“La pace va raggiunta con il dialogo”. Il cardinale Matteo Zuppi ha incontrato ieri a Roma la vice capo dell’ufficio del Presidente dell’Ucraina Iryna Vereshchuk.
“Ha presentato la richiesta formale da parte del presidente Zelensky di un coinvolgimento della Santa Sede per lo scambio di prigionieri, sia militari che civili, e per continuare l’impegno a favore dei bambini”.
Cosa prova quando ascolta le storie ad esempio di donne che non sanno né dove stanno i mariti né se li rivedranno?
“Si capisce la tragedia della guerra, la sofferenza che produce! Un conto è pensare alla guerra come una statistica di feriti i morti, e anche su questo abbiamo pochissime informazioni certe, ma la disperazione di non avere nemmeno un luogo dove piangere un corpo fa capire ancora meglio gli effetti terribili della guerra. La vicepremier, peraltro, ci ha ringraziato perché alcuni dei prigionieri che sono stati liberati erano nelle liste che avevamo dato ai russi”.
E ora c’è una specifica richiesta che ai…
“La pace va raggiunta con il dialogo”. Il cardinale Matteo Zuppi ha incontrato ieri a Roma la vice capo dell’ufficio del Presidente dell’Ucraina Iryna Vereshchuk.
“Ha presentato la richiesta formale da parte del presidente Zelensky di un coinvolgimento della Santa Sede per lo scambio di prigionieri, sia militari che civili, e per continuare l’impegno a favore dei bambini”.
Cosa prova quando ascolta le storie ad esempio di donne che non sanno né dove stanno i mariti né se li rivedranno?
“Si capisce la tragedia della guerra, la sofferenza che produce! Un conto è pensare alla guerra come una statistica di feriti i morti, e anche su questo abbiamo pochissime informazioni certe, ma la disperazione di non avere nemmeno un luogo dove piangere un corpo fa capire ancora meglio gli effetti terribili della guerra. La vicepremier, peraltro, ci ha ringraziato perché alcuni dei prigionieri che sono stati liberati erano nelle liste che avevamo dato ai russi”.
E ora c’è una specifica richiesta che aiutiate nello scambio dei prigionieri civili?
“Sì, ne avevamo parlato l’ultima volta che ci siamo visti e ora l’Ucraina ufficializza la richiesta. C’è un numero alto di persone che non sono militari e sono trattenute in quelli che in sostanza sono campi di prigionia. E’ una questione complicata perché i militari si scambiano con i militari, ma con i civili come si fa? Da qui la richiesta ucraina di un impegno della Santa Sede al riguardo”.
Cosa pensa della proposta di un accordo di pace presentata dagli Stati Uniti con posizioni che, però, sembrano più vicine alle ragioni di Mosca che a quelle di Kiev?
“La pace deve coinvolgere tutte le parti perché sia giusta e risolva le cause del conflitto. Non puoi fare la pace senza l’Ucraina”.
E cosa pensa della ipotesi di cessione dei territori da parte dell'Ucraina?
“Nella trattativa bisogna coniugare il realismo, lo sguardo al futuro e il diritto. Questo è proprio l'oggetto del negoziato, dove però tutti devono perdere e vincere qualcosa. Solo così si può raggiungere la pace, altrimenti sarebbe una resa. Per questo la pace va raggiunta col dialogo e con il coinvolgimento della comunità internazionale che può garantire l’identificazione delle soluzioni e l’applicazione di queste”.
L'Europa protesta di dovere essere coinvolta nel negoziato
“L’Europa è già coinvolta, mi auguro che abbia una voce unitaria e importante nello sforzo del dialogo e della composizione degli interessi”.
In questo momento il presidente ucraino è in difficoltà per i casi di corruzione che hanno coinvolto alcuni suoi collaboratori: qual è il suo auspicio?
“Ho fiducia che con coraggio il presidente chiarirà le opacità di cui è accusato il governo perché oggi c'è bisogno di credibilità”.
Cosa ha pensato quando anche negli ultimi giorni sono continuati i bombardamenti russi sui civili e sulle infrastrutture in Ucraina?
“Penso che vadano condannati i bombardamenti sui civili e che si debba arrivare quanto prima al tavolo dei negoziati. Bisogna fermare la violenza e la guerra. Non è accettabile che ci siano vittime innocenti, è sempre una ferita terribile per tutti”.
Cosa nasce dai contatti tra russi e ucraini che la Santa Sede porta avanti sul piano umanitario?
“E’ già uno spazio. La guerra distrugge tutto, distrugge la persona e distrugge l'umanitario. Tutti gli spazi e le collaborazioni tra i responsabili, sia indirette che, in alcuni casi, dirette, sono un passo avanti. Sull’umanitario si può creare un clima di collaborazione e fiducia e questa è la direzione giusta”.
Lei ha rappresentato prima papa Francesco ora papa Leone in questa missione umanitaria: che differenza c’è tra l’uno e l’altro?
“C’è la stessa determinazione di fare tutto ciò che è possibile perché la pace ponga fine a questo orrore. Papa Leone ha offerto la Santa Sede come luogo perché le parti si guardino negli occhi. In entrambi c’è la condanna della guerra e la convinzione che soltanto il dialogo può porvi fine”.
Non le prende mai lo scoraggiamento che non si arrivi alla pace?
“Certo, ma la speranza non c’è perché ci sono soluzioni facili e rapidi ma proprio quando i problemi sembrano insormontabili e si deve attraversare il terribile buio della disillusione. Dobbiamo sfuggire a quella che Papa Leone ha chiamato la globalizzazione dell’impotenza. La pace è sempre possibile ed è indispensabile raggiungerla. Quindi anche quando sembra che non ci sia più niente da fare dobbiamo credere che c'è sempre qualche possibilità”.