“Questa Corte non può fare a meno di ribadire con vigore l’auspicio che la materia formi oggetto di sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore”. Erano esattamente 6 anni fa, cioè il 22 novembre del 2019, quando la Consulta depositava la sentenza 242, sul caso di Dj Fabo che apriva al suicidio medicalmente assistito in Italia. I giudici invitavano anche il Parlamento, in modo molto chiaro, a fare una legge sul fine vita. Le indicazioni contenute in quei due aggettivi, “sollecita” e “compiuta”, non sono però state rispettate dalle Camere, che ancora dibattono su come scrivere il testo, tra emendamenti e sub emendamenti.
I casi e le Regioni
Il suicidio assistito, del quale si è tornato a discutere dopo il caso delle gemelle Kessler però da allora è ammessa e in questi anni 16 persone sono state autorizzate ad utilizzare il medicinale che provoca la morte e 12 di loro se lo sono somministrato. Se a Roma sono rimasti fermi, si sono invece mosse due Regione, partendo da una p…
“Questa Corte non può fare a meno di ribadire con vigore l’auspicio che la materia formi oggetto di sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore”. Erano esattamente 6 anni fa, cioè il 22 novembre del 2019, quando la Consulta depositava la sentenza 242, sul caso di Dj Fabo che apriva al suicidio medicalmente assistito in Italia. I giudici invitavano anche il Parlamento, in modo molto chiaro, a fare una legge sul fine vita. Le indicazioni contenute in quei due aggettivi, “sollecita” e “compiuta”, non sono però state rispettate dalle Camere, che ancora dibattono su come scrivere il testo, tra emendamenti e sub emendamenti.
I casi e le Regioni
Il suicidio assistito, del quale si è tornato a discutere dopo il caso delle gemelle Kessler però da allora è ammessa e in questi anni 16 persone sono state autorizzate ad utilizzare il medicinale che provoca la morte e 12 di loro se lo sono somministrato. Se a Roma sono rimasti fermi, si sono invece mosse due Regione, partendo da una proposta di legge popolare presentata dall’associazione Coscioni a tutte le amministrazioni locali. La prima è stata la Toscana, che ha approvato un testo sul fine vita nel febbraio scorso, e poi, a settembre, è stata la volta della Sardegna. Altri consigli regionali stanno discutendo dello stesso testo.
Le condizioni
Nell’autunno del 2019 la Corte Costituzionale ha escluso la punibilità del medico che segue il paziente che si inietta il farmaco per il suicidio assistito quando sono presenti quattro condizioni condizioni (più restrittive di quelle previste in Germania): il malato deve soffrire di una patologia irreversibile, deve affrontare sofferenze insopportabili fisiche o anche psicologiche, deve avere una forma di assistenza vitale (anche farmacologica) ed essere in grado di esprimere le sue volontà. Partono proprio da queste indicazioni le leggi approvate quest’anno dalle Regioni, che hanno dato indicazioni sui tempi e i modi del suicidio, come visto già possibile in Italia. In particolare, hanno imposto alle aziende sanitarie di rispondere entro 30 giorni alle istanze dei pazienti e di mettere a disposizione i farmaci necessari e i medici (a meno che il paziente non ne scelga di sua fiducia).
Il ricorso del governo contro la Toscana
Le norme regionali non sono piaciute al governo, che ha subito fatto ricorso alla stessa Corte Costituzionale contro quella della Toscana, chiedendo che venga riconosciuto un conflitto di competenza. La materia, infatti, secondo Palazzo Chigi non può essere regolamentata dalle Regioni. L’udienza sul caso si è già svolta e proprio in questi giorni è atteso il deposito della sentenza.
La stasi del Parlamento
Inutile dire che la decisione sarà importantissima anche per i suoi effetti sul lavoro in corso in Parlamento. Ormai da alcuni mesi, infatti, si sta tentando di arrivare a una norma. Maggioranza e opposizione hanno presentato i loro emendamenti. In particolare, quelli del centrodestra mirano ad una regolamentazione più restrittiva del suicidio assistito, aumentando ad esempio il numero delle condizioni necessarie per poterlo praticare. Si è discusso di cure palliative obbligatorie, di nuova definizione del dolore e così via. Si è anche prospettato un allungamento dei tempi per la comunicazione del via libera al paziente. Addirittura si voleva chiudere entro luglio , ma adesso tutto è fermo in attesa della sentenza della Consulta sulla Toscana. Si aspetta di capire cosa diranno i giudici per andare avanti. E così i tempi si allungheranno ancora. Altro che “disciplina sollecita”.