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La Russa al convegno su Pasolini, la destra lo vuole nel Pantheon

Pier Paolo Pasolini 

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Fu insultato e aggredito da Msi e neofascisti. Oggi FdI prova ad appropriarsi della sua figura: dibattito il 25 novembre alla biblioteca del Senato
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ROMA – Il barone Tommaso Staiti di Cuddia, missino, gli tirò addosso quattro chili di finocchi. Pierpaolo Pasolini era a Pavia, per una conferenza. Il barone capeggiava una ventina di ragazzi di destra. Pasolini lo avvicinò: «Ma perché non vieni a discutere con noi?». Chi ha visto la mostra su PPP a palazzo dell’Esposizione, anni fa, sa che i giornali d’area del Msi gli davano del pederasta, uno con una «sessualità capovolta», come scrisse Il Borghese. Venne più volte aggredito dai neofascisti, l’ultima volta — ha rivelato il manifesto lo scorso 1 novembre — in piazza di Spagna a poche settimane dall’omicidio. E quindi fa discutere il convegno che la Fondazione di An dedica a Pasolini martedì, alla Biblioteca di Palazzo Madama, dal titolo «Pasolini conservatore». A chiudere i lavori: il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

ROMA – Il barone Tommaso Staiti di Cuddia, missino, gli tirò addosso quattro chili di finocchi. Pierpaolo Pasolini era a Pavia, per una conferenza. Il barone capeggiava una ventina di ragazzi di destra. Pasolini lo avvicinò: «Ma perché non vieni a discutere con noi?». Chi ha visto la mostra su PPP a palazzo dell’Esposizione, anni fa, sa che i giornali d’area del Msi gli davano del pederasta, uno con una «sessualità capovolta», come scrisse Il Borghese. Venne più volte aggredito dai neofascisti, l’ultima volta — ha rivelato il manifesto lo scorso 1 novembre — in piazza di Spagna a poche settimane dall’omicidio. E quindi fa discutere il convegno che la Fondazione di An dedica a Pasolini martedì, alla Biblioteca di Palazzo Madama, dal titolo «Pasolini conservatore». A chiudere i lavori: il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Pasolini nel Pantheon di Fratelli d’Italia? A dare così un abito ideale ai meloniani in cerca di padri nobili, ora che si dicono conservatori? Pasolini era conservatore? «Io lo avrei definito reazionario o tradizionalista, era un nostalgico in alcune sfaccettature», dice la giornalista Annalisa Terranova, ormai volto tv dalla Gruber, che modererà l’incontro. «Ma non vogliamo appropriarcene, è fuori strada», ci tiene a dire. Pure l’organizzatore, Francesco Giubilei, il direttore scientifico della Fondazione An, giura: «Non vogliamo portarlo a destra». Ma poi concede: «È chiaro che quel titolo è fatto per discutere. Però ci sono relatori bipartisan, come il critico letterario Andrea Di Consoli, o il professor Paolo Armellini della Sapienza, altri, come Alessandro Gnocchi del Giornale o lo scrittore Camillo Langone hanno dedicato studi a Pasolini».

«Ma che c’entra La Russa?», si è chiesto lo scrittore Fulvio Abbate nel suo Teledurruti su Instagram. «Non ha alcun titolo culturale». Per il resto Abbate, autore di Quando c’era Pasolini, non è sdegnato. «Non è un furto. Pasolini è problematico». Eppure Il Foglio ha definito l’operazione figlia della «sudditanza culturale» e «di un provincialismo imbarazzante».

Pasolini, da irregolare, è difficile da inquadrare. Ognuno ha il suo Pasolini. È vero che, come scriveva negli Scritti corsari, «il vero fascismo è la società dei consumi», ma in quelle stesse pagine ci teneva a dire che era comunista. E va detto che a partire dalla fine degli anni Ottanta per la nuova generazione della destra Pasolini non era più un finocchio, ma uno invece con cui fare i conti, e non solo per la poesia di Valle Giulia, ma per la critica all’omologazione culturale. Ci fu un convegno a Colle Oppio, nel 1989, organizzato da Lodovico Pace, responsabile culturale dalla federazione del Msi, guidato da Teodoro Buontempo, Er Pecora, sulla destra e Pasolini. «E se fosse un reazionario?», si chiese allora Umberto Croppi. Fatto sta che i giovani leoni, da Gianni Alemanno a Fabio Rampelli, cominciarono a coltivarne il mito. Rampelli affisse dei manifesti con le facce di Pasolini, Che Guevara, D’Annunzio e Marinetti. Paolo Desogus, che collabora con il Centro Studi Pasolini di Casarsa, sul manifesto del 18 novembre ha definito l’operazione «rozza e superficiale».

La sinistra l’ha però un po’ abbandonato Pasolini. L’ultimo a coltivarlo è stato Veltroni. E la destra, a caccia di un blasone, prova a metterlo nel suo album, con Prezzolini, Scruton, Montanelli: anche ad Atreju, la loro festa, sarà celebrato. «È un’operazione di situazionismo politico», dice un esponente di quel mondo che chiede di non essere citato. «Del resto un partito che vuol parlare alla maggioranza degli italiani, deve uscire dal proprio recinto, abbeverarsi a Gramsci e Pasolini, deve acchiappare tutti».

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