Per Forza Italia è la Giornata della giustizia negata, a chi, se non a lui, prima e più di tutto: Silvio Berlusconi. L’occasione è un anniversario: trentuno anni fa, il 21 novembre 1994, il primo avviso di garanzia per il fondatore azzurro, anticipato da uno scoop del Corriere della sera, mentre era al G7 di Napoli, presidente del Consiglio al suo primo governo. La notizia fece il giro del mondo, l’inizio di un braccio di ferro trentennale tra il berlusconismo e le toghe. Oggi, per i forzisti, la ricorrenza diventa un appuntamento della campagna referendaria per il sì alle carriere separate, “presupposto strutturale per decisioni più prudenti”, parola del capogruppo alla Camera Paolo Barelli in conferenza stampa.
E allora si va sul viale del ricordo di quel giorno agli albori della Seconda Repubblica, un episodio “molto grave e molto triste” (così il segretario Antonio Tajani sul Giornale), “un caso eclatante che ha fatto storia”, per il presidente dei senatori forzisti Maurizio Gaspa…
Per Forza Italia è la Giornata della giustizia negata, a chi, se non a lui, prima e più di tutto: Silvio Berlusconi. L’occasione è un anniversario: trentuno anni fa, il 21 novembre 1994, il primo avviso di garanzia per il fondatore azzurro, anticipato da uno scoop del Corriere della sera, mentre era al G7 di Napoli, presidente del Consiglio al suo primo governo. La notizia fece il giro del mondo, l’inizio di un braccio di ferro trentennale tra il berlusconismo e le toghe. Oggi, per i forzisti, la ricorrenza diventa un appuntamento della campagna referendaria per il sì alle carriere separate, “presupposto strutturale per decisioni più prudenti”, parola del capogruppo alla Camera Paolo Barelli in conferenza stampa.
E allora si va sul viale del ricordo di quel giorno agli albori della Seconda Repubblica, un episodio “molto grave e molto triste” (così il segretario Antonio Tajani sul Giornale), “un caso eclatante che ha fatto storia”, per il presidente dei senatori forzisti Maurizio Gasparri. A Napoli c’era anche lui quel giorno come sottosegretario all’Interno: “L’indagine poi finì in nulla ma ha condizionato la vita politica del Paese”. Pochi cenni, fa un saluto al volo prima di correre proprio nel capoluogo partenopeo, lo attende la manifestazione di punta della “Giornata giustizia negata” – là dove si consumò il primo "trauma" – e la chiusura della campagna elettorale. Ci sarà anche Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, al fianco di Forza Italia per la battaglia referendaria. Il centrodestra, a partire dai piani alti del ministero della Giustizia, a suo tempo ha provato ad arruolare la figlia del conduttore, Gaia Tortora, ma la vicedirettrice del Tg La7 ha scelto di tenersi lontana dalle insegne di partito.
Il microfono passa quindi a Enrico Costa e Pierantonio Zanettin, incaricati dal segretario Antonio Tajani di coordinare la campagna azzurra. Snocciolano numeri, esempi. “Dal 1992 al 31 dicembre del 2024 – dice Costa – si sono registrati 31.727 casi di ingiusta detenzione, risarciti dallo Stato per una somma di oltre 901 milioni spesi, serve un approfondimento puntuale delle ragioni della malagiustizia”.
Ai cronisti viene distribuito un prospetto informativo con i dati sui procedimenti disciplinari contro i magistrati (tra il 2017 e il 2022 “nell’88,7% dei casi si sono conclusi con l’assoluzione e non doversi procedere”). Sarà il leit-motiv in vista della consultazione di primavera. Niente volti pop – per scelta o per mancanza – "i comitati del Sì al referendum che Forza Italia ha deciso di sostenere – spiega il senatore Zanettin – hanno come caratteristica quella di mettere in evidenza i casi di malagiustizia”. E quindi “i 'frontmen' di questi comitati saranno persone che hanno ingiustamente vissuto delle vicende giudiziarie, subendo danni enormi alla loro reputazione, ai loro affari, alle loro famiglie, Uno di loro è Marco Siclari”. L’ex senatore calabrese di Forza Italia è l’ultimo ospite della giornata: condannato in primo grado con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, è stato assolto “perché il fatto non sussiste” in appello. Racconta la propria storia, si commuove: “Tre anni così... non li auguro a nessuno, è come vedere una città distrutta, rasa al suolo dopo anni di impegno”.
Poco distante, nel palazzo di fianco, la premier Giorgia Meloni ha appena concluso l’incontro con il commissario europeo per la Giustizia Michael McGrath. È l’occasione per ricordare che “la separazione delle carriere dei magistrati – si legge nella nota della presidenza del Consiglio – è coerente con i sistemi in vigore nelle più importanti nazioni europee”.