo possa e debba essere condivisa».
Sono diversi i fronti su cui i punti di vista divergono, e pubblicamente. Anche sui temi economici.
Per dire, a inizio 2024, promulgando la legge sulla concorrenza, Mattarella scrive una lettera a La Russa e Fontana esprimendo la sua contrarietà nei confronti della proroga delle concessioni dei commercianti ambulanti per altri 12 anni decisa dal governo.
Di un qualche rilievo la querelle sulla “carne sintetica”, con il capo dello Stato che tarda a firmare il ddl promosso dal ministro Lollobrigida. Mentre sulle tasse, definite “pizzo di Stato” da Meloni, il Colle parlava di “dovere per tutti pagarle”.
Ma il Quirinale è arrivato anche a contestare “la forma” scelta dall’esecutivo, non solo il merito dei provvedimenti: per il ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza rispetto alle leggi ordinarie e per i troppi decreti omnibus in cui inserire misure disomogenee tra loro.