Meloni sostiene le modifiche, ma frena su un nuovo piano europeo: "Partiamo da quello di Trump"
dal nostro inviato Tommaso CiriacoJOHANNESBURG – Di nuovo in equilibrio. E con più di qualche difficoltà diplomatica da affrontare. In una saletta al piano -1 del Marriott di Johannesburg, Giorgia Meloni resta cauta sul piano di Donald Trump, propone modifiche che ricalcano quelle sollecitate dai partner europei, ma chiede anche ai partner continentali di non presentare ufficialmente un progetto alternativo a quello di Washington.
È, appunto, un equilibrismo diplomatico complesso: in queste ore, una bozza di modifiche raccolta in ventotto punti è stata recapitato ufficiosamente dai mediatori continentali: ne hanno scritto Daily Telegraph e Reuters. Sembra però più una proposta emendativa di Germania, Francia e Germania – sia pure punto su punto - che un vero e proprio testo completamente nuovo e alternativo.
Alla premier domandan…
JOHANNESBURG – Di nuovo in equilibrio. E con più di qualche difficoltà diplomatica da affrontare. In una saletta al piano -1 del Marriott di Johannesburg, Giorgia Meloni resta cauta sul piano di Donald Trump, propone modifiche che ricalcano quelle sollecitate dai partner europei, ma chiede anche ai partner continentali di non presentare ufficialmente un progetto alternativo a quello di Washington.
È, appunto, un equilibrismo diplomatico complesso: in queste ore, una bozza di modifiche raccolta in ventotto punti è stata recapitato ufficiosamente dai mediatori continentali: ne hanno scritto Daily Telegraph e Reuters. Sembra però più una proposta emendativa di Germania, Francia e Germania – sia pure punto su punto - che un vero e proprio testo completamente nuovo e alternativo.
Alla premier domandano dunque di un piano alternativo europeo. E la premier frena con queste parole, pur senza sconfessare il contenuto del contributo europeo: “Il tema non è lavorare su una totale controproposta”. Significa: è meglio evitare un contropiano che sia ufficialmente in conflitto con quello americano. Poi aggiunge: “Ci sono molti punti (del progetto di Trump, ndr) che ritengo condivisibili. Anche per un fatto di tempo ed energia, ha più senso lavorare sulla proposta che c’è e concentrarsi sui punti dirimenti”.
Ma non basta. Sulla questione torna anche poco dopo, quando le chiedono di Matteo Salvini e delle sue dure critiche a Bruxelles, Londra e Parigi, accusati di voler sabotare la pace e assumere atteggiamenti bellicisti. “Siamo una coalizione, non una caserma – sostiene – . Il suo non è un controcanto. Anzi, va bene che si parli chiaramente perché aiuta anche me a ragionare. Salvini ieri ha detto che l’Europa non deve bloccare il processo di pace, quindi fa un monito. Se L’Ue avesse detto: ‘Irricevibile (il piano, ndr) e mandiamo armi’… Ma non è così, Salvini ha fatto un monito su qualcosa che non si è fortunatamente materializzato”.
E dunque, a suo avviso gli europei stanno collaborando per cambiare la bozza di Trump, non bloccando l’iniziativa della Casa Bianca con un nuovo piano.
E’ il giorno in cui la presidente del Consiglio sente anche Donald Trump, assieme al premier finlandese Alexander Stubb. Al tycoon, Meloni consegna alcune critiche al piano americano, in sintonia con quelle europee: “Ho trovato disponibilità da parte sua. Ci sono nel piano americano alcuni punti che devono essere oggetto di discussione, come quelli sui territori, sul finanziamento della ricostruzione o sull'esercito ucraino. E ci sono punti molto positivi, come le garanzie di sicurezza con il coinvolgimento degli Stati Uniti, una proposta che riprende una proposta italiana”. Poi però aggiunge: “Dopodiché, il piano americano è una base di discussione. Per arrivare a una pace giusta e duratura serve appunto una discussione che è quella che stiamo intavolando con i nostri partner europei, con la Nato, con gli americani e con gli ucraini”.
Galeotti: “L’accordo di Trump sull’Ucraina va accettato, poi si tratta. Kiev sta perdendo la guerra”
Sui nodi concreti, comunque, la leader ricalca gli appunti mossi dalle altri capitali continentali: serve un esercito ucraino più forte di quello che ha in mente Washington, solide garanzie di sicurezza, difesa di alcune istanze ucraine sui territori. Per cominciare, sollecita un congelamento delle ostilità: “Penso che sarebbe una buona cosa, e ne abbiamo parlato nella telefonata con il presidente Trump, capire se si riesce a ottenere almeno cessate il fuoco temporaneo sulle infrastrutture strategiche e civili che russi continuano a bombardare. Anche i russi devono dare un segnale concreto di voler arrivare alla pace”.
I dubbi che la leader segnala a Trump si sommano ad alcune riflessioni sulle ultime dichiarazioni del Presidente Usa, che ha parlato di ingratitudine da parte della leadership ucraina e di un’Europa che continua ad acquistare petrolio russo. Meloni contesta questa ricostruzione: “Ho spiegato al presidente degli Stati Uniti che, per esempio, l'Italia dall'inizio della guerra ha fatto un lavoro pazzesco. Noi abbiamo totalmente diversificato, non dipendiamo più dalla Russia per niente. L'Europa ha fatto da questo punto di vista un lavoro molto importante”. Come non bastasse, sottolinea: “Penso da tempo che Putin, in buona sostanza, non abbia una reale volontà di chiudere la guerra, o di farlo in tempi brevi. Penso che questo bluff si debba andare a vederlo. Però sicuramente il modo migliore per vederlo è fare una proposta seria, sensata, metterla sul tavolo e capire chi ci sta e chi non ci sta. E io sono certa che di fronte ad una proposta seria, sensata l'Europa c'è, l'Ucraina c'è, gli Stati Uniti ci sono, e speriamo che ci sia anche la Russia. Ma potrebbe anche mancare". Non sono parole che piaceranno a Washington, ma che le permettono di restare in equilibrio tra Washington e Bruxelles.