La scommessa campana premia Schlein. Non arriva la rimonta della destra
di Giovanna VitaleVince Elly Schlein che, per mettere in sicurezza il campo progressista in formato extralarge, ha dovuto rinunciare alla guida della Campania - ceduta al M5S – e scendere a compromessi con Vincenzo De Luca, l’uscente del Pd per nulla propenso a deporre le armi. Perde Giorgia Meloni che, in fondo a un indecoroso balletto di nomi, è arrivata tardi e male alla sfida regionale, imponendo a dispetto degli alleati uno dei suoi “fratelli” fra i più fedeli e ortodossi.
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Risultato? Il trionfo con più di 25 punti di scarto del grillino Roberto Fico certifica che la coalizione di centrosinistra, quando si organizza intorno a un candidato solido e a un programma credibile, non è solo competitiva: può sconfiggere la destra, senza neppure troppi patemi d’animo. A riprova che se l’unità delle forze di opposizione da formula teorica diventa metodo di lavoro, può attrarre e convincere gli elettori. Mentre all’opposto, la débâcle di Edmondo Cirielli – …
Vince Elly Schlein che, per mettere in sicurezza il campo progressista in formato extralarge, ha dovuto rinunciare alla guida della Campania - ceduta al M5S – e scendere a compromessi con Vincenzo De Luca, l’uscente del Pd per nulla propenso a deporre le armi. Perde Giorgia Meloni che, in fondo a un indecoroso balletto di nomi, è arrivata tardi e male alla sfida regionale, imponendo a dispetto degli alleati uno dei suoi “fratelli” fra i più fedeli e ortodossi.
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Risultato? Il trionfo con più di 25 punti di scarto del grillino Roberto Fico certifica che la coalizione di centrosinistra, quando si organizza intorno a un candidato solido e a un programma credibile, non è solo competitiva: può sconfiggere la destra, senza neppure troppi patemi d’animo. A riprova che se l’unità delle forze di opposizione da formula teorica diventa metodo di lavoro, può attrarre e convincere gli elettori. Mentre all’opposto, la débâcle di Edmondo Cirielli – oltre le previsioni più nere - rischia di incrinare il mito dell’imbattibilità della premier, mobilitata insieme all’intera squadra di ministri nell’assalto vano a Palazzo Santa Lucia.
Non si è vista la rimonta agognata dalla maggioranza di governo. Tra i due schieramenti, non c’è stata proprio partita. Numeri che, con lo scrutinio che conferma sostanzialmente i primi exit poll, confermano due cose: l’alleanza progressista, se non è improvvisata né contingente, funziona; sono le divisioni interne ad avvantaggiare gli avversari.
Non solo. Il partito di Schlein arriva davanti a tutti, consolida il suo primato e relega Giuseppe Conte al ruolo di comprimario pure qui, in uno dei suoi principali granai di consenso: partner indispensabile, ma non decisivo. Una doppia soddisfazione per la segretaria dem. Anche alla luce degli errori strategici commessi da Meloni: sapendo di partire svantaggiata, la presidente del Consiglio ha politicizzato il voto locale, puntando sul vento favorevole che spinge in alto Fratelli d’Italia a livello nazionale. Per lei, una sconfitta doppia.
Dopodiché, in attesa di capire quali saranno le ricadute sul piano politico, tutti dovranno riflettere su un dato: la gigantesca astensione, che si è mangiata oltre metà dell’elettorato. Nonostante gli appelli insistenti di entrambi i candidati e dei rispettivi leader nazionali, più di un campano su due ha disertato le urne. Voltando le spalle sia a Fico, sia a Cirielli. Una nota dolente pure per i vincitori.