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In Veneto vince Stefani, ma il centrosinistra raddoppia i voti. Lega primo partito

(ansa)

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Il vincitore era previsto, e le prime conferme arrivano dagli exit poll: tra i 25 e i 30 punti di distacco tra chi è in testa e Manildo
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PADOVA – La vittoria di Alberto Stefani su Giovanni Manildo è stata ampia ed era ampiamente prevista. Il distacco tra i due candidati non è così mostruoso e bulgaro come la volta precedente, quando Luca Zaia era finito 60 (sessanta!) punti avanti al candidato di centrosinistra Arturo Lorenzoni. Il kung-fu panda Manildo, l’ex alpino già sindaco di Treviso, si fermerà intorno al trenta per cento e si può consolare pensando di aver comunque raddoppiato i voti della coalizione rispetto al 2020. Secondo le proiezioni di Opinio per la Rai Alberto Stefani (Lega) è al 62,9% contro il 30,4% del candidato civico del campo largo. Un trenta per cento che “sarebbe un punto di partenza per fare un'opposizione combattiva”, ha commentato il dem Andrea Crisanti.

Ma naturalmente tut…

PADOVA – La vittoria di Alberto Stefani su Giovanni Manildo è stata ampia ed era ampiamente prevista. Il distacco tra i due candidati non è così mostruoso e bulgaro come la volta precedente, quando Luca Zaia era finito 60 (sessanta!) punti avanti al candidato di centrosinistra Arturo Lorenzoni. Il kung-fu panda Manildo, l’ex alpino già sindaco di Treviso, si fermerà intorno al trenta per cento e si può consolare pensando di aver comunque raddoppiato i voti della coalizione rispetto al 2020. Secondo le proiezioni di Opinio per la Rai Alberto Stefani (Lega) è al 62,9% contro il 30,4% del candidato civico del campo largo. Un trenta per cento che “sarebbe un punto di partenza per fare un'opposizione combattiva”, ha commentato il dem Andrea Crisanti.

Ma naturalmente tutta l’attenzione è ora concentrata su due dati, ovvero la competizione interna al centrodestra tra Fratelli d’Italia e Lega e il numero di preferenze personali raccolte dal governatore uscente Zaia, che aveva minacciato: “Se per qualcuno sono un problema, vedrò di essere un problema”. Un riferimento a quanti, dentro FdI, avevano posto il veto a una sua lista civica, ma forse anche un messaggio a chi nel suo stesso partito, vedi Salvini, era sospettato di aver fatto solo una battaglia di facciata contro il divieto di terzo mandato.

La battaglia per la pole position la vince la Lega con un risultato intorno al 36% e il partito della premier al 18,8%, FI al 6%. Il Pd al 17%, Avs al 4,6% e il M5s 2,6%. Il coordinatore di FdI in Veneto, Luca De Carlo, la considera una discussione “stucchevole” quella sul derby interno alla coalizione: “Chi sarà preponderante all'interno non è un problema”. Stesso commento del sottosegretario leghista Andrea Ostellari, il primo a presentarsi ai giornalisti nell’hotel che a Padova ospita il comitato elettorale di Stefani.

Il vero dato choccante, che nessuno si aspettava così grave, è stato l’astensionismo record. I primi numeri indicano un’affluenza inferiore al 45%, un dato preoccupante pur tenendo conto che il 61% della volta scorsa era dovuto in parte all’abbinamento con il referendum sul taglio dei parlamentari.

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