Antonio Decaro sarà il prossimo governatore della Puglia. E questa non è una notizia: mai un’elezione era stata così scontata, per la forza del candidato – Decaro, mezzo milione di voti poco più di un anno fa alle europee – e per la fragilità dell’altro fronte. Non per colpa del povero Luigi Lobuono, ma per la serie di errori della coalizione che lo sosteneva, nonostante la Puglia sia una fucina della classe dirigente del governo Meloni.
Il punto, però, è la dimensione della vittoria. Decaro viaggia ben oltre il 60 per cento; il Pd, primo partito, e le sue liste civiche si avviano verso un risultato enorme. La Puglia per il centrosinistra è più che la nuova Emilia: è un modello possibile, un’esperienza da copiare.
Venti anni di governo premiati così dagli elettori. E la nascita di una figura, quella di Decaro, che ha vinto il braccio di ferro con i suoi due predecessori, Michele Emiliano e Nichi Vendola, imponendo la sua linea alla segreteria nazionale del Pd.
Ora si riaprirà ine…
Antonio Decaro sarà il prossimo governatore della Puglia. E questa non è una notizia: mai un’elezione era stata così scontata, per la forza del candidato – Decaro, mezzo milione di voti poco più di un anno fa alle europee – e per la fragilità dell’altro fronte. Non per colpa del povero Luigi Lobuono, ma per la serie di errori della coalizione che lo sosteneva, nonostante la Puglia sia una fucina della classe dirigente del governo Meloni.
Il punto, però, è la dimensione della vittoria. Decaro viaggia ben oltre il 60 per cento; il Pd, primo partito, e le sue liste civiche si avviano verso un risultato enorme. La Puglia per il centrosinistra è più che la nuova Emilia: è un modello possibile, un’esperienza da copiare.
Venti anni di governo premiati così dagli elettori. E la nascita di una figura, quella di Decaro, che ha vinto il braccio di ferro con i suoi due predecessori, Michele Emiliano e Nichi Vendola, imponendo la sua linea alla segreteria nazionale del Pd.
Ora si riaprirà inevitabilmente il dibattito sulla prospettiva nazionale di Decaro. È proprio ciò che la Puglia dovrà evitare. Il nuovo governatore ha rassicurato subito tutti: “Il Pd ha già un segretario”. Ribadisce di non aver alcuna intenzione di fare il segretario del partito né di guardare alle prossime politiche. La Regione ha bisogno di aggiustare alcuni guai: su tutti la sanità, con i dati vergognosi delle liste d’attesa che inchiodano chi ha governato alle proprie responsabilità. E poi bisogna riattivare spinte che negli ultimi anni si sono assopite: politiche giovanili, tutela del territorio, laboratori culturali. Legalità.
Resta infine il vero avversario di Decaro: l’astensionismo. Per la prima volta ha votato meno del 50 per cento degli aventi diritto (molto meno, il 41%). Non era mai successo. È colpa della disaffezione alla politica, di una campagna elettorale scialba anche per l’assenza di competizione. E, onestamente, pure dell’assenza delle «truppe cammellate»: spaventati dalle inchieste della magistratura, i compratori di voti si sono mossi con molta più cautela.
Infine: il centrodestra aveva provato a macchiare la storia di Decaro tirandolo dentro le inchieste di mafia che hanno toccato Bari ai tempi della sua amministrazione, indagini serissime, che hanno portato al commissariamento di due municipalizzate. Peccato che alcuni dei protagonisti di quelle vicende abbiano scelto, proprio stavolta, di portare consenso al centrodestra. Non è bastato. Anzi, forse è stato uno dei motivi della disfatta.