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In Puglia destra assente. La corsa di Decaro è contro l’astensione

Dopo le resistenze, ora l’ex sindaco di Bari tenta di “stravincere” contro Lobuono: un trampolino per ambire a ruoli nazionali
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Il candidato riluttante ha promesso che d’ora in poi sorriderà di più. E che lo farà per la Puglia, la Regione più bella del mondo. Antonio Decaro va in giro col volto scavato di chi è stato chiamato a un sacrificio. Abbandonare gli agi dell’Europa e tornare alle battaglie di un Sud che conosce bene. Che lo ha premiato con 500mila preferenze alle Europee, ma che ha davanti un mare di difficoltà: la fine dei fondi del Pnrr, la mancanza di investimenti e di politica industriale, di cui l’Ilva è il più grave degli esempi, lo stato di abbandono in cui versano le sue infrastrutture, i ritardi di quelle attese da decenni come una rete veloce che unisca Bari e Napoli (quasi fatta, giurano in coro Emiliano e De Luca, i viceré spodestati dalle nuove leve).

Il candidato riluttante ha promesso che d’ora in poi sorriderà di più. E che lo farà per la Puglia, la Regione più bella del mondo. Antonio Decaro va in giro col volto scavato di chi è stato chiamato a un sacrificio. Abbandonare gli agi dell’Europa e tornare alle battaglie di un Sud che conosce bene. Che lo ha premiato con 500mila preferenze alle Europee, ma che ha davanti un mare di difficoltà: la fine dei fondi del Pnrr, la mancanza di investimenti e di politica industriale, di cui l’Ilva è il più grave degli esempi, lo stato di abbandono in cui versano le sue infrastrutture, i ritardi di quelle attese da decenni come una rete veloce che unisca Bari e Napoli (quasi fatta, giurano in coro Emiliano e De Luca, i viceré spodestati dalle nuove leve).

Lo sfidante del candidato del centrosinistra unito, Luigi Lobuono, imprenditore, già presidente della Fiera del Levante, sconfitto da Emiliano alle comunali di Bari del 2004, sa che non può molto e del resto è stato lasciato solo. Il centrodestra che tenta l’impresa e ha fatto piovere sulla Campania di tutto, compresa la promessa di un condono edilizio (che da quelle parti martoriate è un capolavoro di cinismo), in Puglia sembra procedere ad armi deposte. Ci sono alcuni parlamentari che hanno offerto candidature “di servizio”, c’è la solita gara per il posto al sole in consiglio regionale, ma scaramucce, scintille. Nessuna campagna di demonizzazione dell’operato di Emiliano, che ha dovuto rinunciare a candidarsi — con l’ultimatum di Decaro a Schlein “o lui o me” — ma è pronto per un posto da assessore prima e in Parlamento poi.

Con la legge elettorale che concede al presidente un potere pressoché assoluto, le Regioni italiane sono ormai feudi abbastanza inespugnabili. Chi c’è, coltiva una rete per cui è difficile che non resti. E infatti solo la scadenza dei mandati è riuscita a spodestare Zaia, De Luca, Emiliano, che in ogni modo hanno tentato di sottrarsi. Quella che comincia domani è una nuova era. Ma anche se in Puglia non c’è vera gara tra Decaro e Lobuono, ci sono due sfide da guardare con attenzione. La prima è quella contro l’astensione: Decaro si è speso in una campagna faticosissima per tentare di mobilitare un elettorato stanco e annoiato. Sempre più lontano dall’idea che sia la politica a poter cambiare la vita dei cittadini. Alla destra va bene così, perché consente alla maggioranza di non dover allargare il suo elettorato. A sinistra non può bastare, perché è costretta a farlo. Ma soprattutto — e qui viene la seconda sfida — non può bastare a Decaro.

Il Pd tendenza Schlein ha vissuto con fastidio un candidato presidente che ha fatto campagna con il simbolo della sua lista e che più persone porterà al voto, più si rafforzerà nel partito. E così, quello che alla fine conta è il derby Decaro-Pd. Non perché il primo possa superare il secondo, ma perché potrebbe arrivarci vicino e avere dietro la forza di un movimento regionale con agganci nel resto d’Italia: un trampolino. Quanto agli altri, Nichi Vendola ha corso per Avs nonostante Decaro avesse chiesto un passo indietro anche a lui perché la sua figura era vitale. Il consenso enorme del candidato presidente rischia di drenare voti ai partiti della coalizione. I 5s sembrano in crisi perfino nella Puglia di Conte, che però non dismette le mire nazionali, coccolato — anche lui — dai tanti nemici di Schlein.

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