✕

“Da Nordio dati falsi sulle intercettazioni”. Carbone (Csm) e Maruotti (Anm) smentiscono il ministro

Ascolta l'audio

Secondo il Guardasigilli, le richieste dei pm sul controllo dei cellulari vengono accolte dai gip con una forbice che va dall’84 al 100% dei casi. I due giuristi smontano le cifre di via Arenula. Bonelli (Avs): “Presento interrogazione”
4 minuti di lettura

I numeri forniti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sulle intercettazioni «non stanno né in cielo né in terra». Parola di Ernesto Carbone, consigliere laico del Csm in quota Italia Viva, che – a quattro giorni dal duro scontro tra il procuratore di Bari Roberto Rossi e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, andato in scena all’evento per i 25 anni di Repubblica Bari – spiega perché i dati utilizzati dal governo per agitare lo spettro della connivenza tra giudici e pm, e quindi sostenere l’urgenza della separazione delle carriere in vista del referendum, siano «falsi». Così li aveva definiti Rossi, così li bolla Carbone, convinto che la risposta data da Nordio il 14 novembre all’interrogazione del deputato forzista Enrico Costa sia stata «troppo veloce» e «non del tutto veritiera». Il Guardasigilli, insomma, potrebbe aver mentito. A quale scopo «lo dovrebbe dire lui», affonda l’avvocato calabrese. Che spiega tecnicamente perché quei dati – che raccontano di richie…

I numeri forniti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sulle intercettazioni «non stanno né in cielo né in terra». Parola di Ernesto Carbone, consigliere laico del Csm in quota Italia Viva, che – a quattro giorni dal duro scontro tra il procuratore di Bari Roberto Rossi e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, andato in scena all’evento per i 25 anni di Repubblica Bari – spiega perché i dati utilizzati dal governo per agitare lo spettro della connivenza tra giudici e pm, e quindi sostenere l’urgenza della separazione delle carriere in vista del referendum, siano «falsi». Così li aveva definiti Rossi, così li bolla Carbone, convinto che la risposta data da Nordio il 14 novembre all’interrogazione del deputato forzista Enrico Costa sia stata «troppo veloce» e «non del tutto veritiera». Il Guardasigilli, insomma, potrebbe aver mentito. A quale scopo «lo dovrebbe dire lui», affonda l’avvocato calabrese. Che spiega tecnicamente perché quei dati – che raccontano di richieste dei pm accolte dai gip in merito alle intercettazioni con una forbice che va dall’84 al 100 per cento dei casi (a seconda che si tratti di autorizzazioni, proroghe, convalide) – non possano essere sintetizzati in quel modo. «Ci sono almeno tre motivi – dice Carbone – Il primo è che la stessa richiesta di proroga delle intercettazioni può essere autorizzata per alcuni bersagli e non per altri, quindi è impossibile trasformarla in un unico dato finale. Il secondo è che, specie in indagini di mafia o narcotraffico, molte persone hanno più telefoni, il cui ascolto viene autorizzato singolarmente. Il terzo è che, al contrario, una persona può avere più utenze intestate e quindi intercettate, ma darle in uso ad altri». Sarebbe insomma difficile ottenere dati statistici secchi partendo da tutte queste variabili. E lo sarebbe ancor di più, considerato che il «modello 37» (in cui vengono annotate le operazioni di intercettazione, ndr) non è informatizzato. Tutto è annotato su registri cartacei, i cui dati non vengono messi a sistema dalle procure né dagli Uffici gip-gup. Del resto, sullo stesso sito del ministero della Giustizia, alla voce statistiche, si trova il report delle intercettazioni effettuate ogni anno dalle varie procure ma senza alcuna specifica. Analogamente nelle relazioni effettuate dai presidenti delle Corti d’appello e procuratori generali all’inaugurazione degli anni giudiziari, il numero delle intercettazioni è accompagnato solo dalla spesa sostenuta.

Dopo la sfuriata di Rossi, Costa ha paventato che le sue parole concretizzassero una diffamazione e Nordio si è affrettato a chiarire che quei dati «sono trasmessi periodicamente dagli uffici giudiziari al ministero della Giustizia mediante prospetti statistici trimestrali».

Ma a quali uffici si riferisse non è dato saperlo, mentre di questi prospetti molti procuratori della Repubblica affermano di non sapere nulla e pure Carbone ne mette in dubbio l’esistenza. Nella migliore delle ipotesi, i numeri forniti potrebbero riferirsi a pochi uffici giudiziari ed essere stati desunti nell’ambito delle ispezioni quadriennali, è il suo ragionamento. In tal caso sarebbe stata fatta passare per statistica generale qualcosa che invece è riferibile solo ad alcuni casi.

Roberto Rossi anche per questo ha parlato di «manipolazione della realtà», mentre il consigliere del Csm definisce la vicenda «un fatto molto grave».Su questo episodio, che si inserisce nella guerra fredda ormai aperta in vista del referendum, si interroga anche la politica. Il gruppo del Pd alla Camera sta valutando di presentare un’interrogazione a Nordio affinché chiarisca con maggiore precisione come ha avuto quei numeri, considerato che i procuratori ne stanno disconoscendo l’invio e che la raccolta telematica non esiste.

Bari, Falcone e separazione carriere: lo scontro tra il procuratore Rossi e il viceministro Sisto

L’analisi di Rocco Maruotti (Anm)

A contestare l’impianto dei numeri forniti dal ministro Nordio non è soltanto Ernesto Carbone. Anche il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, interviene sulla vicenda e osserva come la risposta del guardasigilli all’interrogazione dell’onorevole Costa presenti un tempismo «quasi stupefacente». Un’efficienza improvvisa che, secondo Maruotti, stride con i ritardi accumulati dal ministero nell’assicurare – com’è previsto dall’articolo 110 della Costituzione – il funzionamento dei servizi della giustizia. «Se la stessa rapidità fosse stata impiegata in questi tre anni – dice – forse sarebbe venuta meno una delle principali argomentazioni dei sostenitori del Sì, quella della inefficienza della giustizia».

Maruotti smonta poi uno per uno i dati utilizzati dal ministro. Ricorda che le percentuali sulle autorizzazioni alle intercettazioni – il 94 per cento per le richieste iniziali e il 99 per cento per le proroghe – sono numeri «letteralmente drogati» dal peso delle indagini sul traffico di stupefacenti, che rappresentano la quota largamente maggioritaria delle captazioni. «Se il governo vuole che smettiamo di indagare sulla droga, basta che lo dica chiaramente», afferma. Il segretario generale dell’Anm mette inoltre in dubbio la stessa affidabilità dei dati diffusi dal ministero: «Sarebbe interessante sapere come sono stati raccolti e quale sia il loro grado di attendibilità». E rivendica un chiarimento basilare per i cittadini: nella fase iniziale delle indagini preliminari, il giudice per le indagini preliminari decide molto spesso sulla base della sola prospettazione della persona offesa o della polizia giudiziaria, in un contesto «inaudita altera parte» che rende fisiologico un tasso più alto di accoglimento delle richieste della procura. «Un dato diverso sarebbe davvero preoccupante – osserva – perché significherebbe che pm o gip non hanno un’adeguata cultura della prova». Maruotti ricostruisce poi la logica progressione delle soglie probatorie previste dal codice: dagli «indizi» necessari per iscrivere una notizia di reato, ai «gravi indizi» richiesti per una intercettazione, ai «gravi indizi di colpevolezza» per applicare una misura cautelare, fino alla necessità di una «ragionevole previsione di condanna» per esercitare l’azione penale e, infine, alla prova «al di là di ogni ragionevole dubbio» per condannare.

Una scala che inevitabilmente produce un effetto di selezione man mano che il procedimento avanza. Non a caso, sottolinea, nel 2024 il 48 per cento delle sentenze sono state di assoluzione, il 45 per cento di condanna e il 7 per cento miste. «I numeri del ministro – conclude Maruotti – trovano una spiegazione logica alla luce delle regole processuali e non sono affatto l’espressione di un appiattimento acritico del gip sulle richieste del pm».

Bonelli (Avs): “Presento interrogazione”

"Al fine di fare piena luce sulla vicenda, presenterò un'interrogazione parlamentare al ministro Nordio".

Ad affermarlo Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, che prosegue: "Le percentuali indicate da Nordio, di accoglimento delle richieste dei pm, sarebbero non veritiere, secondo Carbone. Inoltre sembrerebbe che non esista alcun sistema informatizzato di raccolta, i registri sarebbero cartacei e i numeri diffusi dal ministero potrebbero riguardare solo pochi casi selezionati. Se ciò fosse confermato, ci ritroveremmo davanti a una manipolazione dei dati e della realtà della giustizia per sostenere interessi politici e giustificare la riforma della separazione delle carriere, e ciò sarebbe inaccettabile. Un Paese serio non può permettere che la lotta alla criminalità diventi terreno di propaganda", conclude Bonelli.

Leggi i commenti