Dai Giovani padani a governatore del Veneto: chi è Alberto Stefani, l’enfant prodige della Lega
dal nostro inviato Matteo PucciarelliVILLORBA (TREVISO) – Eccolo qui, il presidente di regione più giovane d'Italia. Alberto Stefani, 33 anni, vicesegretario nazionale della Lega - per quanto ancora? - era già entrato giovanissimo in Parlamento, a 25 anni. "Un predestinato", sorridono due militanti all'ingresso della sede della Liga a Villorba, in provincia di Treviso. Fuori piove e fa un freddo cane, qui cinque anni fa festeggiarono l'exploit di Luca Zaia, stavolta il comitato della vittoria è a Padova. Ma in queste sale, da segretario della Liga Veneta, Stefani c'ha passato parecchio tempo.
Originario di Camposampiero e cresciuto a Borgoricco, nel Padovano, Stefani è nato il 16 novembre 1992. Si è laureato in Giurisprudenza a Padova e ha dalla sua pubblicazioni nell’ambito…
VILLORBA (TREVISO) – Eccolo qui, il presidente di regione più giovane d'Italia. Alberto Stefani, 33 anni, vicesegretario nazionale della Lega - per quanto ancora? - era già entrato giovanissimo in Parlamento, a 25 anni. "Un predestinato", sorridono due militanti all'ingresso della sede della Liga a Villorba, in provincia di Treviso. Fuori piove e fa un freddo cane, qui cinque anni fa festeggiarono l'exploit di Luca Zaia, stavolta il comitato della vittoria è a Padova. Ma in queste sale, da segretario della Liga Veneta, Stefani c'ha passato parecchio tempo.
Originario di Camposampiero e cresciuto a Borgoricco, nel Padovano, Stefani è nato il 16 novembre 1992. Si è laureato in Giurisprudenza a Padova e ha dalla sua pubblicazioni nell’ambito canonistico ed ecclesiastico. Un campo di interesse non casuale, visto che Stefani è molto legato al proprio essere cattolico. A 15 anni si iscrive alla Lega, allora gli juniores si chiamavano ancora Giovani padani. A 20 anni entra nel Consiglio comunale di Borgoricco (di cui sarà anche sindaco) e guida il movimento giovanile locale del Carroccio. Poi nel 2023 prende le redini della Liga Veneta, ruolo che ricopre con il pieno appoggio del segretario federale Matteo Salvini. Viene considerato un fedelissimo del vicepresidente del Consiglio, pure troppo per i venetisti più gelosi della propria autonomia anche rispetto al partito lombardo.
Altra tappa, quindi: nel settembre 2024 viene scelto come vicesegretario federale del partito. Quando c'è da scegliere l'erede di Zaia, nel partito non esce fuori un altro nome. Vanno dritti su di lui, sin da subito. Non un civico, non un assessore uscente, non un imprenditore. Un politico a tutto tondo, cresciuto fra sezioni e feste, e infatti alla Pontida dei giovani, lo scorso 20 settembre, Salvini lo dà per candidato presidente quando ancora non c’era l’accordo con FdI e il resto del centrodestra. Dicono che Salvini un po' ci si riveda, proprio per il suo percorso così simile al suo. In realtà i toni di Stefani sono certamente meno urlati, ma per il Veneto, dopo l'esperienza poco demagogica e molto amministrativa di Zaia, era forse un prerequisito necessario per continuare su quel solco.