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G20, vertice d’urgenza. Il contropiano Ue sull’Ucraina, si valuta missione in Usa

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni atterrata a Johannesburg

 

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Ipotesi volenterosi alla Casa Bianca entro martedì. Prevista Meloni. Premier più cauta: bene le garanzie ma punti da rivedere
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JOHANNESBURG – Una nuova missione dei volenterosi europei da Donald Trump. Scenario possibile, se non addirittura probabile, come confermano a Johannesburg fonti di massimo livello a margine del G20 (meno uno, perché gli Stati Uniti disertano il vertice). Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e Giorgia Meloni potrebbero dunque volare a Washington nei prossimi giorni. Lunedì, dopo il summit sudafricano. O al massimo martedì, dopo la riunione in Angola tra Ue e Unione africana. Un viaggio d’emergenza per provare a salvare — letteralmente salvare — Volodymyr Zelensky, come già lo scorso agosto subito dopo l’incontro in Alaska tra il tycoon e Vladimir Putin. È l’ennesima sorpresa di un giorno drammatico. Per l’Ucraina e per l’Europa.

Alle 17 in punto, il temporale spazza Johannesburg. Pioggia e vento annunciano l’estate umida, i blindati circondano la città. È un G20 trasformato in paradosso: non è in agenda Kiev, ma si parla solo di Kiev, non sono presenti gli americani, m…

JOHANNESBURG – Una nuova missione dei volenterosi europei da Donald Trump. Scenario possibile, se non addirittura probabile, come confermano a Johannesburg fonti di massimo livello a margine del G20 (meno uno, perché gli Stati Uniti disertano il vertice). Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e Giorgia Meloni potrebbero dunque volare a Washington nei prossimi giorni. Lunedì, dopo il summit sudafricano. O al massimo martedì, dopo la riunione in Angola tra Ue e Unione africana. Un viaggio d’emergenza per provare a salvare — letteralmente salvare — Volodymyr Zelensky, come già lo scorso agosto subito dopo l’incontro in Alaska tra il tycoon e Vladimir Putin. È l’ennesima sorpresa di un giorno drammatico. Per l’Ucraina e per l’Europa.

Alle 17 in punto, il temporale spazza Johannesburg. Pioggia e vento annunciano l’estate umida, i blindati circondano la città. È un G20 trasformato in paradosso: non è in agenda Kiev, ma si parla solo di Kiev, non sono presenti gli americani, ma tutto ruota attorno alle mosse di Trump.

Per comprendere il livello di allerta nelle capitali continentali, bisogna osservare soprattutto le mosse dei big europei in Sudafrica. Stamane, prima del summit, Ursula von der Leyen e Antonio Costa riuniranno i leader Ue presenti a margine del G20. Per coordinarsi e discutere dell’eventuale progetto alternativo da opporre a quello americano (e russo, soprattutto russo). Al termine dell’incontro, potrebbero anche sentire insieme il Presidente degli Stati Uniti, ammesso che il diretto interessato conceda il contatto. In ogni caso, tenteranno di dare forma a una promessa per ora difficile da rispettare: nessuna pace senza Kiev.

L’idea, anticipata ieri da Reuters, è che i volenterosi anglo-francesi presentino assieme a Berlino e Kiev un contropiano capace di bilanciare (e far naufragare) quello di Trump. Non è detto però che si spingano davvero a metterlo nero su bianco, perché significherebbe sfidare apertamente la Casa Bianca, con conseguenze imprevedibili. Potrebbero invece limitarsi ad avanzare degli “emendamenti” radicali al testo americano, per limitare i danni.

È di certo una soluzione che non dispiacerebbe a Meloni. Alla vigilia del summit, la premier resta a lungo nel suo hotel a studiare le carte del G20. E però, la testa è rivolta soprattutto all’Ucraina. Sa che tutto rischia di precipitare, a Kiev. La pressione su Zelensky è enorme. La leader non partecipa alla telefonata di Macron, Merz e Starmer con l’ucraino. La ragione non è chiara: scelta degli alleati o soltanto la concomitanza con il volo per l’Africa? Importa relativamente, vista la gravità del contesto. Di certo, nel pomeriggio sente il cancelliere tedesco. Poi Ursula von der Leyen. Si rincorre fino a sera con il premier britannico. Dialoga con il finlandese Alexander Stubb, amico di Donald Trump. Quanto al tycoon, dovrebbe sentirlo nelle prossime ore.

La presidente del Consiglio proverà anche oggi a mantenersi in equilibrio tra due esigenze. La prima è non strappare con Trump. Allo stesso tempo, intende restare nel gruppo degli europei, che giocano una battaglia esistenziale. E infatti per la prima volta Meloni mette agli atti una critica velata — ma comunque inedita — alla Casa Bianca. Dopo la chiamata con Merz, la leader plaude infatti all’importanza di «sostenere gli sforzi negoziali in corso», con «l’obiettivo finale di una pace giusta e duratura», anche «nell’interesse dell’intera Europa». Loda il «riferimento a solide garanzie di sicurezza, in linea con quanto da tempo proposto dall’Italia», anche se in realtà la proposta Usa di una sorta di articolo 5 sul modello della Nato è fumosa. E però, aggiunge, «ci sono diversi punti meritevoli di ulteriori approfondimenti».

Segnala criticità, con prudenza. È la conferma della necessità italiana di non rompere l’unità del fronte europeo. Per interesse, prima ancora che per sintonia ideale con alcuni partner. A patto — ed è quello che dirà stamane nella riunione d’emergenza — che si eviti di proporre un piano di pace alternativo che finirebbe per «indebolire» l’Occidente. Facendo un favore, questa è la linea, a chi «lavora per escludere l’Europa» dal tavolo di pace.

Non è facile, d’altra parte, mostrarsi ponte tra Stati Uniti ed Europa, se Trump fa di tutto per indebolire l’Unione. L’imbarazzo si evince dai silenzi della premier. Parla però Antonio Tajani: «Dalla trattativa non può essere esclusa l’Ucraina. E neanche l’Europa». Più netto ancora Guido Crosetto: «Il tema è cosa ne pensa la nazione aggredita. La bozza sembra in qualche modo troppo dura nei confronti dell’Ucraina».

Ma a mostrare alcune crepe nell’esecutivo ci pensa Matteo Salvini. «È doveroso incoraggiare il dialogo tra Trump, Zelensky e Putin — è la posizione leghista — Ci auguriamo che nessuno, in particolare a Bruxelles, Parigi e Berlino, intralci i negoziati per assurde pulsioni belliciste». Assomiglia molto ad alcune prese di posizione del Cremlino.

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