Meloni va da Mattarella: “Garofani inopportuno”. Poi FdI frena: caso chiuso
di Concetto VecchioAlle sette di sera Fratelli d’Italia dichiara chiuso il caso Garofani, rinnovando «la stima» a Sergio Mattarella, e apprezzamento per «la sintonia istituzionale tra il Quirinale e palazzo Chigi». Ma è così? Ancora nel pomeriggio i toni erano stati molto diversi.
Cronaca di un’altra giornata nervosa. Tarda mattinata di ieri. Di ritorno da Mestre, reduce dalla campagna elettorale veneta, Giorgia Meloni chiede di essere ricevuta dal presidente della Repubblica. Entra al Quirinale, per offrire la sua versione su uno scontro istituzionale che non ha precedenti nei due mandati di Mattarella. Sono le 12,45. I due si parlano per venti minuti. Poi Meloni torna nel suo ufficio. Al Quirinale sono contenti di com’è andato il faccia a faccia. Ma subito dopo ecco che fonti del governo diffondono un’altra storia. E viene fuori una ricostruzione dura, e rivendicatoria, nella quale Meloni riferisce di avere espresso a Mattarella il suo «rammarico» per le parole istituzionalmente e politicamente «inopp…
Alle sette di sera Fratelli d’Italia dichiara chiuso il caso Garofani, rinnovando «la stima» a Sergio Mattarella, e apprezzamento per «la sintonia istituzionale tra il Quirinale e palazzo Chigi». Ma è così? Ancora nel pomeriggio i toni erano stati molto diversi.
Cronaca di un’altra giornata nervosa. Tarda mattinata di ieri. Di ritorno da Mestre, reduce dalla campagna elettorale veneta, Giorgia Meloni chiede di essere ricevuta dal presidente della Repubblica. Entra al Quirinale, per offrire la sua versione su uno scontro istituzionale che non ha precedenti nei due mandati di Mattarella. Sono le 12,45. I due si parlano per venti minuti. Poi Meloni torna nel suo ufficio. Al Quirinale sono contenti di com’è andato il faccia a faccia. Ma subito dopo ecco che fonti del governo diffondono un’altra storia. E viene fuori una ricostruzione dura, e rivendicatoria, nella quale Meloni riferisce di avere espresso a Mattarella il suo «rammarico» per le parole istituzionalmente e politicamente «inopportune» pronunciate in un contesto pubblico dal consigliere Francesco Saverio Garofani e riportate martedì da La Verità. Non solo: difende il suo capogruppo, Galeazzo Bignami, che martedì aveva avallato quell’articolo, chiedendo, con toni spicci, al Quirinale di smentirlo. Non era un attacco al Colle, precisa adesso Meloni, si voleva fugare invece ogni scontro tra due istituzioni che collaborano. Peccato che al Colle l’abbiano inteso come un guanto di sfida al capo dello Stato, alla sua indipendenza.
Meloni tiene il punto. È esattamente la posizione del giorno prima. Del resto in mattinata il meloniano Marco Osnato aveva definito Garofani «inappropriato al ruolo» e Bignami in Parlamento esultava perché Garofani, parlando col Corriere della Sera, aveva confermato nella sostanza le frasi riportate da La Verità. E così, nell’euforia, con Bloomberg rilanciava l’idea del premierato, una riforma che ridimensiona i poteri del presidente della Repubblica.
Tutto questo non faceva che rafforzare la tempesta politica. Per Matteo Renzi l’intera vicenda dimostra che Meloni vuole andare al Quirinale: «Ogni giorno apre un conflitto per questo. La polemica per interposto capogruppo da un lato dimostra che lei vuole quel palazzo lì, non si accontenta e fa i suoi conti». «La smettano di vedere complotti dove non ce ne sono e si occupino della condizione economica del Paese», dichiara la segretaria del Pd, Elly Schlein. Per Giuseppe Conte tutta l’operazione non è altro che un’arma di distrazione di massa: «Una volta s’inventano una guerra contro i giudici, un’altra una guerra contro il Quirinale. La verità è che non vogliono confrontarsi con la realtà del Paese».
«Lasciateci fuori da questa storia», è la preghiera del leghista Massimiliano Romeo. Conciliante il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Nessuno sinceramente aveva mai messo in discussione la correttezza del capo dello Stato».
Ma nel pomeriggio il barometro segna ancora tempesta. L’incidente non è affatto chiuso. A quel punto interviene il presidente della Cei, Matteo Zuppi: «I vescovi attendono che equilibrio, dialogo, rispetto, e qualcosa di più del fair play istituzionale, siano sempre garantiti, specialmente in un momento come questo. Tutti quanti dobbiamo fare un grande sforzo per uscire da qualsiasi polarizzazione e per dare risposte e certezze. Il dialogo tra istituzioni sia all’altezza del momento». Poco dopo i due capigruppo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, dichiarano di ritenere chiusa la questione. Al Quirinale non commentano, se non per far sapere che loro l’hanno aperta, loro la chiudono. Più che una pace è una tregua. Quanto fragile?