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De Siervo: “Alla Privacy persa ogni credibilità, ora lascino tutti”

Ugo De Siervo 

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“C’è stata una progressiva decadenza della qualità dei membri del collegio. Garantire imparzialità”
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Ugo De Siervo, già presidente della Corte costituzionale e in passato componente del collegio del Garante per la Privacy, osserva con preoccupazione la crisi che ha investito l’Autorità. Una crisi che, secondo lui, non nasce dall’ultimo scandalo ma da un lento e costante indebolimento della qualità istituzionale di chi è chiamato a farne parte. Un indebolimento che non può che portare secondo De Siervo a una conclusione: «Le dimissioni dell’attuale collegio».

Presidente, partiamo da qui: che cosa è successo al Garante della privacy? Perché, secondo lei, l’Autorità ha perso credibilità?

«L’Autorità di garanzia ha perso credibilità non per colpa di qualcuno nell’immediato, ma per una progressiva decadenza della qualità dei suoi componenti. La cosa fondamentale è che, quando si entra a far parte di un…

Ugo De Siervo, già presidente della Corte costituzionale e in passato componente del collegio del Garante per la Privacy, osserva con preoccupazione la crisi che ha investito l’Autorità. Una crisi che, secondo lui, non nasce dall’ultimo scandalo ma da un lento e costante indebolimento della qualità istituzionale di chi è chiamato a farne parte. Un indebolimento che non può che portare secondo De Siervo a una conclusione: «Le dimissioni dell’attuale collegio».

Presidente, partiamo da qui: che cosa è successo al Garante della privacy? Perché, secondo lei, l’Autorità ha perso credibilità?

«L’Autorità di garanzia ha perso credibilità non per colpa di qualcuno nell’immediato, ma per una progressiva decadenza della qualità dei suoi componenti. La cosa fondamentale è che, quando si entra a far parte di un ente pubblico così delicato, che deve garantire l’imparzialità assoluta e applicare una legislazione altrettanto delicata, non è possibile fare sottogoverno. Non è possibile coltivare legami con qualche studio professionale. Molte cose gravissime, in questi giorni, sono state raccontate e non sono state smentite in modo credibile»,

Che cosa l’ha sorpresa di più?

«Mi ha sorpreso proprio questa scarsa attenzione al ruolo istituzionale che deve ricoprire il Garante della privacy. Prima cosa: deve assicurare nel modo più stretto l’imparzialità, la sua funzione assomiglia abbastanza a quella di un magistrato. E non è possibile essere magistrato e, allo stesso tempo, avere troppi rapporti tipici del sottogoverno».

Pensa si debba cambiare la norma che stabilisce la composizione del collegio?

«Purtroppo non sono stati previsti meccanismi di revoca. Ma dovrebbe essere implicito che un organo del genere si regge sulla necessità di avere un rapporto collaborativo con le istituzioni. Se questi rapporti non ci sono, o sono così faticosi, forse è meglio che gli stessi componenti — a riprova della loro buona fede — prendano l’iniziativa di far rinnovare l’organo. Quando si logora troppo la credibilità di un’autorità come questa, ecco, si torna alla fonte del potere. E la fonte del potere è la nomina da parte del Parlamento».

Quali sono le sfide che dovrebbe affrontare oggi il Garante?

«Ha un’enorme responsabilità, a livello europeo e italiano, per la tendenza sempre più forte del sistema economico a utilizzare i dati personali per propaganda, pubblicità. A questo si sono sommate, in modo molto preoccupante, tutte le continue e crescenti pressioni legate allo sviluppo dell’informatica. Tutti noi, usando il telefono, sappiamo quante e quali pressioni ci arrivano da soggetti veri o nascosti che vorrebbero disporre dei nostri dati personali. È su quello che c’è da lavorare enormemente: è necessario imporre regole e per farlo è necessario essere inattaccabili, sulla credibilità e autonomia. È a questo che il Garante dovrebbe pensare. Non ai viaggi all’estero».

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