«Io non mi muovo come battitore libero, il collegio mi ha giustamente responsabilizzato ad avviare comunque delle attività di discovery, per capire cosa fosse successo relativamente a questa fuga di notizie». E ancora, con gli amici: «Davvero pensate che io possa aver fatto tutto da solo?». L’ex segretario generale dell’Authority del Garante, Angelo Fanizza, è diventato il capro espiatorio dello scandalo privacy. Ma – secondo quanto Repubblica è in grado di ricostruire – non può essere additato come l’unico responsabile della folle richiesta di acquisire tutte le mail e tutti i documenti dei dipendenti dell’Autorità per dare la caccia alla fonte di Report e dei giornali.
Fanizza davanti all’assemblea dei dipendenti, che ha sfiduciato il collegio, ha infatti ammesso pubblicamente – come risulta da un audio che oggi Report trasmetterà – di non aver agito come un «battitore libero» nella richiesta di accedere alle mail, alle cartelle condivise e ai log informatici dei dipendenti. Una ri…
«Io non mi muovo come battitore libero, il collegio mi ha giustamente responsabilizzato ad avviare comunque delle attività di discovery, per capire cosa fosse successo relativamente a questa fuga di notizie». E ancora, con gli amici: «Davvero pensate che io possa aver fatto tutto da solo?». L’ex segretario generale dell’Authority del Garante, Angelo Fanizza, è diventato il capro espiatorio dello scandalo privacy. Ma – secondo quanto Repubblica è in grado di ricostruire – non può essere additato come l’unico responsabile della folle richiesta di acquisire tutte le mail e tutti i documenti dei dipendenti dell’Autorità per dare la caccia alla fonte di Report e dei giornali.
Fanizza davanti all’assemblea dei dipendenti, che ha sfiduciato il collegio, ha infatti ammesso pubblicamente – come risulta da un audio che oggi Report trasmetterà – di non aver agito come un «battitore libero» nella richiesta di accedere alle mail, alle cartelle condivise e ai log informatici dei dipendenti. Una richiesta formulata il 4 novembre scorso al dirigente dei sistemi informatici Cosimo Comella, che l’aveva respinta definendola «illecita» e in violazione delle tutele costituzionali sulla segretezza della corrispondenza.
Fanizza, dimessosi dopo la pubblicazione della lettera, ha raccontato davanti ai dipendenti che il collegio «lo aveva responsabilizzato» a svolgere attività di discovery per capire l’origine della fuga di notizie che aveva portato alle puntate di Report. E che nello stesso collegio si sarebbe discusso anche delle modalità da seguire: «Si è parlato se rivolgersi alla magistratura oppure incaricare una società privata», dice nell’audio. Un quadro che contraddice il comunicato diffuso il 21 novembre dal Garante, secondo il quale il segretario generale avrebbe agito «in piena autonomia» e senza alcuna condivisione con i quattro componenti del collegio.
«Quindi io ho agito in assoluta autonomia?» ha chiesto provocatoriamente Fanizza durante la riunione, seguito da risate della sala. La battuta – ha spiegato lo stesso magistrato del Tar in queste ore a chi ha avuto modo di parlargli – nasce dal fatto che era stato il collegio a sollecitarlo a fare quel tipo di intervento. «Si è parlato se fosse necessario individuare un soggetto istituzionale tipo la magistratura oppure se incaricare ufficialmente una società privata. Io in quella sede, e io sfido chiunque… più che altro il collegio… a dire se io, quando si è parlato di soggetti privati, non mi sono fermamente opposto alla possibilità che un privato potesse conoscere atti della pubblica amministrazione».
Il collegio giura però di non aver mai letto la lettera di Fanizza, se non quando era stata già inviata. Anche se diverse fonti sostengono che il segretario l’avesse condivisa almeno con qualche componente. Componenti che, sostiene Report, spinti dalla vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni, avrebbero firmato un accordo scritto, «un patto», per presentare un esposto in Procura contro la fuga di notizie, una volta andato in onda il servizio.